27 Febbraio Feb 2019 1559 27 febbraio 2019

Dior celebra il femminismo nella sfilata autunno/inverno 2019

La direttrice artistica Maria Grazia Chiuri ha presentato una collezione dedicata al potere delle donne che reinterpretava lo stile Anni '50 delle Teddy Girls. Sulle magliette la frase: «Sisterhood Is Powerful».

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Sfilata Dior 2019 Femminismo

La Fashion Week di Parigi, ultima tappa delle passerelle per l’Autunno-Inverno 2019/2020 è stata inaugurata il 25 febbraio. E tra le collezioni presentate, quella di Dior ha destato particolare attenzione per il tono femminista che ha contagiato i suoi capi. Maria Grazia Chiuri, la direttrice artistica del brand, non è nuova a iniziative di questo genere. Nel 2016, al suo debutto come prima donna alla guida della maison francese, aveva proprosto delle t-shirt bianche con la scritta «We should all be feminists», un messaggio inequivocabile portato avanti anche nelle collezioni successive. Questa volta, sulle magliette sono comparse la frasi «Sisterhood Is Global», «Sisterhood is Powerful» e «Sisterhood Is Forever» un chiaro rimando agli omonimi titoli dei libri della scrittrice e attivista femminista Robin Morgan. Questi tre volumi sono diventati le bandiere del movimento delle donne americane, di cui lei stessa è entrata a fare parte negli Anni '60.

ANCHE IL SET DELLA SFILATA ERA PROVOCATORIO

La Chiuri ha commissionato il set della sfilata a Bianca Pucciarelli Menna, l’artista conosciuta sotto lo pseudonimo di Tomaso Binga. Negli Anni ’70 assunse un nome maschile come critica rivolta al mondo dell’arte e alla società in generale che tendeva ad emarginare le donne. Esperta di poesia visiva e sonora ha ricevuto dalla direttrice carta bianca per l'allestimento del Musée Rodin. Sui muri della location sono state infatti disposte delle stampe che ritraevano il corpo nudo della poetessa stessa mentre simulava delle lettere. Le fotografie sono parte dell'Alfabetario Murale, un'opera prodotta nel 1976.

LA POESIA CHE HA INTRODOTTO LA SFILATA

La voce della Menna ha introdotto la sfilata leggendo una sua poesia: «Abbiamo bisogno, come donne e femministe, di gestirci. Hanno impunemente lordato il mondo non operando positivamente. Questa rivolta segna tuttavia una vittoria zittita. Zero». Queste le parole pronunciate prima dell'arrivo delle modelle.

IN PASSERELLA IL LOOK DELLE TEDDY GIRL RIVISITATO

La collezione è una reinterpretazione del look tradizionale delle Teddy Girls degli Anni ’50: le giovani londinesi, controparte femminile del movimento Teddy Boys nato in quegli anni, indossavano giacche di ispirazione edoardiana con elementi ripresi dal rock'n roll americano come i jeans arrotolati alle caviglie. Il gruppo fu il primo a definire canonicamente lo stile dei teenager. I capi della sfilata mescolavano insieme i tratti salienti della leggendaria sottocultura e i codici stilistici iconici del marchio. Come le silhouette a clessidra che hanno consacrato la carriera di Christian Dior. Gonne a ruota lunghe fino alle caviglie, abiti bustier, scarpe a punta dal tacco basso. Il tutto dominato dal tartan, la trama scozzese protagonista dei capi presentati, tra cui anche la giacca Bar, una delle creazioni senza tempo dello stesso couturier.

GLI ACCESSORI PROTAGONISTI

Tra gli accessori, spiccavano, attorno alla vita, le alte cinture in cuoio che si abbinavano a cappotti e mantelli. Mentre le borse di tela ricamata e le tracolle sono state gli altri elementi di rilievo. In conclusione, i cappelli, di cui Christian Dior era particolarmente amante, completavano i look nascondendo una parte del volto delle modelle.

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