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Diritti

11 Gennaio Gen 2019 2044 11 gennaio 2019

Chi è Michela Pascali, la prima poliziotta gay alla guida del sindacato

Quarantacinque anni, una compagna da nove e due figli. Ritratto della nuova segretaria dello Silp Cgil. Che spiega che l'omosessualità in caserma è come nella vita reale. Ci sono persone sensibili e quelle sessiste.

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Michela Pascali Poliziotta Gay Sindacato 1

Quarantacinque anni e un primato di cui andare orgogliosa: Michela Pascali è la prima poliziotta omosessuale a scalare il vertice di un sindacato delle forze di polizia. L'assemblea del Silp-Cgil che si è conclusa ieri a Rimini l'ha infatti eletta nella segreteria nazionale. In Polizia da venti anni, Michela ha lavorato alla Polfer di Milano e in vari uffici della questura di Firenze, dove attualmente è assistente capo tecnico, con il ruolo di tecnico informatico. «La segreteria mi ha voluto per la mia attività sindacale, non certo solo e perché sono omosessuale», ha dichiarato ringraziando il segretario generale Daniele Tissone. «È ovvio che le problematiche Lgbt faranno parte della mia attività, ma non mi occuperò solo di quello, vorrebbe dire svilire il mio ruolo e quello dello stesso sindacato». Da tempo impegnata nell'attività per i diritti degli omossessuali, Michela ha una compagna da 9 anni ma prima è stata sposata. «Spero che la mia elezione», ha aggiunto, «possa aiutare tanti colleghi a fare coming out, possa aiutare tutti quelli che vivono un disagio ad uscire fuori senza vergognarsi di quello che sono».

Dentro al sindacato è pronta a battersi: «Siamo vecchi, pochi, con stipendi ridotti, senza ricambio e senza contratto. Queste sono le priorità». Ha le idee chiare su come si deve fare sindacato, anche se sa benissimo che la sua elezione nella segreteria nazionale del Silp-Cgil, uno dei sindacati più numerosi della Polizia, rappresenta un simbolo. Da vent'anni in Polizia, Michela ha almeno 2 vite: la prima, con un marito e 2 figli che oggi hanno 17 e 14 anni; la seconda, iniziata dieci anni fa con la separazione e proseguita con la scoperta della sua omosessualità fino all'arrivo di Benedetta, la sua compagna. «Ma ho un rapporto ottimo con i miei figli e anche con il loro babbo, siamo una famiglia bellissima», dice soddisfatta. Michela è stata prima alla Polfer di Milano e poi è arrivata in questura a Firenze, dove è assistente capo con il ruolo di tecnico informatico. Impegnata da tempo sulle tematiche Lgbt (è vicepresidente dell'associazione 'Polis Aperta'), a giugno si è vista negare dalla questura la possibilità di partecipare in divisa alla riunione a Parigi dell'European glbt police association, organismo che riunisce le associazioni che in 16 paesi si battono per il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali tra le forze di polizia e armate. Divieto cancellato dal Dipartimento, purché la partecipazione fosse fuori dal servizio. Ma Michela oggi preferisce parlare d'altro. «Spero che la mia elezione possa aiutare tanti colleghi a fare coming out, a consentire a tutti quelli che vivono un disagio di uscire fuori senza vergognarsi di quello che sono». Anche perché lei in 20 anni ne ha subiti di comportamenti omofobi. Dunque sa di cosa parla. «Ma alla fine in caserma è come nella vita reale, dipende chi hai di fronte. Ci sono colleghi e funzionari che hanno una sensibilità enorme e che hanno sempre rispettato le mie scelte, altri invece che operano in maniera sessista. I problemi principali», ha raccontato «li lo ho avuti con delle colleghe non dichiarate ma omosessuali. Il solo accostamento con me da parte degli altri scatenava in loro reazioni pesanti, un atteggiamento provocato dalla paura. È un problema culturale, c'è nella polizia, nelle forze armate e nella vita reale».

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