19 Settembre Set 2018 1405 19 settembre 2018

Il ddl Pillon nasconde un conflitto di interessi?

Il senatore leghista oltre a essere avvocato, è anche mediatore familiare. Così, da Forza Italia, si accende l'ennesima polemica sul discusso ddl.

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Pillon Conflitto Interessi

Nuove scintille sul disegno di legge che introduce l'affido condiviso dei figli piccoli dei genitori divorziati: alle barricate annunciate dal Pd, si aggiunge la polemica sul conflitto di interessi che potrebbe avere il senatore leghista Simone Pillon, primo firmatario del contestato provvedimento. «Nel ddl vuole rendere obbligatoria (e a pagamento) la mediazione familiare. E lui fa proprio il mediatore», denuncia L'Espresso. «La proposta del senatore Pillon, oltre ad essere un autentico obbrobrio giuridico, si profila come un gigantesco conflitto di interessi. Pillon è avvocato e mediatore familiare e sul sito del proprio studio legale pare venga annunciata una imminente modifica del codice civile con l'introduzione dell'obbligatorietà del mediatore familiare», ha affermato in una nota anche l'esponente di Forza Italia Francesco Maria Giro. Pillon, dalla sua, ha replicato alle critiche: «Ho studiato la mediazione per comprendere meglio i conflitti familiari, ma mai ho esercitato tale professione». E aggiunto: «Il mio studio mai ha offerto e mai offrirà mediazione. Sfido chiunque a trovare un solo cliente seguito per questo». Una smentita che però non convince Forza Italia. Intanto al Senato la discussione sul provvedimento rallenta e nessuno, né Forza Italia critica su alcuni aspetti, né gli alleati a 5 stelle, sembrano preoccuparsi spingendo per un'accelerata. Il provvedimento incardinato la scorsa settimana in commissione Giustizia non è stato discusso il 17 settembre: i partiti hanno presentato un lungo elenco di esperti da sentire, da magistrati a psicologi alle associazioni di madri e padri separati. Ma se ne riparlerà la prossima settimana.

LE DONNE SI OPPONGONO AL DDL

«Le audizioni chieste dal Pd sono 27. Vediamo quante saranno ammesse», ha spiegato Monica Cirinnà, senatrice del Pd sul piede di guerra, che vede nel ddl «una visione ideologica e antica della famiglia». «Questo ddl è completamente da rigettare. Faremo le barricate in commissione», ha detto in una conferenza stampa al Senato. Accanto ha la numero due di Palazzo Madama Anna Rossomando e la senatrice Francesca Puglisi che sfida le donne di governo, in primis quelle M5s: «Ripensateci e opponetevi al ddl Pillon». A sinistra non convince «l'infinita serie di obblighi economici previsti nel ddl» e spesso «a carico soprattutto delle madri», oltre alla cancellazione dell'assegno di mantenimento che mette a rischio quelle che non lavorano. Ma anche la cosiddetta «bigenitorialità perfetta» con i «tempi paritetici di frequentazione» dei figli sembra anacronistica.

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