Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

10 Ottobre Ott 2019 1515 10 ottobre 2019

Vademecum per denunciare una violenza sessuale

I tempi entro cui presentare la querela, le prove utili in sede processuale, le pene e i tempi di prescrizione. Ecco come fare per ottenere giustizia.

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Violenza Sessuale Vademecum Denuncia

Aveva denunciato uno stupro, ma alla fine rimarrà senza giustizia. Non perché il suo presunto violentatore sia stato assolto al termine di un processo, ma perché il processo non c'è mai stato. La causa? Una denuncia tardiva, arrivata oltre i sei mesi che all'epoca erano considerati il tempo limite entro cui presentare querela. La storia della donna di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, è certamente toccante. Denunciare non è semplice. Serve trovare la forza per parlarne e affrontare tutto il procedimento. E rispettare tempi e modalità per evitare che la propria denuncia venga archiviata. LetteraDonna ha provato a costruire un vademecum con Francesca Garisto, avvocata di Dire, Donne in rete contro la violenza.

A CHI CI SI PUÒ RIVOLGERE

«Esistono dei centri antiviolenza, io sono vicepresidente di uno di questi», spiega l'avvocata Garisto. «Quelli che stanno sotto Dire sono un'ottantina in tutta Italia, tutti molto professionali, altamente qualificati e capaci di accogliere le donne. Esistono anche centri che non aderiscono a questa rete nazionale, come l'SVS presso l'ospedale Mangiagalli di Milano». Rivolgersi a un centro antiviolenza può rivelarsi fondamentale per una vittima: «Personalmente credo che abbiano caratteristiche più ampie rispetto al servizio pubblico: capacità di ascolto, accoglienza e accompagnamento nel percorso diverse».

QUALI SONO I SOGGETTI TITOLATI A RICEVERE LA DENUNCIA

«Qualsiasi pubblico ufficiale o impiegato di pubblico servizio. È bene ricordare che si tratta di un reato a querela di parte, senza la volontà della donna di procedere a denuncia nessun pubblico ufficiale può inviare la notizia di reato alla procura». A meno che la vittima non sia minorenne o con un'altra eccezione: «Se una donna va all'ospedale e parla di maltrattamento, questo è un reato procedibile d'ufficio. Se all'interno dello stesso c'è anche la violenza sessuale si manda la notizia di reato per entrambe le fattispecie». Secondo l'avvocata Garisto, «è giusto che siano le donne a decidere se fare denuncia o no. Il percorso giudiziario è faticoso e doloroso e le vittime devono avere la consapevolezza di quello che si troveranno davanti. Altrimenti diventa un'ulteriore violenza per le donne, e se non sono pronte a denunciare il rischio è che ritrattino».

ENTRO QUANTO IL PUBBLICO UFFICIALE DEVE TRASMETTERE NOTIZIA DI REATO ALLA PROCURA

«Il Codice rosso impone la trasmissione della denuncia entro le 72 ore».

QUALI SONO I LIMITI DI TEMPO PER PRESENTARE LA DENUNCIA

«Col Codice rosso si è passati da 6 mesi a un anno di tempo dal momento del fatto per presentare la denuncia». Una modifica di cui si è a lungo parlato e nei confronti della quale l'avvocata Garisto aveva presentato le sue perplessità: «La mia esperienza mi insegna che è già molto difficile sostenere un processo per violenza sessuale senza testimoni, come normalmente avviene, e uno dei tanti criteri di valutazione che il giudice applica per valutare la credibilità delle donne, purtroppo, è anche il tempo. Quando la denuncia è tempestiva, viene ritenuta più attendibile. Non si tratta di qualcosa di codificato, ma dell'impressione del giudice, che spesso la riporta come argomentazione anche nella motivazione della sentenza. Ecco perché temo che allungare il limite rischi di penalizzare le vittime».

QUALI SONO LE PROVE UTILI DA PORTARE IN SEDE PROCESSUALE

«Non dimentichiamoci mai che la vittima di reato è testimone nel processo penale. Dal momento che si tratta di un testimone particolarmente coinvolto nella vicenda oggetto di processo, soprattutto se si costituisce parte civile nel processo penale ed è portatrice anche di un interesse economico, la Cassazione richiede che ci sia un controllo rigoroso della sua credibilità. Ciò non significa che ci vogliano altre prove, una condanna per violenza sessuale può basarsi anche solo sulla testimonianza della persona offesa». Esistono però elementi che possono contribuire alla credibilità della denuncia: «Io consiglio di farsi refertare. Non sempre è possibile perché spesso la violenza avviene all'interno delle mura domestiche e non c'è lo stupro classico che lascia i segni esteriori. Anche parlarne con le persone qualificate come il centro antiviolenza, il medico della mutua, lo psicologo, con parenti e amici è utile. Le dichiarazioni rilasciate alle persone più vicine alla vittima che confermino lo stato d'animo della donna, i suoi comportamenti dopo la violenza, sono indicativi in sede di verifica della credibilità. Una donna che si ritrae dalla vita sociale dopo aver subito violenza è più credibile di una che prosegue la sua vita esattamente come prima. Anche un certificato medico che prescriva degli ansiolitici può essere d'aiuto in sede processuale».

QUALI SONO LE PENE PREVISTE

«Prima erano da 5 a 10 anni, con il Codice rosso sono state aumentate da 6 a 12 anni. Oltre tutte le possibili aggravanti».

IN QUANTO TEMPO SI PRESCRIVE IL REATO

«Secondo l'articolo 157-158 del codice penale, il reato si prescrive nel tempo uguale al massimo della pena, quindi 12 anni. Se si tratta di una violenza subita da un minorenne è previsto che il tempo di prescrizione inizi a decorrere dal compimento della maggiore età della vittima».

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