4 Maggio Mag 2019 0830 04 maggio 2019

Elisa Di Francisca, tra maternità e scherma

L'oro a Londra, l'argento a Rio, la nascita di Ettore e il ritorno in pedana. La campionessa olimpica ha deciso di condividere la sua esperienza attraverso il progetto Mammatleta.

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Elisa Di Francisca Mamma Atleta

Faccia a faccia con una campionessa, un'atleta olimpionica che è anche mamma, e che dopo la gravidanza è tornata in pista ricominciando subito a vincere. È l'esperienza che può fare chiunque partecipi agli eventi di Mammatleta, una serie di incontri con Elisa Di Francisca, membra del dream team del fioretto femminile, campionessa olimpica a Londra 2012, argento a Rio 2016, mamma di Ettore da poco meno di due anni, pronta a rilanciare la sfida per Tokyo 2020. «Da quando è nato mio figlio Ettore nel luglio del 2017, la mia vita di donna sportiva si è arricchita di gioie ed emozioni mai provate prima», ha raccontato a LetteraDonna. «Ma la vita di una mamma può essere anche complicata perché deve confrontarsi con le sfide quotidiane e deve saper conciliare i propri impegni anche lavorativi con la vita familiare». Così è nata l'idea di Mammatleta, un modo per condividere la propria esperienza personale con le altre, su un blog e nelle palestre.

DOMANDA: Il tuo approccio è quella di una atleta di primissimo livello, si presta anche alle persone comuni?
RISPOSTA:
Secondo me la disciplina, l’allenamento e l’autocontrollo sono elementi fondamentali non solo nello sport ma anche nelle piccole sfide quotidiane di tutte le donne anche le mamme non sportive. Per cui credo fermamente che, da un lato noi donne abbiamo tutte qualcosa in comune e dall’altro che nel confronto possiamo imparare sempre qualcosa di nuovo e di unico.

Durante la gravidanza e dopo ti sei allenata? Come?
Ho praticato varie attività in maniera graduale: all’inizio correvo per smaltire i chili presi durante la gravidanza e andavo in piscina ma l’attività da cui ho tratto più giovamento è stato il pilates. Negli allenamenti ho alternato giorni di preparazione atletica con stretching, reattività e resistenza ad altre giornate dedicata solo alla scherma. Mano a mano che si avvicinavano gare importanti ho aumentato le ore di allenamento fino a un massimo di 5 ore al giorno.

Dopo Rio pensavi che saresti andata avanti?
No, per nulla. Della scherma ne avevo fin sopra i capelli, avevo bisogno di staccare.

Cosa ti ha fatto cambiare idea?
La nascita di Ettore. Io ho una grande passione per la scherma, ma non è che senza di essa io non sia nulla. Ho sentito il bisogno di tornare per dare un esempio: a mio figlio in primis, ma anche ai tanti giovani che oggi sono convinti che si possa raggiungere tutto e subito quando invece serve sudore e sacrificio, solo così si possono ottenere le cose.

Cosa significa per te gareggiare? Ora che c'è Ettore le cose sono cambiate rispetto a prima? Ci sono motivazioni in più?
La maternità è un’esperienza stupenda che ti fa scoprire molto spesso più forte e capace di affrontare le cose con stimoli ed entusiasmo nuovi. Da quando è nato Ettore sono diventata ancora più “guerriera” di prima, più forte e coraggiosa, perché ora ho qualcuno da proteggere e per cui lottare.

Come è stato tornare alle gare dopo due anni di assenza?
Ero davvero emozionata perché con la partecipazione alla Coppa del Mondo di Algeri, dopo ben due anni di assenza, stavo per salire di nuovo in una pedana internazionale. Avevo timore di non essere più all’altezza e di aver perso non solo un po’ della mia forma fisica ma anche la grinta.

E invece...
E invece mi sbagliavo e ho scoperto che la voglia di vincere era proprio la stessa. Credo molto abbia influito positivamente anche la vicinanza dei miei cari, il mio Ettore, ammalato nei giorni precedenti e poi a bordo pedana, felice mentre mi vedeva gareggiare, e mio padre che si prendeva cura di lui. È stata una sensazione indimenticabile e bellissima.

Le atlete italiane non sono professioniste, questo significa che non sono tutelate durante il periodo della maternità. Cosa ne pensi?
Io faccio parte del gruppo sportivo delle Fiamme Oro della Polizia di Stato e, proprio come altre atlete che fanno parte di gruppi sportivi o militari, posso usufruire di una tutela previdenziale per le future mamme. Inoltre lo sport della scherma congela le posizioni nel ranking quando una donna entra nel periodo della gravidanza e deve assentarsi. È davvero uno sport eccellente in questo senso.

Nello sport c'è una discriminazione di genere?
Non credo. Forse questo poteva essere vero in passato ma ora le donne primeggiano in molti sport e sono apprezzate quanto gli uomini. Questo è il mio punto di vista che condivido con molti, uomini e donne.

Qualche anno fa si parlò di una tua possibile entrata in politica. Ti piacerebbe seguire le orme della tua collega e concittadina Valentina Vezzali?
Non ho mai avuto il desiderio di entrare in politica, non è nelle mie corde.

Sport, lavoro, famiglia: quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Ora il mio prossimo obiettivo è puntare alle Olimpiadi di Tokyo e vincere di nuovo la medaglia d’oro. Dopo le Olimpiadi sicuramente voglio un altro figlio. Quindi sì, voglio raddoppiare tutto.

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