11 Ottobre Ott 2018 1729 11 ottobre 2018 Aggiornato il 12 ottobre 2018

I tweet omofobi e sessisti di Enrico Esposito, nello staff di Di Maio

«Mignotte in quota rosa», «Ricchioni»: vengono a galla le dichiarazioni vergognose del vice capo dell'ufficio legislativo del Mise. Lui nega. Ma la Biancofiore annuncia querela.

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Enrico Esposito Tweet

Tweet offensivi, sessisti e omofobi contro donne, gay, transessuali: sono quelli pubblicati dal 2013 in poi sul profilo di Enrico Esposito, avvocato e nominato vice capo dell'ufficio legislativo del Ministero dello Sviluppo Economico da Luigi Di Maio. Sono stati scovati da L'Espresso e ripresi sui social dal deputato del Pd Emanuele Fiano: «Il vicecapo del legislativo del Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato tweet indecorosi e offensivi ci chiediamo quanto il vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio attenderà ancora per prendere provvedimenti». Mauro Munafò su L'Espresso li definisce «tweet della vergogna» per un uomo, ex compagno di università di Di Maio a Napoli che percepirà uno stipendio da 65 mila euro annui dal governo. Dopo l'articolo uscito l'11 ottobre, Esposito ha oscurato la propria pagina Twitter - si sarà vergognato, con ragione - dove ora i suoi cinquettii sono «protetti», ma gli screenshot, pubblicati anche da Fiano, cantano.

«UNA MIGNOTTA IN QUOTA ROSA»

«Non c'è modo migliore di onorare le donne mettendo una mignotta in quota rosa», scriveva gentilmente della parlamentare Michaela Biancofiore. Sempre sulle quote rosa: «Sono contento delle quote rosa alla Camera, almeno le leviamo dalla strada» Sulla moralità della showgirl Melissa Satta e alcune tecniche per distinguere i veri uomini «dai ricchioni». Ancora sull'omosessualità: «Dolce & Gabbana chiusi per indignazione, ma si puà sempre entrare dal retro». Poi un attacco insensato a Vladimir Luxuria: «In un Paese normale va in galera, non in parlamento». Luxuria ha risposto su Twitter di aver scoperto solo oggi delle affermazioni di Esposito nei suoi confronti: «Non ho rubato, non ho corrotto, quale reato mi contesta?».

LA SUA GIUSTIFICAZIONE: «ERANO TWEET SATIRICI»

Dopo gli attacchi dal Pd - in particolare quelli di Fiano e Maria Elena Boschi («Affermazoni vergognose, impossibile che Di Maio e il M5s non sapessero, visto quanto tempo dedicano ai social») Esposito si è difeso sostenendo che fosse tutto un bluff: «Chi mi conosce sa benissimo che nella mia vita ho sempre avuto la passione per la satira e per il black humor» e in quel periodo «avevo creato un personaggio radiofonico che impersonava il mio alter ego razzista, omofobo, sessista e antimeridionale (proprio io, che sono napoletano!)». Insomma, sostiene lui, era tutto uno scherzo postato su Twitter «per promuovere il nostro programma radiofonico satirico». Dichiarazioni che lasciano molti dubbi.

Oggi ho provato sulla mia pelle cosa significa finire nel vortice della macchina del fango e pagarne il prezzo delle...

Geplaatst door Enrico Esposito op Donderdag 11 oktober 2018

MA LA BIANCOFIORE ANNUNCIA QUERELA

Intanto, una dei bersagli social di Esposito, la deputata di Fi Michaela Biancofiore ha annunciato di voler procedere per vie legali: «Dopo aver appreso dal settimanale L'Espresso dei vergognosi insulti nei confronti della mia persona da parte di un signore che non conosco e che non ho alcun piacere a conoscere, tale Enrico Esposito, vice capo legislativo del Mise guidato da Luigi Di Maio, ho dato mandato al mio legale, avvocato Paolo Fava, di procedere civilmente per la diffamazione perpetrata nei miei confronti». Nella nota prosegue: «Non lascio infangare la mia onorabilità nota per altro a tutto il mondo politico e ai miei elettori, da un piccolo uomo che fa del trivio e dell'insulto il suo vivere quotidiano dimostrando odio e livore nei confronti del prossimo. Ringrazio Maria Elena Boschi per il post di solidarietà nei miei confronti e anche il ministro Fraccaro, al quale ho consigliato però di far allontanare questo tizio dalle istituzioni del nostro Paese, che non è degno di rappresentare in alcun modo. I Cinque stelle sarebbe bene prendessero distanza da tutti gli infangatori di professione che affollano i nostri social».

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