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Diritti

11 Ottobre Ott 2019 1504 11 ottobre 2019

Il dossier di Pangea sui diritti delle donne in Italia

L'associazione prepara una serie di raccomandazioni da presentare a Ginevra per la Universal periodic review dell'Onu. Eccone i contenuti.

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Il 4 novembre l'Italia sarà messa sotto esame dall'Onu. È quella la data fissata per il «terzo ciclo» della Revisione periodica universale (Universal Periodic Review – UPR) che ogni quattro anni sottopone tutti gli stati membri delle Nazioni unite a una verifica in materia di diritti umani. Lo stato della tutela dei più deboli nel nostro Paese finirà sotto osservazione. In questa occasione, diverse Ong e associazioni hanno preparato rapporti dettagliati sui vari temi, le cosiddette raccomandazioni alle Revisione periodica universale da presentare a Ginevra l'11 ottobre. Tra le associazioni che presenteranno i loro rapporti c'è Pangea, che ha preparato un dossier sulla situazione dei diritti delle donne nel nostro Paese.

UN PREOCCUPANTE RITORNO AL PASSATO

«Negli ultimi anni c'è stato un ritorno indietro su diritti che pensiamo acquisiti da tempo e che invece vengono messi in discussione anche dai politici», ha spiegato la vicepresidente di Pangea Simona Lanzoni a LetteraDonna. «Le bellissime raccomandazioni fatte all'Italia dalla Cedaw nel 2017, per l'eliminazione delle discriminazioni nei confronti delle donne, sono state disattese». Gli esempi sono tanti: «Dalla campagna sul fertility day fino ad arrivare alla Conferenza della Famiglia di Verona, passando per disegni di legge come il ddl Pillon. In questo momento i diritti delle donne sono sotto attacco e noi vogliamo riportare l'attenzione sulla questione, perché ci sia una reale attuazione dei diritti già presenti su carta». Già, perché in Italia le leggi non mancano. Non manca, per esempio, quella sull'aborto, che ha compiuto 41 anni eppure continua a essere attaccata a vari livelli: «La 194 esiste, non c'è bisogno di un altra legge», insiste Lanzoni, «c'è bisogno di applicarla. In Italia invece si applica il diritto dell'obiettore ma non quello della donna. In ogni regione ci dovrebbe essere almeno un ospedale per interrompere la gravidanza volontariamente. Questo non viene garantito e non è possibile in un Paese in cui tra l'altro non c'è un tasso altissimo di aborti».

FEMMINICIDIO: ALT ALLE LEGGI PRO ARMI

Un altro tema caldo del dossier sarà il femminicidio, un problema su cui l'Italia, al di là dei proclami, sembra ancora piuttosto indietro. «Di fatti siamo in stand by, c'è un piano strategico del 2017, che finisce nel 2020 e che è diventato operativo con l'ultimo governo, però in realtà non sono ancora arrivati i finanziamenti e non si sa ancora quali saranno i ministeri responsabili e quali azioni perseguiranno. Speriamo in un colpo di reni, che si prenda in mano questo piano e venga attuato». Quello che auspica l'associazione è un lavoro di concerto tra «ministero della giustizia, della salute, dell'educazione», per controllare e prevenire il fenomeno sotto l'aspetto legale, sanitario e culturale. E se le misure contro il femminicidio al momento sembrano sostanzialmente ferme, un altro fenomeno rischia comunque di vanificarne la portata: «Siamo preoccupate dalle leggi che hanno allentato le maglie sul controllo delle piccole armi da fuoco, il possesso di armi è uno dei fattori di rischio», spiega Lanzoni. «Tantissimi femminicidi, 28 solo nell'ultimo anno, sono avvenuti per utilizzo di armi da fuoco, e in alcuni casi a uccidere sono state guardie giurate. Non si può ignorare che la famiglia è uno dei principali luoghi in cui avviene violenza sulle donne».

LAVORO: TRA GENDER PAY GAP E STEREOTIPI

Sul fronte del lavoro, restano troppe gli ostacoli alla piena parità di genere: «Siamo obbligate a rispondere a stereotipi e ruoli di genere che ci vengono affibbiati fin da quando siamo bambine, abbiamo bisogno di una grande campagna culturale per raggiungere pari opportunità nei diritti e nei doveri». Nello specifico, prosegue Lanzoni, «c'è un problema di gender pay gap e un problema di inserimento lavorativo delle donne malgrado siano le più educate in Italia, e poi un problema a mantenere il lavoro, a fare carriera. Manca una parità dal punto di vista della rappresentanza politica e un'attenzione alle donne che vivono problematiche maggiori perché migranti, richiedenti asilo, rifugiate, donne in condizioni di povertà estrema. Le politiche sociali vengono pensate per donne all'interno di nuclei familiari ma ci sono tante donne che sono escluse da questo contesto. Non possiamo avere un sistema di welfare fondato esclusivamente sulla famiglia, ne serve uno che includa sulla base dell'essere umano, dell'individuo».

ATTESO UN CAMBIO DI PASSO DALLA POLITICA

L'Italia prenderà in considerazione le raccomandazioni e a marzo farà sapere quali accetterà e quali rigetterà: «Speriamo che questo governo le accolga tutte. Vorremmo un cambio di passo rispetto a quelli che sono stati gli ultimi anni della politica. Quali saranno i progressi che veramente faranno da questo punto di vista, al di là di quello che hanno annunciato? Le donne saranno considerate prima di tutto donne o solo madri? Noi vorremmo delle risposte e questo è un primo banco di prova».

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