Elezioni 2018

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5 Giugno Giu 2018 1804 05 giugno 2018

Durante il suo discorso al Senato Conte non ha mai considerato le donne

Com'è possibile che sul tema mostruoso della violenza sia stato citato solo l’inasprimento delle pene? E l'educazione di genere? La disoccupazione femminile? Il gender gap?

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Senato Fiducia Governo Conte Discorso

L’avvocato del popolo ha parlato. Un’ora e 15 minuti, conditi da circa 60 applausi (ma non era meglio farne uno alla fine?) e qualche coretto, come se ci si trovasse in curva allo stadio. Cori a parte, però, aria tutto sommato solenne, come conviene a chi vuol dirigere una Istituzione di tale prestigio.
A sentirlo pareva proprio tutt’altro che uno sprovveduto, l’avvocato Premier. Un discorso, quello fatto il 5 giugno in Senato, che ha toccato tanti punti. Talmente tanti che parlerò del cambiamento che non è stato annunciato, non di quello che ha promesso.

A me pare curioso che il neo Presidente abbia detto poco e nulla di quello che dovrebbe essere il vero fondamento di una rivoluzione culturale. Perché è questa cui ambiscono sia i 5 Stelle che la Lega, giusto? La rivisitazione in abito da sera del populismo di Conte, questo in fondo doveva annunciare: il passaggio dall’apertura delle scatolette di tonno (le chiamavano così le Istituzioni della Repubblica, giusto?) a un nuovo corso, dove finalmente il popolo può dirsi sicuro di avere un Governo che lo comprende e lo rappresenta. E lo dice. Nel suo discorso afferma convinto: «Presentarsi oggi nel segno del cambiamento non è, quindi, un’espressione retorica o propagandistica, ma una scelta fondata sulla necessità di aprirsi al vento nuovo che soffia da tempo nel Paese». Ma quel vento, oggi, a me è sembrato andare in direzione ostinata e contraria.

Il Premier in molti punti ci riporta indietro di anni e la paura che il suo discorso-fiume sia lontano dalla realtà diventa forte. Mi chiedo, ad esempio, io umile cittadina senza una casa politica, come sia possibile che sul tema mostruoso della violenza sulle donne, l’unica cosa enunciata sia l’inasprimento delle pene e l’equo indennizzo per le vittime. A quale cambiamento punterà il suo Governo se il faro, invece di essere la prevenzione, il sostegno alla rete che collabora con lo Stato, il coinvolgimento degli uomini in questa battaglia, diventa solo l’elemento repressivo delle pene? Come può essere credibile la costruzione di un modello di società basata sul rispetto reciproco, se la parola «legittima difesa» che il Premier promette di potenziare, trova spazio prima della parola «educazione al rispetto», «educazione di genere», «educazione alle differenze»? E come si fa a non dedicare un passaggio di ben 75 minuti all’unico posto dove il cambiamento può nascere davvero e cioè la scuola? Come si fa a non parlare degli insegnanti e della umiliante sottovalutazione che subiscono da decenni?

Lo so, non si può dire tutto in un discorso di apertura, è vero, ma da cittadina e da femminista mi chiedo anche come mai le Pari opportunità non siano state nemmeno citate. Nel passaggio sul Lavoro, Conte promette di dare voce alle tante donne, spesso più istruite e tenaci degli uomini. Dice che sul posto di lavoro sono ancora inaccettabilmente discriminate e meno pagate (era ora..). E sottolinea che le donne si sentono spesso sole nella scelta di mettere al mondo un figlio. Ma anche in questo caso, ascoltando le sue parole, la sensazione delle uscite 'slogan' è prepotente.

Quello che abbiamo sentito non sa affatto di «cambiamento». Non sembra nelle parole del Premier vi sia la volontà di mettere al centro il 52% delle persone di questo Paese (le donne). Non si fa cenno a strumenti, buone pratiche, documenti internazionali che potrebbero illuminare il cammino. Niente.
Da un uomo che senz’altro sa quanto può incidere nell’economia, in positivo, la presenza delle donne nei luoghi decisionali e nel mercato del lavoro, mi aspettavo almeno una parola sulla disoccupazione femminile e sul fatto che i luoghi di potere siano monogenere. Da uno studioso che non può negare che il welfare di questo Paese siano le donne e che senza i servizi nessuna promessa può essere mantenuta, avrei voluto sentire ben altra forza su questi temi.

Le donne non hanno che ruoli marginali in politica, nell’economia, nella vita di questo Paese. Perché non dirlo? Perché non dire che cambiare questo cambierebbe il Paese?

Permettetemi di parlare direttamente al Presidente, in questa chiusura di riflessione. Presidente Conte, se Lei vuole davvero essere fautore e simbolo del cambiamento, non può dimenticarsi delle donne, della cultura e della scuola. Se è vero come ha detto che «le istituzioni non sono il patrimonio di una sola forza politica ma sono la casa di tutti gli italiani», mi creda, oggi molte italiane e molti italiani non hanno sentito le parole che potrebbero davvero cambiare le cose. Non si sono sentiti parte di nessun progetto di rinnovamento. Ne tenga conto.

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