5 Luglio Lug 2018 1201 05 luglio 2018

Ocasio Cortez, saranno le donne a prepensionare Trump?

Il trionfo della 28enne di Ny restituisce speranza ai dem. Contro il tycoon e contro l'ala del partito più corporativista. Sarebbe la nemesi perfetta. Ma soprattutto un preludio al vero show: Melania che firma le carte del divorzio.

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C’è un momento preciso, quando gli astri si allineano, in cui sembra che tutto sia possibile. E dev’essere stato un allineamento particolarmente preciso quello che ha sfruttato Alexandria Ocasio-Cortez. Socialista, classe 1989 e una vaga somiglianza con Jennifer Lopez, secondo la vulgata da social, quando in realtà ci ricorda più Maya Rudolph (per chi non lo sapesse: lo riteniamo un enorme complimento), Ocasio-Cortez è la millennial che ha squassato il Partito democratico americano dopo aver vinto le primarie nel XIV Distretto congressuale di New York, sconfiggendo Joseph Crowley, feudatario del seggio da 19 anni (quando lui lo conquistò, Alexandria era probabilmente davanti alla tivù a guardare Dawson's Creek).

Il trionfo della barista di origini portoricane, ma nata nel Bronx, che ce l’ha fatta, tutta da sola, contro l’establishment. All american dream e democrazia dal basso, baby. All american dream e democrazia non eterodiretta da comici o piattaforme internet col Norton scaduto che cancellano l’esito dei sondaggi quando questo non aggrada (chissà che stizza su quegli yacht carichi di pesto in aree marittime protette). All american dream e democrazia che arpiona la prima pagina, anche in Italia. «La nuova star dem Usa» è il titolo che più c’è toccato, naturalmente; a immaginarla correre contro Hillary Clinton per la nomination democratica alla Casa Bianca, volendo giocare alla fantapolitica, il titolo da poca voglia di lavorare da cui non saremmo sfuggiti sarebbe stato «Eva contro Eva».

CHI SPERA IN MICHELLE OBAMA NEL 2020 È MENO SOLO

Le immagini di Alexandria incredula, davanti al 57% che ne certificava la vittoria, rimarranno a lungo nell’immaginario collettivo. Lei, che ha nel mirino l'amministrazione Trump, abbraccia, sorride, stinge mani, e arringa la folla. Vedendola vincere, Bill Scher, su Politico, si chiede giustamente se i giacobini socialisti siano sul punto di epurare i corporativisti dem dalla leadership del partito. È una domanda lecita. La risposta, in un certo qual modo, la dà T.A. Frank su Vanity Fair, che con lucida razionalità osserva che si va verso uno scontro tra populismo di destra e populismo di sinistra. Certo è che quelli che ancora sognano un #MichelleObama2020, convinti che il muro del Presidente possa essere rimpiazzato dall’orto della ex First Lady, non si sentono più tanto soli.

Ma se saranno effettivamente le forti donne ultraliberal a prepensionare Donald Trump è tutto da vedere. Di sicuro c’è che, dopo il flop di Hillary, sarebbe una nemesi perfetta, ma soprattutto un solido preludio allo spettacolo vero, quello che stiamo aspettando da mesi: Melania che firma le carte del divorzio, finalmente libera bella e imbronciata quanto le pare. Dopo Ivana e Marla, 'il club delle ex mogli' di Donald sarebbe così completo. E in un gioco di rimandi, il testimone passerebbe a Melania appunto, pronta a tirar fuori quel «Don’t get mad, get everything» debitamente trascritto a suo tempo sul diario segreto trafugato dalla Slovenia.

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