Me Too Times Up

#MeToo

19 Novembre Nov 2018 1506 19 novembre 2018

Quanto ha ancora senso Victoria's Secret nell'era #MeToo?

Alle clienti americane non piace più la catena di lingerie che soddisfa le fantasie del maschio alfa, ma chiude a modelle trans e curvy in barba ai messaggi di inclusività.

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Victoria Secret Me Too

Victoria's Secret è un marchio nato nel lontano 1977 dall'imbarazzo di un imprenditore, Ray Raymond che non voleva più sentirsi a disagio ad accompagnare sua moglie nell'acquisto di biancheria intima. In barba agli scaffali con accappatoi di spugna e camicie da notte di nylon che facevano da (triste) cornice ai grandi magazzini dell'epoca, la sua brillante intuizione diede vita a un boudoir vittoriano - da qui il riferimento ai "segreti" della regina Vittoria - arredato con legno scuro, tappeti, tende di seta e paraventi che rendevano finalmente piacevole per gli uomini l'attesa delle proprie mogli fuori dai camerini dei negozi d'intimo. Mezzo milione furono i dollari incassati soltanto nel primo anno di vendite. La mossa di Raymond era stata vincente. E gli diedero ragione anche i numeri degli anni seguenti che consacrarono il marchio degli angeli alati come indiscusso leader del settore di intimo. Chissà cosa direbbe però l'imprenditore - a distanza di 41 anni - a fronte di un calo delle vendite dell'altrettanto 41% sul titolo del gruppo L. Brand a cui fa capo la catena da lui fondata. Sembra proprio che alle clienti americane dell'anno del #MeToo non piaccia più il marchio di lingerie. E forse un motivo c'è. E risiede proprio negli intenti originari del suo fondatore: l'aver cercato, in tutti questi anni, di soddisfare le fantasie del maschio alfa senza considerare le destinatarie finali del suo prodotto, le donne. Che si sono ritrovate ad entrare in un negozio Victoria’s Secret provando lo stesso disagio e imbarazzo che Raymond aveva sentito in quel grande magazzino dove tutto ebbe inizio. Reggiseni a balconcino, trasparenze, pizzi neri e raso frusciante da donna-pantera o femme fatale che strizza l'occhio alla Belle epoque dei tempi d'oro andati sono la manifestazione lapalissiana di un anacronismo di fondo che necessita di essere soverchiato. Soltanto un anno fa in una analisi di mercato di Wells Fargo il 68% delle intervistate aveva dichiarato che le offerte della catena gli piacevano «meno che in passato», mentre sei su dieci di loro pensavano che il brand fosse «falso» o «forzato».

VICTORIA'S SECRET NON RAPPRESENTA I TRANSESSUALI

L'ennesimo segnale di uno scricchiolamento nel rapporto tra Victoria's Secret e le sue consumatrici è arrivato dopo che Jan Singer, Ceo del gruppo, ha rassegnato le sue dimissioni a seguito di una polemica scatenata dalle frasi rilasciate alla testata Vogue Runway dalla responsabile marketing del gruppo, Ed Razek, la quale aveva categoricamente scartato la possibilità di far sfilare tra gli angeli del marchio modelle transgender. «Non penso che dovremmo avere modelle transessuali nei nostri show. Il nostro spettacolo è una fantasia». Un'ondata di critiche si è scagliata contro queste dichiarazioni a cominciare dalle stesse modelle del marchio. Lily Aldridge ha chiosato dal suo profilo Instagram: «Le persone trans non devono essere oggetto di dibattito», a cui ha fatto eco la collega Kendall Jenner con il suo: «Celebriamo le donne transessuali». Ma il pronto messaggio di scuse di Razek in cui ha assicurato pubblicamente che Victoria's Secret non avrebbe problemi a far sfilare una modella transgender ha gettato soltanto ulteriore benzina sul fuoco. Basti pensare al caso della modella transessuale Carmen Carrera che, dal lontano 2013, si batte per ottenere un posto nel famoso defilè a stelle e strisce. Peccato che, finora, nemmeno le 48 mila firme della petizione lanciata su Change.org, le sono state di aiuto per farle finalmente calcare l'ambita passerella.

IL NO È ANCHE PER LE MODELLE CURVY

Nessuno sconto, nemmeno per le cosiddette modelle plus size. Le parole di Ed Razek hanno infatti confermato (ma su questo non avevamo dubbi) che all'interno dello show di Victoria's Secret non ci sia spazio nemmeno per curvy, in barba ai messaggi di inclusività, accettazione di se stesse e del corpo femminile in voga negli ultimi anni. Ashley Graham, una delle modelle curvy più famose al mondo, è potuta diventare un angelo del brand soltanto via Instagram. Nell'estate 2017 aveva infatti postato una foto che la ritraeva in passerella al Victoria’s Secret Fashion Show, con tanto di maxi ali di piume bianche, abilmente photoshoppate. Sebbene in maniera ironica, il suo fu un aperto attacco al brand contro la discriminazione dei corpi femminili che ha visto dirottare l'attenzione di sempre più donne verso marchi più inclusivi come Savage X Fenty di Rihanna che, checché se ne dica del suo essere politically correct, ha però il grande merito di aver tracciato una linea di spartiacque con i suoi competitors, intercettando bisogni e necessità di donne di tutti i tipi e di tutte le forme. Donne che forse si sono sentite tradite da un marchio sessista e pregno di stereotipi come Victoria's Secret, in cui non riescono più a trovare la giusta identificazione. Un marchio che rischia di dare voce non alle fantasie delle donne, ma soltanto a quelle degli uomini eterosex in quel marketing da boudoir - ancora contemporaneo - di reggiseni, pizzi e balconcini.

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