27 Settembre Set 2019 1210 27 settembre 2019

L'oncologa Cristiana Sessa incoraggia le donne che vogliono realizzarsi sul lavoro

Ha due obiettivi: aiutare le pazienti malate e promuovere il ruolo della nuova generazione di donne-medico nel suo campo puntando anche a posizioni apicali: «Imparate ad essere audaci».

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Cristiana Sessa Oncologia

Il suo motto è: «Imparate ad essere audaci». Lei è Cristiana Sessa, 66 anni, una carriera da oncologa specializzata nei tumori ginecologici e due obiettivi che hanno rappresentato il filo rosso del suo percorso umano e professionale: aiutare le donne malate e promuovere il ruolo della nuova generazione di donne-medico nel campo dell'oncologia puntando anche a posizioni apicali. Consulente per i tumori ginecologici all'Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI) di Bellinzona e con un passato di ricerca anche in Italia, è la vincitrice del prestigioso premio Donne per l'oncologia della Società europea di oncologia medica (Esmo).

«NON CI È STATA INSEGNATA LA FIDUCIA IN NOI STESSE»

«Attualmente», racconta Sessa, «supervisiono il lavoro dei giovani oncologi specializzati in tumori ginecologici allo Iosi e tra loro molte sono le donne. Io stesa sono stata fortunata a ricevere questo tipo di supporto da giovane e per questo voglio darlo alle nuove generazioni. Quando sei giovane, è importante avere dei mentori che ti aiutino e ti spingano a pensare 'grande' ma alle donne della mia generazione non è stato insegnato come avere fiducia in se stesse e ciò mi è mancato. I programmi del comitato Esmo 'Donne per l'oncologia' sono cruciali per questo aspetto». Ma cosa serve alle donne-medico per avere successo?

«LA FAMIGLIA NON DEVE OSTACOLARCI»

«Prima di tutto», afferma Sessa, «devono avere la competenza e l'expertise richieste nel proprio settore. Ma devono poter avere anche la possibilità pratica di partecipare a convegni, incontri e programmi di partnership, non essendo ostacolate da fattori quali la cura familiare e dei figli, la posizione professionale o altre barriere sociali. Le donne dovrebbero anche imparare ad essere audaci, ad esempio impegnandosi in compiti complessi e dimostrando di essere all'altezza».

«LE DONNE DEVONO POTER ESSERE VISIBILI»

Per favorire la presenza delle donne nell'oncologia, prosegue la specialista, «è anche necessario che passi il messaggio che alle donne deve essere data la possibilità di 'essere visibili', ad esempio assumendo il ruolo di speaker anche in congressi importanti, e di essere rappresentate nelle commissioni scientifiche». E ancora: «Bisogna far capire ai responsabili di dipartimento ed a chi riveste un ruolo apicale che è tempo di promuovere le nuove generazioni ed anche le giovani professioniste ma le donne, da parte loro, dovrebbero essere ben preparate per assumersi tali responsabilità e per questo bisogna dare loro la giusta formazione».

«LAVORATE PER RAGGIUNGERE I VOSTRI OBIETTIVI»

Una figura in particolare, tra le altre, racconta, l'ha ispirata nella professione: la dottoressa Eve Wiltshaw che, 40 anni fa, condusse la ricerca pioneristica per l'utilizzo del farmaco carboplatino per il trattamento del cancro ovarico. Donne che hanno difeso la salute ed i diritti delle altre donne e che, conclude, lasciano un importante messaggio alle oncologhe della nuova generazione: «Fissate gli obiettivi e lavorate per realizzarli, dedicandovi ad essi pienamente perchè di solito i risultati più grandi si ottengono nei primi anni della carriera».

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