26 Luglio Lug 2018 2044 26 luglio 2018

Virginia Raggi chiude la Casa internazionale delle donne

Il Comune di Roma ha revocato la concessione al luogo storico che dal 1992 accoglie le donne romane. A nulla sono serviti gli appelli delle femministe.

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Casa Internazionale Delle Donne Di Roma

La chiusura era annunciata da tempo, ma si pensava anche che per lo storico luogo delle donne romane si sarebbe trovata una soluzione. E invece la giunta Raggi ha fatto quello che nessuno dei suoi predessori aveva osato. E ha comunicato la revoca d'ufficio della concessione. Il Campidoglio infatti ha reso noto che, dopo un attento esame della documentazione di spesa fornita dal Consorzio Casa Internazionale delle Donne di Roma nel cuore di Trastevere, è emerso che le fatture si riferiscono ad una serie di spese, complessivamente pari a circa 300 mila euro, che gli uffici del Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale hanno valutato come non pertinenti ai fini di scomputo del debito. L'esito è stato al centro di un incontro tra gli assessorati al Patrimonio e Politiche Abitative, alla Persona, Scuola e Comunità Solidale e a Roma Semplice e le rappresentanti del Consorzio Casa Internazionale delle Donne, moroso di quasi 900 mila euro nei confronti del Comune.

CANONE ABBATTUTO DEL 90%

Il comune di Roma ha spiegato in una nota che «La soluzione della rimodulazione del canone al ribasso, richiesta dal Consorzio, non può trovare accoglimento, dal momento che il Consorzio gode di un canone abbattuto già del 90% rispetto al valore di mercato. Tale forte investimento da parte del Comune, traducibile in un contributo al progetto di 790 mila euro all'anno, non trova casi analoghi nella città. Lo sconto per le altre realtà concessionarie è infatti pari all'80%. L'Amministrazione ha presentato al Consorzio una serie di soluzioni fattive e legalmente percorribili, fra cui quella di una garanzia bancaria per il rientro del debito e lo spostamento di alcuni servizi erogati nelle periferie. Il Consorzio ha però bocciato queste proposte».

CONCESSIONE REVOCATA D'UFFICIO

La stessa nota annuncia la revoca della concessione. «In mancanza di soluzioni alternative e a causa dell'impossibilità del Consorzio di far fronte alle spese e al saldo delle precedenti rateizzazioni del debito, la concessione sarà revocata d'ufficio. Roma Capitale resta comunque in attesa che il consorzio formuli e invii una proposta di transazione. In linea con quanto previsto dalla mozione votata dall'Assemblea Capitolina, l'Amministrazione si impegna a tutelare e rilanciare del progetto della Casa Internazionale della Donna, che continuerà ad essere un punto di riferimento importante per la città fino alle periferie, avvalendosi anche della lunga ed importante esperienza svolta nel complesso del Buon Pastore fino ad oggi. L'obiettivo è configurare un polo multifunzionale a beneficio di tutte le donne».

LA STORIA DELL'EDIFICIO AL CENTRO DI ROMA

La Casa Internazionale delle Donne di Roma, è situata nel complesso monumentale già denominato Buon Pastore (fin dal ‘600 adibito a reclusorio femminile), destinato nel 1983 a - finalità sociali, con particolare riguardo alla cittadinanza femminile. Nel 1987 Il Movimento Femminista Romano, a seguito dello sfratto dalla Casa delle Donne di Via del Governo Vecchio - Palazzo Nardini aveva occupato la parte seicentesca di Via della Lungara, 19 rivendicando la prevista destinazione e dando inizio ad una lunga trattativa con il Comune per il restauro e la consegna dell'edificio all'associazionismo femminile. Nel 1992, finalmente, grazie al sostegno del Coordinamento donne elette del Comune di Roma il Progetto Casa internazionale delle donne è elencato tra le opere di Roma Capitale e approvato dal Comune stesso. È così che La Casa Internazionale delle Donne diventa quell’organismo autonomo preposto a valorizzare la politica delle donne, offrire servizi e consulenze.

LA POSIZIONE DELLA CASA DELLE DONNE

Il direttivo di via della Lungara denuncia che il Comune non ha tenuto conto dei servizi offerti, delle spese ordinarie e straordinarie sostenute dalla Casa. A niente sono valse le trattative intercorse in questi mesi, poi bruscamente interrotte. A niente è servita la disponibilità espressa alla partecipazione a progetti che potessero consolidare il rapporto che dal 1992 la Casa ha con Roma Capitale. In un comunicato stampa le esponenti del direttivo dicono che faranno «opposizione a tutto campo. Non possiamo non rilevare che l’annuncio della revoca della Convenzione avviene alla vigilia di agosto, nella peggiore tradizione di ogni vertenza pubblica e privata nel nostro paese. La Casa Internazionale delle donne e tutte le attività e servizi che al Buon Pastore vengono erogati rischiano la chiusura a causa di questo ulteriore incomprensibile attacco della giunta Capitolina al femminismo e alla vita associata a Roma».

ARTISTI E CENTROSINISTRA SI MOBILITANO CONTRO LO SFRATTO

Contro lo sfratto si sono mobilitati artiste e artisti come Paola Turci, Fiorella Mannoia, Tosca, Paola Cortellesi, Jasmine Trinca, Sonia Bergamasco, Anna Foglietta, Emanuela Fanelli, Paola Minaccioni, Noemi, Federica Rosellini, Silvia Salvatori e il fumettista Zero Calcare. E poi il mondo della politica, con una levata di scudi sostenuta soprattutto da forze civiche e di centrosinistra. «La sindaca Raggi si assume una responsabilità enorme», ha detto il capogruppo del Pd in Campidoglio Giulio Pelonzi, «ci opporremo con ogni mezzo». Anche i sindacati Cgil e Cisl hanno parlato della Casa delle donne come di un «servizio nato dal basso e che va tutelato».

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