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#MeToo

10 Ottobre Ott 2018 1552 10 ottobre 2018 Aggiornato il 17 ottobre 2018

Il #MeToo travolge L'India, media e politica sotto accusa

Partito dalle denunce via Twitter di una giornalista, il movimento si sta espandendo nelle redazioni e a Bollywood. Si dimette il viceministro degli Esteri.

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Me Too India Bollywood

Il movimento #MeToo è arrivato in India, ed è già diventato un caso nazionale. Numerose donne hanno denunciato di aver subito gravi molestie sessuali da parte di comici, giornalisti, attori e registi, come già successo negli States. Ma, a differenza degli Usa, il movimento femminista indiano non è nato da un'inchiesta giornalistica, tantomeno giudiziaria. Le donne, sfiduciate dal sistema legale del paese, si sono affidate ai social network (Twitter soprattutto) per raccontare gli episodi di violenza sessuale.

SI DIMETTE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI

Lo scandalo ha messo all'angolo i più influenti uomini di potere, dal mondo dello spettacolo all'editoria, fino a toccare la politica. Si è dimesso dal suo incarico di viceministro agli Esteri l'ex editore M. J. Akbar. Il ministro ha spiegato di avere scelto di farsi da parte per affrontare da semplice cittadino la battaglia legale contro le falsità e le accuse scatenate nei suoi confronti da una ventina di giornaliste che hanno denunciato di avere subito molestie e tentativi di approcci sessuali, quando Akbar era un potente editore. Lunedì 15 ottobre Akbar, appena rientrato da un viaggio di Stato in Africa, si era dichiarato innocente, e aveva annunciato una querela contro Priya Ramani, la prima giornalista che ha fatto il suo nome in un tweet, dando il via a una valanga di denunce da parte delle altre colleghe.

LE REDAZIONI COSTRETTE A INTERVENIRE

Se #MeToo ha avuto una forte risonanza mediatica in India, il merito va sicuramente alle semplici giornaliste. I potenti dirigenti editoriali, i capiredattori e molti autori sono invece sotto accusa. Come ha affermato la redattrice del quotidiano The News Minute Dhanya Rajendran, intervistata dalla conduttrice della BBC Divya Arya, «sono state fatte così tante denunce di violenza sessuale all'interno delle redazioni che perfino i grandi gruppi editoriali hanno realizzato quanto sia sbagliato e che qualcosa deve essere fatto». La giornalista ha poi aggiunto che «è solo l'inizio, il primo passo affinché le donne possano vivere in un ambiente di lavoro tranquillo e sicuro».

I GIORNALISTI SUL BANCO DEGLI IMPUTATI

Le accuse all'industria dell'informazione hanno messo a dura prova la credibilità dei giornalisti, chiamati non solo a riportare le denunce nei loro confronti, ma a risponderne direttamente. Una delle maggiori testate indiane ha promesso di aprire un'inchiesta dopo che sette donne, dipendenti del quotidiano, hanno accusato il capo redattore di averle aggredite sessualmente. Un'altra testata editoriale, invece, ha annunciato che uno dei capi redattori si è dimesso dal suo incarico in seguito alle dichiarazioni di molestie sessuali arrivate via Twitter. «Ci sono sempre state voci intorno alle redazioni circa cattivi atteggiamenti da parte dei capi redattori nei confronti delle colleghe, di molestie giusticate da un abuso di potere. Ora la situazione sta diventando diventando complessa», ha affermato la giornalista della BBC Geeta Pandey. Dopo questi scandali, molte altre donne dell'informazione si sono fatte avanti, raccontando le loro storie di abusi, alcune successe anni fa.

IL #METOO COLPISCE ANCHE BOLLYWOOD

Dopo gli scandali che hanno stravolto lo star system americano, il fenomeno del #MeToo si è ripetuto sul red carpet di Bollywood. A settembre, un'accusa di violenza sessuale è stata lanciata dall'attrice Tanushree Dutta contro la star Nana Patekar. La denuncia ha suscitato l'indignazione dell'intera industria dello spettacolo. Patekar, in sua difesa, ha ripetuto di non aver mai aggredito sessualmente la ragazza e ribattuto che «si tratta soltanto di una bugia». Il 6 ottobre, l'HuffPost India ha pubblicato un'inchiesta in cui viene accusato il regista Vikas Bahl di aggressione sessuale nel 2015 ai danni di un membro del suo staff (la donna ha chiesto l'anonimato). Il quotidiano ha affermato che, nonostante tutti sapessero dello stupro commesso da Bahl, nessuno dei suoi colleghi ha denunciato l'accaduto.

E ADESSO?

Fino ad ora la forza di questo #MeToo è sembrata meno dirompente rispetto al movimento americano. Si può parlare principalmente di una bolla informativa, nata con Twitter, ma ancora non arrivata dentro le aule dei tribunali - benché le prove e le testimonianze delle accusatrici siano numerose e le difese degli accusati fragili. Le donne del #MeToo hanno paura di denunciare gli aggressori, ricchi e potenti. Il timore più grande è di ricevere a loro volta denunce per diffamazione o peggio, di non riuscire a dimostrare le violenze subite di fronte ad un giudice. Ma nei piani alti della politica qualcosa si muove. Maneka Ghandi, ministra della condizione femminile, rispondendo all'agenzia di stampa Ani si è detta «molto felice che la campagna #MeToo in India sia partita», per poi invitare le donne «a riportare qualsiasi tipo di violenza, anche avvenuta in passato». «Se dovete denunciare - ha fatto sapere la ministra - la strada è aperta».

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