23 Settembre Set 2019 1316 23 settembre 2019

Megan Fox contro Hollywood: «Mi ha trattato come un oggetto sessuale»

In un'intervista l'attrice ha spiegato il motivo del crollo nervoso che l'ha allontanata dalle scene. E su MeToo: «Penso che le femministe non mi vogliano. A cosa serve supportare le donne se si sceglie di sostenerne soltanto alcune?».

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Megan Fox Intervista Hollywood Metoo

In occasione del decimo anniversario di Jennifer’s Body, celebre pellicola horror firmata dalla regista Diablo Cody, Megan Fox ha scelto di parlare apertamente dei motivi che l’hanno portata ad allontanarsi dai riflettori per lungo tempo. No, non si è trattato di una pausa dovuta alla maternità o al desiderio di prendersi del tempo per se stessa dopo il successo che l’aveva travolta tra la fine degli Anni ’90 e l’inizio dei Duemila, ma di una profonda crisi dovuta alla sensazione di essere vista solo e soltanto come un oggetto sessuale.

ETICHETTATA COME UNA BAMBOLA SEXY

In un’intervista rilasciata a Entertainment Tonight, l’attrice ha spiegato come, dopo il film (uscito nel settembre del 2009), nessuno riuscisse più a considerarla al di là del suo aspetto fisico: «Che il film non avesse sbancato ai botteghini, al tempo, non era sicuramente una delle mie preoccupazioni maggiori», ha spiegato, «Quello che più mi turbava e mi faceva male era lo strano rapporto che avevo con il pubblico e con i giornalisti. Non mi sentivo mai a mio agio, non ero mai davvero tranquilla». Il fatto che la macchina della promozione l’avesse ipersessualizzata è stata soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso: «Il problema non era soltanto quel film ma la mia vita quotidiana. Hollywood mi trattava come un oggetto sessuale e mi capitava con qualsiasi progetto, con qualsiasi produttore. Jennifer’s Body è stato la scintilla che ha innescato il mio crollo mentale». Un crollo che l’ha portata a sentirsi fuori posto nell’ambiente che, fino a poco tempo prima, l’aveva vista brillare: «Non volevo dover posare per una foto, comparire sulle riviste, sfilare sul tappeto rosso, non volevo essere notata perché avevo la paura, la convinzione, l’assoluta certezza che sarei stata presa in giro, che mi avrebbero sputato addosso, che qualcuno mi avrebbe gridato contro o che la gente mi avrebbe lapidato o assalito per il solo fatto che fossi in giro».

NESSUN POSTO PER LEI TRA LE FEMMINISTE

Nonostante abbia più volte tentato di richiamare l’attenzione dell’industria cinematografica e delle colleghe, parlando pubblicamente delle dolorose esperienze vissute tra un set e l’altro, pare che nessuno le abbia mai dato tanto credito. «Credo di aver anticipato il movimento #MeToo, raccontando pubblicamente quello che mi è successo. Ma tutti mi dicevano: ’Non ci interessa, te lo meriti’. Erano interessati soltanto a come apparivo, ai vestiti che indossavo o alle battute divertenti che facevo». E proprio questa diffidenza, forse, l’ha portata a pensare di non «avere alcuno spazio nel femminismo» nonostante creda fermamente nella necessità di una parità di genere e in tutte le cause per cui il movimento si è battuto e continua a battersi. «Penso che le femministe non mi vogliano nel loro gruppo. A cosa serve supportare le donne se si sceglie di sostenere soltanto alcune di loro? Perché per essere parte del gruppo devo essere una professoressa o una persona che non si considera in alcun modo minacciosa?».

LA GRAVIDANZA L’HA SALVATA

Dopo essersi lasciata alle spalle il personaggio di Jennifer, Megan ha scoperto nella gravidanza la possibilità di ripartire e di rimettersi in carreggiata. «Penso che rimanere incinta mi abbia fatto davvero riflettere e vedere le cose in maniera diversa. Bambino dopo bambino, sono riuscita a ritrovare la migliore versione di me stessa». Nonostante la reticenza del mondo di Hollywood, che continua a trattare la maternità come un handicap, sia dura a morire: «Noi madri non veniamo rispettate in alcun modo. Ed è ingiusto perché nessuno presta attenzione a quanto facciamo e a quanto ci sforziamo per far sì che tutto funzioni».

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