28 Settembre Set 2018 1035 28 settembre 2018

Eleonora Forenza: «Così lotto contro violenza maschile e fascismo»

L'eurodeputata è stata aggredita da CasaPound al corteo di Bari anti-Salvini. E ora dice: «Il governo crea paura e odio. Assieme a "Non Una di Meno" lo contrasteremo con ogni forza».

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Eleonora Forenza Aggressione Bari Casapound

Un'ondata di rabbia che non intende arrestarsi. Con atti di violenza nei confronti dei migranti e di chi lotta contro le ingiustizie. È il clima di tensione che sta respirando l'Italia e che ha coinvolto, suo malgrado, anche Eleonora Forenza, europarlamentare della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica (Gue-Ngl) e dirigente nazionale del Partito della Rifondazione Comunista . Assieme e a due membri del suo staff è stata vittima degli scontri dopo il corteo antirazzista "Mai con Salvini-Bari non si lega", avvenuto venerdì 21 settembre 2018 a Bari. I manifestanti sono stati assaliti da un gruppo di militanti di CasaPound, proprio vicino alla loro sede di via Eritrea. Forenza ha raccontato a LetteraDonna.it cos'è accaduto e quali sono, secondo lei, i fattori che stanno favorendo questo periodo di forte fibrillazione sociale.

DOMANDA. Può raccontarci cosa è successo a Bari subito dopo la manifestazione antifascista?
RISPOSTA. La manifestazione era appena terminata, io e il mio collaboratore Antonio Perillo e un altro attivista, Claudio Riccio, stavamo camminando lungo via Crisanzio che collega il quartiere Libertà con il Palazzo Ateneo, nel cui parcheggio avevamo le nostre macchine. Ci siamo fermati lungo la strada dopo aver incontrato una ragazza italiana ma di origine etiope che, anche in virtù del colore della sua pelle, aveva paura ad attraversare la strada, perché presidiata da militanti fascisti di CasaPound.

Voi cosa avete fatto?
Ci siamo offerti di tenerle compagnia, di tranquillizzarla, in attesa che si calmasse la situazione. Pochi secondi dopo abbiamo visto alcune persone staccarsi da questo assembramento di 30 persone che c’era su via Eritrea e venire nella nostra direzione. Tengo a precisarlo perché noi non ci siamo mai avvicinati alla sede di CasaPound, né abbiamo organizzato una spedizione, come qualcuno di CasaPound ha affermato in maniera stupefacente.

Poi?
Queste persone hanno cominciato a minacciarci, ci hanno seguito lungo via Crisanzio mostrandoci catene, guanti tirapugni e mazze, gridando in dialetto barese che quello era il loro territorio e che dovevamo allontanarci da lì. Il risultato di questo assalto sono stati due feriti in modo significativo. Questa è stata l’aggressione squadrista, non c’è altro modo per definirla, che abbiamo vissuto a Bari nel 2018.

Le strade attorno alla sede del movimento di estrema destra erano presidiate dalle camionette della polizia?
No. Il corteo era completamente presidiato, mentre non c’erano forze dell’ordine a vigilare che dalla sede di CasaPound non partissero aggressioni, come poi purtroppo è successo.

Come avete reagito?
Abbiamo fatto denuncia in questura in relazione ai fatti accaduti e ci hanno detto che sono abbastanza fiduciosi sul fatto che potremo identificarli, perché ci sono delle telecamere nella zona in cui abbiamo subito l’aggressione.

«Salvini e il governo hanno responsabilità enormi per queste violenze. Le sedi fasciste di CasaPound andrebbero chiuse»

Secondo la mappa interattiva delle aggressioni fasciste, realizzata dal collettivo antifascista bolognese Infoantifa Ecn, CasaPound è responsabile di più della metà dei casi. Quanto il governo attuale favorisce questi comportamenti?
Il governo li favorisce in due modi. Il primo è attraverso la retorica dell’invasione e la creazione di un clima di paura e di odio. Tutto questo chiaramente fa sentire determinati soggetti legittimati ad agire.

E l'altro modo?
I rapporti del ministro dell’Interno e CasaPound. Sul mio profilo Twitter ho pubblicato una fotografia in cui sono ritratti a cena insieme l’attuale ministro dell’Interno, il fondatore di CasaPound Gianluca Iannone e il segretario attuale Simone Di Stefano. Insieme a loro c’era anche l’amministratore della Pivert, il marchio di abbigliamento legato a CasaPound, che Matteo Salvini ha indossato allo stadio. Il governo ha delle responsabilità enormi e, dal mio punto di vista, le sedi fasciste andrebbero chiuse. Le sedi di CasaPound vanno chiuse.

Esistono femminismi di destra, come l’associazione Evita Perón di Forza nuova, che si battono per un rilancio della figura della donna come madre in un'ottica di complementarità con l'uomo. Quali sono i fattori che favoriscono l’emergere di questa consapevolezza nella donna di oggi?
Io non credo affatto che la consapevolezza possa consistere nell’esaltare il ruolo classico della donna-madre. Onestamente ho difficoltà a chiamare femminismo una lettura di questo tipo. Io credo che in Italia ci sia un grande e importante movimento femminista che si chiama "Non Una di Meno", un movimento mondiale che nasce in Argentina e che in Italia è molto forte. Questo movimento unisce la lotta contro la violenza maschile con quella al fascismo. È questo il punto di riferimento oggi per combattere contro patriarcato e fascismo.

Sabato 22 settembre era attesa a Roma alla Casa delle Donne Lucha y Siesta per l’incontro organizzato dal movimento Non Una di Meno "Le città femministe esistono e resistono", dedicato ai luoghi delle donne, oggi purtroppo sempre di più a rischio chiusura. Durante l’incontro sono emersi forti timori nei confronti del ddl Pillon, sulle regole per l’affido dei figli. Lei cosa ne pensa? Ci sono degli “effetti collaterali” da temere?
Sarei stata presente all’assemblea del 22 settembre se non avessi dovuto passare la nottata in ospedale e poi la giornata in questura. Quello di Pillon è un disegno di legge gravissimo che credo riporterebbe questo Paese indietro almeno di 30 anni. Le donne riunite in Assemblea alla Casa delle Donne Lucha y Siesta hanno giustamente pensato a una giornata di mobilitazione contro il provvedimento.

«Le frasi di Pillon contro l'aborto sono l'ennesimo attacco alla legge 194. La risposta del movimento femminista sarà fortissima»

In un'intervista a La Stampa Pillon ha dichiarato: «Impediremo alle donne di abortire». Vuole fare un commento a questa dichiarazione?
È una frase molto grave. È l’ennesimo attacco alla legge 194 e a quello che tutela, cioè la salute delle donne e la libertà di scelta sulla riproduzione. In questo Paese c’è purtroppo un boicottaggio stressante alla legge 194, fatto anche di una presenza massiccia di obiettori negli ospedali pubblici. Troppo spesso si garantisce il diritto all’obiezione ma non il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza in condizioni di sicurezza per la salute della donna. Credo che la risposta del movimento femminista sarà fortissima, sono già in programma delle mobilitazioni nel mese di novembre che sostengo con tutte le mie forze.

A maggio 2018 è stata in Argentina per sostenere la mobilitazione che chiedeva l’approvazione della legge per la legalizzazione dell’aborto. Che idea si è fatta di quella realtà femminista?
Innanzitutto di un movimento femminista che ha un forte radicamento popolare. Soprattutto nelle classi sociali che più stanno pagando il prezzo della situazione di crisi, che il Fondo monetario internazionale e il governo Macri hanno determinato in Argentina. È un femminismo capace di costruire delle forme di economia popolare, di solidarietà e mutualismo. È una marea femminista che ha determinato il fatto che prima si raccogliessero le firme per la legge di iniziativa popolare, che ha poi favorito che venisse approvata alla Camera. Purtroppo non sono riuscite a vincere al Senato, ma non hanno alcuna intenzione di arrendersi. Sono certa che continueranno in questa battaglia, a cui esprimiamo tutta la nostra vicinanza e sorellanza.

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