11 Ottobre Ott 2018 1645 11 ottobre 2018 Aggiornato il 06 novembre 2018

Perché i requisiti della pensione quota 100 penalizzano le donne

Tito Boeri lo ha denunciato in parlamento (e non solo): la riforma consente di lasciare il lavoro prima e con l'assegno intatto, ma quasi esclusivamente agli uomini.

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L'ultima denuncia è arrivata da uno che di pensioni se ne intende, il presidente dell'Inps Tito Boeri. Il quale, prima durante un'audizione in commissione Lavoro alla Camera dei deputati, ha osato dire che gli interventi, allora solo ipotizzati dal governo M5s-Lega e poi diventati realtà con l'approvazione da parte del governo della legge di bilancio, per superare la legge Fornero «sono a vantaggio degli uomini, dei redditi alti e dei lavoratori pubblici e penalizzano fortemente le donne». Attirandosi così le ire del ministro dell'Interno Matteo Salvini, che lo ha invitato a dimettersi e a candidarsi alle prossime elezioni, chiedendo il voto per «mandare la gente in pensione a 80 anni». Poi, il 5 novembre 2018, durante un convegno dedicato proprio all'universo femminile, Boeri ha rincarato la dose denunciando «un segnale di maschilismo» da parte di un governo poco attento alle problematiche delle donne. L'uguaglianza di opportunità si può realizzare «nel momento in cui ci sarà maggiore presenza femminile sul lavoro e invece in Italia si continua a ragionare su questi aspetti promuovendo semmai la partecipazione delle donne al 'non' lavoro». Allo stesso tempo, senza una proroga ad hoc, finora sempre presente con un finanziamento specifico nelle ultime leggi di bilancio, potrebbe saltare il congedo 'lungo' di paternità (faticosamente arrivato negli ultimi anni fino ad un massimo 5 giorni), «uno strumento molto importante per promuovere un'uguaglianza di opportunità». Ma come stanno davvero le cose? Boeri ha spiegato che le donne, spinte a uscire in anticipo dal mondo del lavoro con Opzione donna dunque con un taglio consistente della loro pensione, sarebbero addirittura «beffate», perché la cosiddetta quota 100 consentirà agli uomini di andare in pensione prima e con l'assegno intatto.

LA QUOTA 100 INTERESSA PER IL 90% UOMINI

Le statistiche dell'Inps, d'altra parte, parlano chiaro. La platea per quota 100, sulla base dei criteri ipotizzati finora dall'esecutivo, interessa per il 90% uomini, che potrebbero andare in pensione a 62 anni di età e 38 di contributi senza alcuna decurtazione. Come spiegato da Francesca Barbieri sul Sole 24 Ore, infatti, la riforma richiede una quantità elevata di contributi versati, che difficilmente le lavoratrici riescono a maturare al compimento dei 62 anni d'età. Soprattutto perché, rispetto agli uomini, si fanno maggiormente carico della cura dei bambini o dei genitori anziani durante la loro vita. Su 9,3 milioni di assegni della gestione previdenziale Inps, 5,2 milioni sono destinati agli uomini e 4,1 milioni alle donne. Le donne, inoltre, riescono a guadagnare il diritto alla pensione solo raggiungendo il limite d'età previsto per la pensione di vecchiaia (che nel 2019 sarà di 67 anni), molto difficilmente prima, proprio a causa di carriere contributive discontinue. Se si stringe il campo alla sola pensione di anzianità, il divario con gli uomini aumenta ancora di più. Su un totale di 3,36 milioni di pensioni, gli assegni riservati alle donne sono infatti meno di 1 milione. Permangono inoltre forti differenze territoriali. Il tasso di occupazione femminile si attesta al 49% in Italia, rispetto al 67% degli uomini. Ma al Nord sono occupate sei donne su dieci, al Sud tre su dieci.

Le donne possono aspettare, a quanto pare

Ma dobbiamo davvero stupirci se nel contratto di governo le donne sono considerate solo lavoratrici-pensionande e mamme? Assolutamente no. E il motivo non riguarda solo la rappresentanza di genere della riunione al Pirellone: riguarda i programmi presentati per le elezioni politiche . Torniamo un attimo ai documenti di Lega e M5S pubblicati sul sito del Ministero dell'Interno.

L'IPOTESI DI UNO SCONTO CONTRIBUTIVO LEGATO AI FIGLI

Opzione donna, prorogata dalla legge di bilancio, offre alle donne la possibilità di uscire dal mondo del lavoro con 57-58 anni di età anagrafica e 35 di contributi. Ma l'assegno, a differenza di quanto previsto dalla quota 100, viene interamente calcolato con il metodo contributivo. E nella misura in cui le pensioni sono legate ai salari, le differenze di carriera che spesso avvantaggiano gli uomini rischiano di creare ulteriori disparità a danno delle donne anche al termine della loro attività lavorativa. Di fronte a questa situazione Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia, nei giorni precedenti all'approvazione della legge di bilancio, ha proposto di correggere il meccanismo della quota 100 con un emendamento a favore delle donne. In concreto, si tratterebbe di offrire uno sconto contributivo di un anno per ogni figlio, pur mantenendo fermo il limite dei 62 anni d'età. «Questa misura», ha detto Carfagna, «esiste in altri Paesi europei e non costituisce un beneficio o un vantaggio economico, ma il riconoscimento della maternità e del lavoro di cura svolto dalle donne. Se servirà una mobilitazione trasversale tra i partiti, rivolta soprattutto alle tante colleghe parlamentari sensibili al tema della parità sostanziale tra uomini e donne nel mondo del lavoro, la organizzeremo».

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