Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

25 Settembre Set 2019 1256 25 settembre 2019

La storia di Chanel Miller in un libro e in un un corto

Violentata durante una festa alla Stanford University, ha visto il suo stupratore condannato a soli sei mesi. Adesso ricorda quel processo e la sua rinascita. 

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Chanel Miller Brock Turner Stupro

Ricorderete forse la storia di Brock Turner, studente di Stanford che nel 2016, dopo aver abusato sessualmente di una 22enne in stato di semi incoscienza, era stato condannato ad appena sei mesi di carcere perché incensurato e sotto l’effetto dell’alcol (il giudice, per la cronaca, è poi stato rimosso). Ecco, quella era soprattutto la storia di una ragazza che era andata a una festa della confraternita Kappa Alpha per passare una bella serata, e che invece si è risvegliata dentro a un incubo. Emily Doe, così era stata chiamata per tutta la durata dello scandaloso processo a Turner la sua vittima, si chiama in realtà Chanel Miller. Ha appena rivelato la sua identità (e il suo volto): lo ha fatto per annunciare la pubblicazione del memoir Know My Name e la diffusione su YouTube di un cortometraggio animato che accompagna il libro, I Am With You, in cui descrive le conseguenze dell’estenuante processo che ha cambiato la vita.

«LA VERGOGNA PUÒ UCCIDERTI»

«Quando vieni violentata, ricevi una nuova identità. Essa minaccia di inghiottire tutto ciò che progetti di fare ed essere. I sono diventata Emily Doe», dice Chanel nel corto. «La vergogna, seriamente, può ucciderti», continua, elencando poi una serie di termini a lei riferiti, usati durante il processo: «Nessuno vuole essere definito dalla cosa peggiore che gli sia mai capitata. Avevo paura che quelle parole mi avrebbero seguite per sempre». Nel cortometraggio ricorda poi di essere stata incolpata in tribunale («Sa cosa succede quando si alza troppo il gomito e lei lo fa spesso», le disse più o meno l’avvocato di Turner) e di aver scritto un lungo discorso (12 pagine), letto poi guardando negli occhi il suo stupratore. Iniziava così: «Non mi conosci, ma sei stato dentro di me» e continuava, dicendo tutto quello che c’era da dire. Ma il giudice, com’è noto, non la ascoltò. Quando lo ha reso pubblico, è stata invece ‘ricompensata’ dalle parole di conforto, appoggio e stima ricevute da tantissime persone che nemmeno conosceva e che, insieme, l’hanno salvata. Il cortometraggio continua con un messaggio: basta incolpare e isolare le vittime di violenza sessuale, perché hanno già subito abbastanza, sono state già non credute e lasciate da sole. E alle ‘sopravvissute’ come lei, Chanel dice: «Impegnatevi per diventare ciò che volete essere nella vita, gridate quando tentano di mettervi a tacere, alzatevi quando vi buttano giù». Nessuno ha il diritto di definire le vittime. Questo spetta esclusivamente a loro. «Sono Chanel e sono con voi»: il corto si conclude poi con le parole del suo titolo, I Am With You.

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