9 Settembre Set 2019 0810 09 settembre 2019

Le cose da sapere sulla sindrome feto alcolica

Da deficit intellettivi a gravi disfunzioni fisiche, il consumo di alcol in gravidanza può recare danno al feto. Sintomi, rischi e strategie di prevenzione di una malattia ancora poco nota.

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sindrome feto alcolica

Quella sui rischi e sulle conseguenze del consumo di alcolici in gravidanza non è soltanto una leggenda metropolitana. Né il sintomo di un’eccessiva prudenza del ginecologo nei confronti delle future madri. Come dimostra l’incidenza della sindrome feto alcolica, alla cui sensibilizzazione è dedicata una Giornata internazionale che, dal 1999, ricorre simbolicamente il 9 settembre. E ha l’obiettivo di informare l’opinione pubblica su sintomi, pericoli ed effetti di una malattia ancora poco nota e, spesso, difficilmente diagnosticabile per tempo.

COS’È LA SINDROME FETO ALCOLICA

Descritta per la prima volta in Francia nel 1968, la sindrome feto alcolica è considerata la più grave conseguenza del consumo di alcol in gravidanza e durante l’allattamento. È diventata serio oggetto di ricerca soltanto negli Anni ’70, quando gli scienziati statunitensi Smith e Jones sono finalmente riusciti nell’impresa di dare un nome a quella serie di malformazioni e alterazioni comportamentali fino a quel momento definite Funny Looking Kids. Mettendo in evidenza quanto fossero sbagliate tutte quelle teorie che tendevano ad attribuire le anomalie riscontrate nello sviluppo dei neonati alla cattiva qualità degli spermatozoi e a fattori ereditari o ambientali e definendo con esattezza la gamma di tutti gli altri disturbi del cosiddetto 'spettro dei disordini-feto alcolici'.

IN COSA CONSISTE

Presentando una minore percentuale di acqua rispetto a quella rintracciabile nel corpo degli uomini, nelle donne la concentrazione di alcol nel sangue risulta di gran lunga maggiore. E questo fa sì che i suoi tempi di eliminazione siano particolarmente lunghi. Tempistiche che si dilatano ulteriormente quando si parla del bambino. Se la mamma consuma bevande alcoliche in gravidanza, l’etanolo raggiunge prima la barriera placentare, poi il feto che, privo degli enzimi per metabolizzarlo, ne subisce tutti gli effetti negativi alla massima potenza. La probabilità di danneggiare il neonato e di condannarlo a una vita di deficit intellettivi, cognitivi e psicosociali aumenta proporzionalmente al consumo di alcol da parte della madre: una soglia di almeno 80 grammi al giorno espone il bimbo al rischio della sindrome.

GLI EFFETTI DELLA MALATTIA

Dalle anomalie morfologiche (occhi piccoli e distanziati, naso corto) al un forte deficit della crescita, passando per disfunzioni comportamentali, cardiache, del sistema nervoso centrale e di quello gastrointestinale, spesso i sintomi della sindrome non sono immediatamente riconoscibili. E, addirittura, può capitare che non emergano chiaramente fino all’adolescenza, innescando anche lo sviluppo di gravi dipendenze, bipolarità e depressione. In generale, la malattia tende ad emergere tardi nell’infanzia, sebbene una diagnosi sia fondamentale per garantire a genitori e bambini l’accesso a percorsi di educazione specifici. Nel caso del neonato, invece, l’attenta lettura dell’ecografia prenatale può aiutare a individuare i campanelli d’allarme.

COME PREVENIRLA?

Ovviamente non è automatico che il consumo di alcol in gravidanza determini l’insorgere della sindrome feto alcolica. La letteratura medica, infatti, parla di come tutto dipenda dalla sensibilità del feto e della madre all’alcol, fattore dipendente dalla genetica e strettamente legato allo stile di vita precedente e successivo al parto, all’eventuale presenza nella donna di deficit nutrizionali e, naturalmente, all’abuso di alcol e sostanze stupefacenti. Attualmente non esiste una cura per la sindrome ma identificazione e diagnosi precoce possono aiutare a garantire ai bambini affetti servizi e forme di assistenza mirate. Il problema più grosso rimane, senza dubbio, la mancata consapevolezza dell’opinione pubblica in materia, alla quale si può tentare di ovviare informando le coppie in attesa sui rischi degli alcolici per il nascituro e sulle conseguenze di una leggerezza evitabile.

ALTA PREVALENZA IN ITALIA

Secondo uno studio pubblicato nel 2017 sulla rivista Lancet Global Health, la percentuale di donne che, nel nostro Paese, consuma alcolici in gravidanza arriva al 50%. Per quanto riguarda la prevalenza della malattia, una ricerca curata dal team del Prof. Mauro Ceccanti dell’Università La Sapienza di Roma e effettuato su bambini di due scuole primarie di due province del Lazio, ha evidenziato una prevalenza compresa tra il 4,0 e il 12, 0 su 100 della sindrome feto alcolica e tra il 2.3% e il 6.3% dei disturbi dell’intero spettro.

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