27 Settembre Set 2019 1244 27 settembre 2019

Le ragazze che guidano la protesta contro il cambiamento climatico

In ogni parte del mondo sono diventate la forza trainante dei Friday for Future. Determinate, coraggiose, competenti e giovanissime. Ma, soprattutto, molto più numerose dei coetanei maschi.

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Le critiche e gli insulti gratuiti che gli internauti hanno rivolto a Greta Thunberg davanti alle lacrime di rabbia che non ha nascosto durante il discorso alle Nazioni Unite non hanno certo intimidito l’esercito di coetanei che, in ogni parte del mondo, per l'ennesimo venerdì sono scesi in piazza per i Friday for Future. Un battaglione che, a guardare attentamente dati e fotografie, sembra essere trainato dalle donne: nei cortei e nelle manifestazioni, in prima fila a brandire cartelloni colorati e a urlare slogan o nei comitati a organizzare cortei e tavoli di studio, ci sono infatti molte più ragazze che ragazzi.

FEDERICA E MIRIAM, LE LEADER ITALIANE

Da Nord a Sud, da Milano a Roma, le giovani attiviste arringano la folla e conquistano sorridenti e determinate la prima fila, sorde alle parole di quegli adulti che tentano di convincerle che tutto è perduto. E molte di loro hanno preso talmente a cuore la causa ambientalista, da essere diventate di diritto leader del movimento della propria città. È il caso, ad esempio, di Federica Gasbarro, giovane laureanda romana in Scienze Naturali che, nominata portavoce del comitato della Capitale, ha avuto l’opportunità di partecipare allo Youth Summit organizzato dall’ONU il 21 settembre, dove ha presentato il suo progetto contro il surriscaldamento globale e si è confrontata con chi, come lei, ha scelto di percorrere il sentiero battuto da Greta. O della 16enne milanese Miriam Martinelli, studentessa al quarto anno dell’istituto tecnico agrario che, nonostante le frequenti minacce di bocciatura da parte degli insegnanti per le troppe assenze, non ha mai rinunciato alle proteste del venerdì in piazza Scala. E che, con un bagaglio carico di proposte e buone intenzioni, è arrivata a prendere parte a un dibattito sul clima all’Europarlamento di Strasburgo.

Una manifestazione per il clima a Roma.

GettyImages

DA LONDRA A KABUL, LE RAGAZZE PROTESTANO

All’estero la situazione non cambia. Negli Stati Uniti, alla testa di ogni manifestazione non manca mai Jamie Margolin, giovane fondatrice del comitato Zero Hour e inserita da People nella classifica delle 25 donne che stanno cambiando il mondo. Mentre la Germania e il Belgio possono contare, rispettivamente, su Luisa Neubauer, militante del partito dell’Alliance 90 (il corrispettivo tedesco dei Verdi) e Anuna De Wever, creatrice del movimento Youth for Climate. Grecia, Irlanda e Slovenia, invece, hanno trovato la loro Greta nei volti di Ariadne Papatheodorou, studentessa 15enne di Atene, Teresa Sebastian e Varja Uulovi. Le giovani pasionarie non si fanno fermare neppure da condizioni di vita precarie o severi divieti di protesta: lo dimostra l’indiana Ridhima Pandey che, a soli 12 anni, ha fatto causa allo Stato per inerzia sulla crisi climatica. O le ragazze afghane che, scortate dai militari con i mitra, si sono unite al coro di voci contro il cambiamento climatico. Secondo la sociologa dell’Università Roma Tre, Cecilia Costa, il fatto che ad aderire a queste battaglie siano molto più le ragazze che i ragazzi non è affatto un mistero: «Le donne, in genere, mettono più passione in quello che fanno. Greta, per loro, è proprio il simbolo di quella passione. Con l’aggiunta di un po’ di cuore e di emotività».

Studenti in corteo in occasione della giornata di mobilitazione organizzata dal movimento 'Fridays For Future', Perugia, 27 settembre.

Ansa

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