We Can Do It!

Diritti

24 Maggio Mag 2019 1804 24 maggio 2019

Le cose da sapere sul parto anonimo

Dalla legge che in Italia tutela le donne incinte (minori o maggiorenni che siano) che non vogliono o possono crescere il loro bimbo alle culle per la vita. Il punto della situazione. 

  • ...
Parto Anonimo Come Funziona

La maternità deve sempre essere una scelta. Eppure in alcuni casi si tramuta in un’imposizione, fisica o psicologica, subita da donne che per qualunque motivo non vogliono o non possono viverla. In quelle circostanze la gioia lascia il posto a dolore, tristezza, disperazione o semplicemente senso di inadeguatezza. Per coloro che, una volta scoperta una gravidanza indesiderata decidono di non ricorrere all’aborto, l’unica strada che rimane è quella del non riconoscimento del figlio. Questa pratica in Italia è assolutamente legale per scongiurare il più possibile gli abbandoni che, come raccontato frequentemente dalle cronache, spesso si traducono nella morte dei neonati subito dopo il parto. Una scelta d’amore estremo, non di egoismo, come ci ha raccontato dal presidente della Società Italiana di Neonatologia, Fabio Mosca.

PARTO IN ANONIMATO

La normativa vigente DPR 396/2000 consente di partorire in forma anonima in qualunque ospedale pubblico sul territorio nazionale, dove vengono assicurate totale assistenza per la salute della madre e del nascituro, oltre alla tutela giuridica. Si tratta di una scelta spesso estrema e per questo «le mamme che decidono di non riconoscere il proprio bambino possono contare su una rete di supporto psicologico e di sostegno presso le stesse strutture ospedaliere», spiega Fabio Mosca. Quando la decisione è ufficializzata, l’atto di nascita normalmente fatto dai genitori entro dieci giorni dal parto è invece compilato da un medico o dall’ostetrica e su di esso viene scritto «nato da donna che non consente di essere nominata». In questo modo è sancita l’identità anagrafica del piccolo e tramite una segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale, si avvia il procedimento di adottabilità, nella speranza di trovare presto una famiglia pronta ad accoglierlo.

È POSSIBILE RIPENSARCI

Le situazioni di disagio che determinano la decisione di non voler crescere un figlio possono essere molteplici e di diversa natura e proprio per questo la legge consente alle madri anonime un periodo di tempo per ufficializzare o meno il distacco. Quando particolari e gravi motivi impediscono di formalizzare il riconoscimento pur volendolo, si può chiedere al Tribunale per i minorenni che segue il caso, una proroga di massimo due mesi per provvedere a farlo, durante i quali la donna deve mantenere un rapporto continuo con il piccolo.

IN CASO DI MADRI MINORI

In Italia il riconoscimento di un figlio può avvenire solo dopo aver compiuto 16 anni. Nel caso una ragazza più giovane, pur non potendo ufficialmente riconoscerlo, voglia occuparsene, la procedura di adottabilità è sospesa d’ufficio sino al raggiungimento dell'età prevista dalla legge, purché il bimbo, adeguatamente accudito, abbia un rapporto continuativo con la madre.

LE CULLE PER LA VITA

«Da un'indagine svolta tra luglio 2013 e giugno 2014 su un campione nazionale di 100 Centri nascita dalla Società Italiana di Neonatologia in collaborazione con Ninna ho, primo progetto nazionale a tutela dell’infanzia abbandonata, è emerso che sono stati 56 i bambini non riconosciuti dalle mamme italiane, su un totale di 80.060 nati. Pertanto il fenomeno del non riconoscimento alla nascita incide a livello nazionale per circa lo 0,07% sul totale», continua Fabio Mosca. Questo ovviamente per quanto riguarda la rinuncia legale alla maternità, visto che è impossibile conoscere i numeri degli abbandoni al di fuori delle strutture ospedaliere. Dietro ai molti casi di questo tipo, che si traducono non di rado in ritrovamenti di neonati in strada o nei cassonetti, spesso si celano donne disperate, convinte di non avere alternative a gesti estremi, qualunque sia la loro provenienza o condizione sociale. Per supportarle e far conoscere loro le opzioni e i diritti che la legge italiana prevede, ma anche prevenire abbandoni e infanticidi, Ninna Ho opera attraverso diverse iniziative, dal numero verde 800320023, a disposizione di tutte le future mamme in difficoltà e bisognose di un supporto, sia informativo che psicologico, all’installazione delle culle per la vita, culle termiche che altro non sono se non la versione moderna della medievale Ruota degli Esposti. Presenti in molti ospedali della penisola, permettendo alle mamme in difficoltà di abbandonare i propri neonati in sicurezza e nel pieno rispetto della privacy. In corrispondenza dell’accesso esterno delle strutture è posizionata una tapparella automatica termoisolata affiancata da un citofono e un pulsante collegato con il reparto di Terapia Intensiva Neonatale. Premendolo la tapparella si apre ed è possibile deporre il bimbo o bimba nella culla costantemente videosorvegliata. Subito dopo la tapparella si chiude e il personale medico tempestivamente allertato da speciali sensori preleva il neonato e avvia gli accertamenti necessari, le cure del caso e l’iter previsto nei casi di parti anonimi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso