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Diritto all'aborto

26 Settembre Set 2019 1259 26 settembre 2019

In Australia anche il New South Wales ha legalizzato l'aborto

Era rimasto l'ultimo dei sei Stati a reputare l'interruzione di gravidanza illegale, se non nel caso in cui il parto fosse considerato dai medici un serio pericolo per la salute fisica e psichica della donna.

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Con la depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza nel New South Wales, l’Australia rende legale l’aborto in ciascuno dei suoi sei Stati. Dopo accese dispute e numerose manifestazioni di protesta che hanno visto coinvolti per oltre due mesi tanto i pro-life quanto i pro-choice, la nuova legge, già approvata dalla camera alta con 26 voti favorevoli e 14 contrari, ha ottenuto il lasciapassare anche dalla camera bassa, con ben 59 voti a favore e dopo più di 40 ore di dibattimento.

COSA PREVEDE LA NUOVA LEGGE

D’ora in poi, grazie alla nuova legge, una donna potrà abortire fino alla 22esima settimana o, in caso di necessità stringente dettata da circostanze mediche, fisiche, sociali o psicologiche particolari e prese in esame da specialisti, anche oltre questo termine. Un cambiamento notevole rispetto a quello che prevedevano le vecchie disposizioni legislative in vigore per più di 100 anni, che ammettevano l’aborto soltanto nei casi in cui la gravidanza avrebbe comportato un serio pericolo per la salute fisica e psichica della paziente (dimostrato attraverso esami specifici e accurate valutazioni degli esperti), punendo chiunque vi ricorresse al di fuori di questa specifica situazione con 10 anni di carcere. Differente, ovviamente, il discorso relativo alle interruzioni di gravidanza illegali, che verranno considerate, invece, reati perseguibili penalmente.

UN RISULTATO STORICO MA DIVISIVO

Sono servite decine di ore per far sì che i parlamentari riuscissero a vagliare il gran numero di emendamenti presentati (oltre 100), approvando, tra le tante cose, il divieto di aborto per scegliere il sesso del bambino e la protezione di quei medici che decidono di essere obiettori di coscienza. Non sono, ovviamente, mancati attacchi da parte dei gruppi conservatori e religiosi che, davanti alla legalizzazione, si sono scagliati contro il governo per aver affrettato i lavori senza lasciare spazio sufficiente alla consultazione pubblica. Tra questi, anche l’arcivescovo cattolico di Sydney Anthony Fisher, che ha parlato di «un giorno buio» per il New South Wales: «La nuova legge è una sconfitta per l’umanità perché rappresenta una drammatica abdicazione della responsabilità di proteggere i membri più vulnerabili della comunità». Di parere completamente diverso la deputata laburista Penny Sharpe che, tra i promotori della proposta di legge, ha sottolineato l’importanza del risultato ottenuto: «È stato un viaggio lungo ma anche molto importante, per una questione a cui i cittadini dello stato tenevano molto profondamente. È un enorme passo avanti per le donne, atteso da tempo, e vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a raggiungere questo traguardo». Ovviamente grande è stata la gioia con cui la notizia è stata accolta dai movimenti femministi dello Stato che, dopo tante battaglie, hanno finalmente visto il governo deciso a fare un grosso passo in avanti. Come dimostrato dall’entusiasmo della deputata laburista Jo Haylen: «Le donne del New South Wales non dovranno più avere paura né temere il carcere nel momento in cui si troveranno a fare i conti con decisioni che riguardano le loro vite e i loro corpi».

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