17 Luglio Lug 2018 2020 17 luglio 2018 Aggiornato il 18 luglio 2018

Chi è Beatrice Coletti la più votata su Rousseau per il cda Rai

Milanese, 49 anni, consulente freelance. In 26 anni di carriera manageriale ha lavorato anche per FremantleMedia Italia, con il ruolo di capo delle produzioni X Factor e The Apprentice.

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Beatrice Coletti

È una donna la candidata più votata sulla piattaforma Rousseau per entrare a far parte del nuovo cda della Rai. Si tratta di Beatrice Coletti, milanese, 49 anni, consulente freelance. Una carriera ricca di esperienze manageriali in campo televisivo, documentate dal curriculum che ha inviato al Senato. Proprio a Palazzo Madama, mercoledì 18 luglio, gli eletti del Movimento 5 stelle hanno appoggiato la sua candidatura, eseguendo la volontà dei 6.577 iscritti che hanno ritenuto il suo il profilo più idoneo tra i cinque selezionati dai vertici del partito. Coletti è dunque ufficialmente diventata una componente del board di viale Mazzini (leggi anche: Chi sono i consiglieri Rai eletti dal parlamento).

UNA CARRIERA LUNGA 26 ANNI

Dai talent show a mamma Rai, potremmo dire. Già, perché tra i tanti incarichi ricoperti in 26 anni di carriera, Coletti nel 2012 ha lavorato anche per FremantleMedia Italia, con il ruolo di capo delle produzioni. E tra le sue "creature" principali ci sono X Factor, The Apprentice e Ginnaste - Vite Parallele. Proprio dal 2012, cioè dalla settima edizione in poi, il talent condotto da Alessandro Cattelan viene prodotto esclusivamente da Fremantle, mentre in precedenza partecipava anche Magnolia. Coletti è stata anche capo delle produzioni del gruppo Fox. Si è occupata dei canali italiani e della creazione di Fox Crime e Fox Life. È stata inoltre produttore esecutivo per Mtv Italia e amministratore delegato di Sportcast, la casa di produzione del canale televisivo Supertennis controllata dalla Federazione italiana tennis. «La Rai si salva se sarà indipendente e libera. Deve finire l'era delle appartenenze politiche, l'era delle aree di riferimento culturali, dell'influenza del governo e della politica sui giornalisti e dei giornalisti sulla politica», ha detto il presidente della Camera Roberto Fico, «si deve cambiare tutto, partendo dal consiglio di amministrazione, per fare scelte libere e ridare dignità totale a un'azienda fondamentale per il Paese». I fatti dirano se Coletti saprà dare il suo contributo in questa direzione.

COME FUNZIONANO LE NOMINE RAI DOPO LA RIFORMA DEL 2015

Il consiglio di amministrazione della Rai è scaduto il 30 giugno. È composto in tutto da sette membri. Al suo interno sceglie il presidente (acquisito l'ok della Vigilanza a maggioranza di due terzi) e nomina anche l'ad/direttore generale, su proposta del ministero dell'Economia. La riforma varata dal governo Renzi nel 2015 ha limitato i poteri del cda, il principale dei quali consente di sfiduciare l'amministratore delegato, che può operare con grande autonomia pur essendo espressione, come il consiglio stesso, delle forze politiche. È infatti il parlamento che procede all’elezione di quattro consiglieri: due sono eletti dal Senato e due dalla Camera, come stabilisce lo statuto della Rai. Altri due sono nominati dal governo e il settimo dai dipendenti dell'azienda. I consiglieri vanno scelti tra i candidati che hanno inviato il proprio curriculum per partecipare alla selezione pubblica. I curricola, più di 200 in tutto, sono pubblicati sul sito della Camera e del Senato. In ogni caso la carica più importante, dopo la riforma del 2015, è quella di ad/direttore generale, ruolo ricoperto attualmente dall’ex direttore del Tg1 Mario Orfeo. Può infatti nominare direttamente i direttori di rete e delle testate giornalistiche come i telegiornali. Inoltre, può assumere e promuovere dirigenti senza dover consultare il cda. La scelta dell'ad/direttore generale spetta all’azionista di maggioranza della Rai, cioè al ministero dell’Economia.

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