Femminicidio

Femminicidio

6 Ottobre Ott 2019 0030 06 ottobre 2019

Le cose da sapere sul femminicidio di Vincenza Avino

Nella nuova puntata di Amore Criminale, Veronica Pivetti racconta l'omicidio della 36enne napoletana uccisa dall'ex compagno con due colpi d'arma da fuoco.

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vincenza avino

Dopo aver raccontato la tragica storia del femminicidio di Maria Tino, Amore Criminale dà spazio al caso di Vincenza Avino, 36enne napoletana uccisa a colpi d’arma da fuoco dall’ex compagno, Nunzio Annunziata, il 14 settembre 2015.

UNA STORIA FATTA DI GELOSIA E DISAMORE

Quella di Vincenza Avino è la storia di una donna che aveva tentato più volte di cercare aiuto nelle istituzioni. E che, inascoltata, ha dovuto fare i conti con un destino dal quale si sarebbe potuta salvare. Tutto è iniziato dalla fine del suo primo matrimonio e la decisione di cambiare vita insieme al figlio Carmine: il desiderio di riappropriarsi della libertà che aveva perduto e di trovare una persona che l’amasse e la comprendesse appieno l’avevano portata ad accettare la corte di Nunzio Annuziata, autotrasportare e padre separato. Dopo pochi mesi di frequentazione, i due avevano deciso di andare a convivere in un appartamento di Terzigno, appena alle porte di Napoli, ma la tranquillità era durata ben poco. Sin dall’inizio della relazione, infatti, Nunzio aveva mostrato i segni di una gelosia incontrollabile, fomentata dal fatto che, per lavoro, fosse costretto a passare intere giornate fuori casa. Un problema che aveva condannato Vincenza a un disperato susseguirsi di violente litigate e faticose riconciliazioni. Fino alla prima spaccatura, segnata da una denuncia per stalking nel 2012. Accusa che, tuttavia, era stata archiviata dopo due anni per la volontà della ragazza di ritirare tutto. E, soprattutto, di dare un’altra chance al compagno, l’ultima prima di mettere un punto al rapporto e trasferirsi nuovamente in quel palazzo che l’aveva vista bambina e dove vivevano i genitori e il fratello.

TRA AGGUATI E STALKING

Incapace di accettare la decisione della compagna, Nunzio aveva iniziato a tartassarla di messaggi, a seguirla ovunque fino a introdursi di soppiatto nella nuova casa per implorarla di tornare insieme, arrampicandosi ubriaco fino al terzo piano del palazzo. Un gesto che non aveva causato alcuna compassione in Vincenza che, anzi, aveva deciso di rivolgersi ai carabinieri, arrivando a firmare ben 20 querele in tre mesi e chiedendo un provvedimento restrittivo efficace per la persona che, ormai, era diventata il suo incubo peggiore. La condanna agli arresti domiciliari per Annunziata non ha mai sortito l’effetto sperato: revocata dal Tribunale del Riesame, era stata convertita in un semplice divieto di avvicinamento alla vittima.

E’ la notte del 1° maggio 2015, due mesi prima dell’omicidio. Vincenza sta dormendo con suo figlio, quando...

Geplaatst door Amore Criminale op Zondag 31 maart 2019

IL DELITTO

Il 14 settembre 2015 quell’uomo che tanto aveva detto di amarla e una scarica di proiettili hanno messo fine alla vita di Vincenza. Il piano di Annunziata era stato studiato nei minimi particolari e con una freddezza degna del più efferato serial killer: aveva seguito la donna in giro per la città e, appena nei pressi di una farmacia, le aveva tagliato la strada, costringendola a fermarsi per ucciderla con due colpi d’arma da fuoco. Poi, era scappato con l’auto del padre e aveva rivendicato l’assassinio, minacciando la famiglia della 36enne. Nonostante i soccorsi tempestivi, Vincenza aveva perso la vita quasi subito. Mentre la corsa di Nunzio si era conclusa il giorno dopo il delitto quando, rintracciato davanti a una scuola di Poggiomarino, era stato arrestato.

LA CONDANNA

Nonostante lo stalking antecedente all'omicidio e le violenze psicologiche inflitte a Vincenza e ai suoi familiari, il Tribunale ha condannato l’assassino a 30 anni di carcere. Per i familiari di Vincenza non è stata altro che una tragedia annunciata, causata dal fatto che, dopo le numerose denunce, la giovane donna era stata completamente abbandonata. A distanza da un mese dal delitto, il Comune di Terzigno ha predisposto uno sportello di ascolto per accogliere le denunce e vigilare sul fenomeno, oltre a istituire un memoriale dedicato alla vittima. Il figlio Carmine, invece, all’epoca dell’accaduto appena 17enne, ha deciso di dedicare un campionato di wrestling alla madre e devolvere l’incasso all’associazione Artemide che, a Poggiomarino, si occupa da anni della tutela delle donne con l’assistenza di psicologi e esperti.

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