14 Settembre Set 2018 1316 14 settembre 2018

Daniela Tomasino è la prima donna candidata presidente in Arcigay

«Il maschilismo? C'è anche nell'associazionismo Lgbt», ci ha raccontato lei che promette di rafforzare le alleanze con il resto dell'associazionismo italiano.

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Arcigay Daniela Tomasino Candidata Presidente

È atteso per novembre 2018 il nome del nuovo presidente di Arcigay, la più rappresentativa associazione Lgbt+ italiana. Associazione finora guidata sempre e solo da uomini. Ma qualcosa sta cambiando perché per la prima volta in corsa c'è anche una donna. Lei si chiama Daniela Tomasino, è palermitana, e si presenta in lista con Alberto Nicolini, candidato segretario, per la mozione Il nostro orgoglio, a voce alta. Una squadra, la loro, che porta un'altra importante novità: per la prima volta c'è infatti anche una persona non binaria, cioè che non si definisce né maschio né femmina, Ethan Bonali. La seconda lista presente candida invece il segretario uscente Gabriele Piazzoni e, per la presidenza, Luciano Lopopolo.

DOMANDA. Che significato ha una donna candidata per la presidenza di Arcigay?
RISPOSTA.
Per me sarà una bella gatta da pelare, una bella responsabilità. Dal punto di vista dell'associazione, penso sia arrivato il momento che Arcigay diventi realmente un'associazione Lgbt+, cioè che rappresenti la pluralità delle identità e degli orientamenti sessuali non solo nella base degli iscritti, ma anche tra gli organi dirigenti. Oggi in Arcigay ci sono gay, lesbiche, bisex, bisessuali, transessuali, giovani gender fluid che faticano a rientrare in categorie che sentono in parte superate. Noi dobbiamo dare voce a tutti questi mondi. E ai territori, ovviamente. Io faccio attivismo in Arcigay dal 2009, quando di fatto rifondammo l'associazione a Palermo dove non era più attiva. Oggi è una realtà che funziona bene, c'è stata una bella risposta della città: abbiamo una sede, un ambulatorio mobile, siamo un soggetto riconosciuto dalle istituzioni.

Esiste il maschilismo nell'associazionismo Lgbt+?
Sì, magari non ai livelli che si vedono nella politica e in alcune aziende, ma esiste. Mi capita di vedere comitati territoriali composti solo da uomini. Non è che chiudano le porte alle donne esplicitamente, ma c'è comunque una tendenza a promuovere direzioni maschili. Qualche anno fa nel consigio nazionale di Arcigay, la nostra assemblea nazionale, mi sono girata e di colpo di sono accorta che ero l'unica donna presente.

Alcune persone Lgbt pensano che la lotta per i diritti delle minoranze sessuali debba essere separata da altre istanze, come l'ambientalismo, i diritti degli immigrati, i diritti sociali. Si è parlato di un "partito dei gay" che si concentri solamente sui diritti delle minoranze sessuali in maniera trasversale, senza legami a destra o a sinistra.
Su quella iniziativa ho già detto come la penso, e non è un giudizio positivo. Penso più in generale che quello di cui parli sia un modo inefficace di fare attivismo, il futuro e il presente della battaglia per i diritti è l'intersezionalità delle lotte. Abbiamo l'obbligo di esserlo, non possiamo guardare solo al nostro orticello. Anche perché le nostre identità personali non sono scomponibili: io sono una donna, ma sono anche precaria, sono lesbica, potrei essere disabile, potrei essere nera. Nessuno di noi è una cosa sola. E se anche fossimo una cosa sola, abbiamo un dovere morale di lottare per i diritti delle altre persone. Non voglio un Paese dove possiamo celebrare i matrimoni egualitari e intorno a noi donne e uomini affondano nei barconi alla deriva nel Mediterraneo, il governo taglia i fondi per i disabili, migliaia di giovani sono senza lavoro. Che senso ha? Dobbiamo creare e rafforzare alleanze.

La tua candidatura arriva in un momento particolare: Arcilesbica ha avuto posizioni di netta rottura con le altre associazioni Lgbt, è nata una nuova associazione nazionale composta da donne lesbiche, Alfi.
Non esiste un'associazione che abbia il monopolio della rappresentanza delle persone lesbiche, ovviamente. Si sono create fratture profonde, abbiamo assistito a veri atti di bullismo nei confronti di chi dissentiva dalle posizioni di Arcilesbica e per questo è stata attaccata sui social network in maniera violenta. Io dico questo: nessuno può dire chi appartiene e chi no al movimento, ma allo stesso tempo dobbiamo capire dove il movimento va. Serve una piattaforma di rivendicazioni unica su cui discutere: partiamo dagli argomenti e vediamo chi si riconosce negli stessi valori, nelle stesse battaglie. Dal matrimonio egualitario al diritto di famiglia, passando dall'inserimento di norme a tutela delle persone non binarie nelle leggi. Confrontiamoci sugli argomenti concreti.

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