26 Settembre Set 2019 1645 26 settembre 2019

Caso Laura Russo, il comunicato di Pangea contro la gogna subita dalla madre

Il 26 settembre avrebbe compiuto 17 anni. Nel 2004 venne uccisa dal padre che voleva vendicarsi della moglie, Giovanna Zizzo, trattata dal suo paese come colpevole.

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Nel giorno del compleanno della piccola Laura, la bambina di San Giovanni La Punta uccisa dal padre nel sonno per ritorsione contro la madre che voleva porre fine alla relazione, non possiamo non esprime tutta la nostra solidarietà alla mamma Giovanna Zizzo che, a distanza di cinque anni da quella notte, si vede ancora additata e accusata da molti compaesani come se fosse lei la responsabile di questa tragedia. Un'accusa gravissima che si evince, ad esempio, dalle dichiarazioni di alcuni concittadini intervistati dalla trasmissione La Vita in diretta del 24 settembre scorso secondo cui la mamma è «quasi responsabile del fatto» e «il padre è stato portato a farlo per colpa della moglie perché hanno avuto problemi tra di loro».

Il vecchio tema del «se l'è andata a cercare», solo per aver scelto di lasciarlo dopo aver scoperto che lui la tradiva, torna prepotentemente in questa storia a tal punto che Giovanna, nei giorni scorsi, ha dovuto pubblicare una lettera per ribadire quanto di più scontato non esista: le vittime sono lei e la sua famiglia, lui è il carnefice. Un carnefice che avrebbe voluto fare strage di tutti e quattro i figli, scampati miracolosamente e la cui condanna all'ergastolo è stata confermata di recente in Cassazione. Eppure neanche questo è bastato a tracciare una linea netta tra il colpevole e le vittime, tra l'orco Roberto Russo che, come hanno scritto i giudici, voleva «infliggere un castigo alla loro madre» e una madre con quattro figli: una 12enne uccisa e tre sopravvissuti.

A Giovanna oggi non rimane che l’amarezza di sentirsi accusata dagli sguardi di alcuni compaesani, che la scrutano con sospetto per essersi voluta allontanare dal quel nucleo familiare che non esisteva. Un paese che, a partire dall'amministrazione, non le ha mai fatto sentire calore umano e vicinanza. Ad esempio quando il Comune non si costituì parte civile all'epoca dei fatti o quando nel 2017 fu bocciata una mozione che chiedeva l’impegno a costituirsi parte civile in eventuali altri procedimenti che riguardassero la violenza sulle donne. E mentre tutta Italia chiama Giovanna per parlare di Laura, nelle scuole, nelle conferenze, a San Giovanni La Punta non c’è una targa o una stele che ricordi la bambina.

Ricordarla sarebbe invece un monito per i violenti, una cicatrice doverosa e necessaria.

Facciamo quindi appello all'attuale sindaco e a tutta l'amministrazione comunale perché prenda posizione in primis contro questa gogna che Giovanna deve subire quotidianamente, dichiarando apertamente da che parte sta e assumendo tutte le iniziative necessarie a ricordare la storia di Laura nei modi dovuti per sensibilizzare le coscienze degli uomini e delle donne. Ma ci rivolgiamo anche alla parte buona del Paese, che sappiamo essere tanta, perché prende pubblicamente le distanze da chi, ancora oggi, dimentica chi sia la vittima. A Giovanna oggi non resta altro che l'immenso dolore per una figlia che non c'è più a cui si aggiunge l'amarezza per il trattamento che deve subire
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È quanto afferma Simona Lanzoni, vice presidente Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice Reama, rete per l'empowerment e l'auto muto aiuto per le donne che subiscono violenza e per i loro figli/e.

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