13 Settembre Set 2018 1744 13 settembre 2018

Le reazioni delle deputate donne al Ddl Pillon

Maschilista, penalizza la libertà femminile e mina l'equilibrio dei minori. Da Mara Carfagna a Monica Cirinnà, il parere sul disegno di legge sull'affido condiviso è unanime.

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Sul discusso disegno di legge per l'affido condiviso il Movimento 5 stelle ci ha ripensato e ha imposto all'alleato leghista Simone Pillon - principale firmatario - una pausa di riflessione. «Su alcuni punti del ddl non c'é una visione univoca tra noi e la Lega», hanno spiegato i pentastellati al Senato. E dal capogruppo Stefano Patuanelli è arrivato lo stop al provvedimento targato Lega-M5s, contestato da opposizione e da associazioni antiviolenza. Ne ha scritto anche Luisa Rizzitelli su LetteraDonna, definendolo «maschilista» e «culturalmente arretrato», così come l'associazione D.i.R.E l'ha apostrofato come «antiquato e inadatto», oltre ad aver indetto a Roma una manifestazione contro il ddl. La proposta di Pillon prevede di modificare non solo l'affido condiviso dei figli di genitori separati, ma anche il mantenimento diretto, con cancellazione dell'assegno, e la «bigenitorialità», per arrivare nelle intenzioni a una parità tra i coniugi. Mentre il M5s ha chiesto quidi un approfondimento, il Pd ritiene invece il ddl «non emendabile» e vuole che sia ritirato subito. Le donne dem dell'associazione TowandaDem hanno scritto alle colleghe della maggioranza per chiedere di fermare il ddl. «Vogliamo dire basta alla retorica sui padri separati, che nella narrazione pubblica sono le uniche vittime e in stato di povertà. Nella separazione è tutto il nucleo familiare che si impoverisce. Ma le donne molto spesso 'non dicono', non denunciano la violenza economica e psicologica che subiscono nella separazione», si legge nella lettera rivolta alle colleghe della maggioranza. Ma non sono solo le donne del Pd a chiederne il ritiro.

PAOLA BOLDRINI

Secondo la senatrice del Pd Paola Boldrini «alcuni esponenti di questa maggioranza hanno il chiaro obiettivo di riportare indietro nel tempo le lancette della storia. Vogliono relegare le donne in una condizione di subalternità, limitando loro la libertà individuale». Per la senatrice si tratta di «un obbrobrio giuridico inattuabile», perché «con l'introduzione del principio di bigenitorialità proposto da Pillon non solo non si tiene conto dell'interesse superiore del minore, che rischia di vedere minato il proprio equilibrio e la propria stabilità, ma si vuole sdoganare uno strano concetto di parità tra genitori attraverso l'eliminazione degli assegni di mantenimento», sostiene Boldrini. Aggiungendo che «forse il sen. Pillon ignora che nella coppia, tendenzialmente, è la madre il coniuge più debole perché nel nostro paese solo una donna su tre con figli lavora».

MARA CARFAGNA

Dello stesso parere anche la vice presidente della Camera e deputata di Forza Italia Mara Carfagna: «Mi conforta che la maggioranza abbia deciso di rimettere in discussione il disegno di legge in materia di affido condiviso presentato da Simone Pillon. È giusto riconoscere i diritti di entrambi i genitori, ma prima vengono quelli dei minori. Abolire per legge l'assegno di mantenimento per i figli non fa i conti con realtà del Paese: in Italia soltanto una madre su tre lavora, in alcune aree del Mezzogiorno la percentuale è ancora più bassa». Per Carfagna «questa sproporzione andrebbe a danno del benessere dei bambini».

MONICA CIRINNÀ

Agguerrita contro il ddl Pillon anche Monica Cirinnà: «Il disegno di legge sul cosiddetto 'affido condiviso' è un testo che, purtroppo con un titolo che suona positivo, rischia in realtà di riportare indietro l'Italia di 50 anni ed è pericoloso per le madri, per i figli e per tutti i padri seri e responsabili». La senatrice del Pd, in Commissione Giustizia, ha annunciato la volontà di opporsi a «un testo di legge retrivo e liberticida, che stravolge il diritto di famiglia».Cirinnà sottolinea, come Carfagna e Boldrini, che le spese del ddl le pagherebbe la madre, che in Italia lavora solo in un caso su tre e sostiene che «con la pretesa della bigenitorialità perfetta, c'è la previsione che i figli, di qualunque età, siano costretti a spostarsi tra le case dei due genitori, con evidente rischio per il loro sviluppo psicologico». Per la senatrice inoltre «non c'è alcuna motivazione giuridica alla base di questo testo normativo visto che già oggi, a legislazione vigente quasi il 90 per cento delle separazioni con figli avvengono in affido condiviso, senza l'assurda penalizzazione delle donne che questa proposta vorrebbe, limitando di fatto la loro libertà. Il vero motivo ispiratore del testo è nella visione antistorica del ritorno ad una mentalità maschilista, retriva e patriarcale volta a schiacciare le donne sui ruolo moglie-madre senza alcuna autonomia».

LUCIA ANNIBALI E FRANCESCA PUGLISI

Anche per la deputata del Partito democratico Lucia Annibali il ddl Pillon sull'affido condiviso «è maschilista, colpisce le donne più deboli e non guarda al supremo interesse del minore. Una legge che rischia di intrappolare le donne in relazioni violente, con grave rischio per la loro incolumità e per quella dei loro figli. Va fermato», ha scritto in un tweet. Anche per responsabile infanzia dem Francesca Puglisi «fa carta straccia del diritto di famiglia e dei diritti dei bambini e delle bambine». E ha lanciato un appello «ai parlamentari, agli uomini e alle donne di tutti gli schieramenti, soprattutto a coloro che hanno storie di separazioni e divorzi alle spalle», affinché non facciano passare il testo. Un 'no' che a questo punto si prospetta trasversale.

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