18 Luglio Lug 2018 1855 18 luglio 2018

Le testimonianze dei partecipanti al sit-in contro Andrea Buscemi a Pisa

Alessandra non lo vuole «come modello per i suoi figli». Martina trova «inaccettabile» il silenzio del sindaco. Per Stefano il suo caso è «la punta di un iceberg». I racconti di uomini e donne che hanno manifestato il 17 luglio.

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Si sente perseguitato, Andrea Buscemi. Ritiene che a Pisa spiri «l'aria dell'intolleranza, dell'istigazione all'odio, della prevaricazione fisica». Il suo nome è ormai noto a livello nazionale per motivi non nobili. Attore e regista, Buscemi è l’assessore alla Cultura del Comune di Pisa. Nel 2009 l’ex compagna Patrizia Pagliarone l’ha denunciato per stalking, il processo è cominciato nel 2013 ed è stata pronunciata una prima sentenza di assoluzione. Nel 2017 c’è stato il processo d’Appello: troppo tardi, il reato era prescritto. Il pm, durante il secondo grado di giudizio, ha definito l’intera vicenda «un manuale del ciclo della violenza» e chiesto la condanna a un anno di reclusione. I giudici in appello hanno chiuso il procedimento a causa della prescrizione, appunto, riconoscendo però le condotte persecutorie di Buscemi e condannandolo al risarcimento dei danni in favore della Pagliarone. A ciò si aggiunge il divieto di avvicinamento nei confronti di due donne minacciate dallo stesso Buscemi affinché non testimoniassero al processo.

LE FEMMINISTE, «OCHE STARNAZZANTI»

Qualche settimana fa Elisabetta Vanni ha lanciato una petizione, subito sostenuta dalla Casa della Donna di Pisa, per chiedere le dimissioni dell’assessore. Sono state raccolte oltre 37 mila firme e il numero continua ad aumentare. Lui se l’è presa parecchio: «Sono come i nazisti e bisogna fare di tutto per fermarle». Quindi ha annunciato la decisione di querelare sia la Vanni che Carla Pochini, presidente della Casa delle donne. Le querela per stalking, sembra una boutade e invece è tutto vero.
Il 17 luglio, in concomitanza col primo consiglio comunale, c’è stato un sit-in organizzato proprio dalla Casa delle Donne. Hanno partecipato oltre 250 persone e una parte è entrata nell’aula del Comune per consegnare le firme raccolte al sindaco leghista Michele Conti al grido «dimissioni, dimissioni». Buscemi è rimasto in silenzio e seduto. Dopo però si è espresso, utilizzando di nuovo Facebook. Ha pubblicato due post: nel primo paragonava quanto accaduto durante la manifestazione a «quello che toccò a Giacomo Matteotti, o agli ebrei perseguitati dai nazisti: dapprima zittiti, poi ghettizzati, poi annullati». Specificando «un po’ più in piccolo», eh. Il secondo post invece accompagna una foto che lo ritrae con tre donne (una è la fidanzata) che indossano t-shirt con su scritto «Io sto con Andrea Buscemi» e che lui definisce «belle e intelligenti. E oneste. E corrette e rispettose della Democrazia. Non oche starnazzanti né pecore belanti».

Belle e intelligenti. E oneste. E corrette, e rispettose della Democrazia. Non oche starnazzanti ne' pecore belanti.

Geplaatst door Andrea Buscemi op Dinsdag 17 juli 2018

«NON LO VOGLIO COME MODELLO PER I MIEI FIGLI»

Alessandra Parravicini, presente al sit-in, nel leggere queste parole ha sentito salire dentro di sé un’ulteriore ondata di indignazione: «È odioso sentirsi appellati in quel modo. Per lui sono ‘pecore’ persone che hanno espresso il loro pensiero. Ed è incredibile che quest’uomo sia un assessore alla Cultura». Alessandra ha tre figli maschi di 8, 6 e 4 anni: «Avrei voluto portarli con me ieri, come forma di educazione, ma erano le due del pomeriggio. Ci tengo a dire, comunque, che è stata una manifestazione assolutamente pacifica, condotta nel pieno rispetto delle regole». L’obiettivo, aggiunge, è «contrastare una cultura esasperatamente maschilista. Le cose che scrive sui social, il modo in cui si rivolge alle donne confermano che persona sia». Alessandra ha lasciato un commento sul profilo Facebook di Buscemi, proprio sotto il secondo post; lui l’ha bannata. «È l’emblema di una mentalità che non dovrebbe esistere nel 2018. Non può essere ‘premiato’ con una carica politica. E c’è una sentenza riguardante ciò che ha fatto alla sue ex; non ha pagato soltanto grazie alla prescrizione. La sua colpevolezza non è un’opinione. Sono molto preoccupata. Non sono queste le istituzioni che voglio come modello per i miei figli».

«ASSURDO IL SILENZIO DEL SINDACO»

Martina Cardamone vive a Livorno, ha preso un treno appositamente per partecipare all’iniziativa: «C’era un’atmosfera di rivendicazione e di rabbia, ma non rabbia in senso negativo. Eravamo agguerriti, ecco. Perché cerchiamo di ottenere qualcosa che dovrebbe essere invece scontata. E sono contenta per quel senso di unione che è apparso subito evidente». Come tanti altri, anche Martina ritiene inaccettabile «che una persona denunciata per stalking e condannata a un risarcimento ricopra questa carica pubblica»; fa presente, d’altro canto, come la posizione del sindaco in merito alla vicenda sia ancora poco chiara: «Sostanzialmente non si è ancora espresso. Ha semplicemente sottolineato che sarà lui l’unico interlocutore della Casa delle donne. Credo che difficilmente interverrà in modo drastico, ma questo suo silenzio mi dà fastidio: un suo assessore si permette di definire «naziste» le femministe e lui non dice nulla. Mi sembra anche questo assurdo».
Durante il sit-in sono stati letti alcuni stralci della sentenza riguardante Buscemi: «Le sue condotte persecutorie sono state accertate, ma lui fa finta di nulla. E di contro paragona delle donne ai nazisti anziché, magari, cercare un dialogo e un punto d’incontro. È un modo di porsi che non va bene, privo di qualsiasi forma di rispetto. E poi perché paragonarci a pecore belanti? Per lui la libertà di pensiero vale e per gli altri no?».

«NESSUNA GOGNA, MA VIA DA QUELLA POLTRONA»

Elena Ulivieri, anche lei fra gli aderenti alla manifestazione di protesta, non nasconde che inizialmente la petizione le è sembrata «una cosa strumentale». Si tratta del passato, ha pensato, quindi è inutile tornarci sopra. Lei non è di Pisa, ma si trova in vacanza a Marina di Pisa. Parlando con molte persone, documentandosi e approfondendo, ha cambiato idea. Questo il motivo per cui ieri era lì. «Buscemi è colpevole. Se l’è cavata soltanto perché erano scaduti i termini. Ma gli atti persecutori sono accertati, così come sono accertate le sue minacce a quelle donne che dovevano testimoniare. Pare che avesse dato loro persino una lista di cose da dire durante il processo». Elena mette in chiaro che «non vogliamo vederlo alla gogna, lui ha tutto il diritto di rifarsi una vita. Ma non deve ricoprire quel ruolo». E c’è un’altra cosa che non le è andata giù: «Alla sua prima conferenza stampa da assessore si è rifiutato di parlare della richiesta di dimissioni ma s’è messo invece a parlare della sua tournée. Questa è stata un’altra delle sue scorrettezze». Quando al sindaco, «adesso di certo non farà nulla, perché sarebbe un’ammissione di sconfitta. Sta cercando di tenere le orecchie basse. Magari aspetta che la cosa si sgonfi». Secondo Elena, nonostante ciò, il sit-in è stato un passo importante: «Una protesta pesa. Ed è stata anche un’importante esperienza di confronto».

«QUESTO CASO È LA PUNTA DI UN ICEBERG»

Davanti al Comune di Pisa non c’erano solo donne, attiviste e non, femministe e non. C’erano anche molti uomini. Compreso Stefano Bellani, che ha seguito la vicenda fin dall’inizio, ha firmato la petizione e, naturalmente, si è presentato all’appuntamento: «lo faccio perché è un discorso di principio, perché conosco diverse ragazze della Casa delle donne, perché alcune di loro sono state vittime di episodi più o meno gravi». Anche Stefano sottolinea che la prescrizione non è sinonimo di assoluzione, che il non aver scontato la pena non significa che Buscemi non sia colpevole e che anzi sulle sue azioni nei confronti della ex non c’è più alcun dubbio. Non si meraviglia per la prepotenza che sta dimostrando, per le sue espressioni pesanti e offensive: «È coerente. Questo non è lo scandalo del secolo, ma di certo rappresenta la punta di un icerberg. Non bisogna difendersi dal punto di vista legale, bensì culturale. E faccio presente che il maschilismo non è portato avanti solo da lui e da altri uomini che lo sostengono, ma anche da diverse figure femminili che lavorano al suo fianco». Stefano crede che 37 mila firme siano poche, soprattutto considerando il numero raggiunto «da altre petizioni lanciate tramite la stessa piattaforma e molto meno importanti. Torniamo al discorso culturale: non si firma perché si pensa che non sia grave, che l’ex di Buscemi abbia la sua responsabilità, se la sia cercata. Non c’è fermezza nella condanna da parte dell’opinione pubblica».

«LA LEGA NON VOTERÀ MAI LA MOZIONE CONTRO»

Ciccio Auletta è il consigliere comunale che ha presentato la mozione di sfiducia contro Buscemi; spiega che però il documento «è stato censurato dal sindaco, cioè non inserito nell’ordine del giorno del consiglio comunale». Il 17 luglio Auletta è riuscito a raccogliere le otto firme necessarie per ripresentarlo come urgente, è stato depositato «ma la seduta è stata sospesa perché la maggioranza ha fatto mancare il numero legale portando allo scioglimento della seduta». Auletta è convinto che il primo cittadino, e più in generale la maggioranza, abbia paura del confronto e non voglia affrontare il tema dell’incompatibilità della nomina di Buscemi: «Se venisse approvata la mozione in consiglio, lui sarebbe subito rimosso. Ma la Lega non voterà mai la mozione. Mi sembrava in ogni caso doveroso presentarla: restare in silenzio significa essere complici di una messaggio di legittimazione della cultura della violenza. Buscemi non è un istrione che pronuncia iperbole, purtroppo. In questo momento, anche la sua è la voce delle istituzioni». Durante il prossimo consiglio la mozione dovrebbe essere discussa.

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