23 Settembre Set 2019 1819 23 settembre 2019

L'attivista Gulalai Ismail è riuscita a fuggire dal Pakistan

Dopo aver denunciato le molestie sessuali dei militari ai danni di donne e ragazzine, era stata costretta alla latitanza. Ora ha trovato rifugio in America.

  • ...
gulalai ismail fuga pakistan

Ricercata con l'accusa di tradimento per aver denunciato pubblicamente le violenze dei militari ai danni di donne e ragazzine, dopo quattro mesi di latitanza l’attivista Gulalai Ismail ce l’ha fatta: è riuscita nell’impresa di eludere il divieto di espatrio imposto dalle autorità del Pakistan, ed ha raggiunto New York in cerca di asilo politico. La sua battaglia contro un fenomeno che era ormai diventato tragica abitudine è iniziata a gennaio 2019 in occasione di una violenta repressione dell’esercito al confine con l’Afghanistan: «Decine di donne sono venute a dirmi che l’episodio delle molestie sessuali non era unico, ma sistematico», ha raccontato in un’intervista al New York Times: «Avveniva ormai da anni». Nonostante non fosse assolutamente intenzionata ad abbandonare il Paese, la situazione per lei era ormai diventata davvero critica: «Credo che la mia opera in difesa della democrazia in Pakistan sarebbe stata molto più efficace se fossi rimasta lì. Ma se fossi stata arrestata e torturata, sarei stata costretta a tacere. E la mia voce sarebbe stata censurata». Un destino, il suo, comune a molte donne che hanno avuto il coraggio di farsi sentire, come ha ribadito nel corso di un meeting con l'ambasciata americana a Washington: «Quando un uomo protesta, in genere, è sempre contro l’oppressione dello Stato. Quando, invece, a protestare è una donna, la sua lotta si muove su più fronti, contro la norme culturali, il patriarcato e l’oppressione dello Stato».

HA SUPPORTATO LE PROTESTE DELLE MINORANZE

Arrestata per la prima volta nel 2018, dopo aver supportato la denuncia della minoranza Pashtun contro la violazione dei diritti umani da parte di polizia e esercito, l’attivista è stata nuovamente fermata, qualche mese dopo, in occasione della manifestazione in memoria di Arman Luni, morto in carcere per le violenze subìte dai poliziotti. Costretta a sopportare un trattamento disumano, Gulalai ha raccontato di essere stata costretta a dormire, per due giorni, in una cella gelida e su coperte sporche di urina. Senza cibo, senza acqua e sotto lo sguardo accusatorio delle altre detenute, che la consideravano una terrorista. Ma è stato il ritiro del passaporto a dare il via a un incubo da cui non credeva di poter fuggire: «Quei mesi sono stati terribili. Sono stata minacciata e molestata. Sono fortunata a essere viva».

LOTTARE FINO A PERDERE LA LIBERTÀ

La necessità di sfuggire alle autorità le è costata la perdita di tutti quei diritti che aveva conquistato a fatica. E per cui aveva iniziato a lottare sin da ragazzina, quando, nel 2002, aveva fondato Aware Girls, un’associazione che si occupa di promuovere politiche di gender equality nel distretto ultraconservatore di Khyver Pakhtunkhwa. Grazie a una piccola rete, che ha sempre tenuto a mantenere segreta, è riuscita a fuggire attraverso lo Sri Lanka e a raggiungere l’America, nonostante i tentativi di catturarla siano stati tanti e infidi: «Sul web giravano video creati da hacker assoldati dai militari, in cui mi dicevano chiaramente che, quando sarebbero riusciti ad arrestarmi, mi avrebbero dato una lezione. Io avevo denunciato casi di stupro e loro mi avrebbero fatto vedere cosa fosse realmente uno stupro». Ma le preoccupazioni non sono finite: i suoi genitori, infatti, sono rimasti in Pakistan e devono fare i conti con l’accusa di aver finanziato il terrorismo. «Volevo alzare la voce, ecco perche sono qui», ha ribadito, «Il Pakistan, ormai, è destinato a rimanere un paese senza futuro. Almeno fino a quando la dittatura militare continuerà a tenerlo sotto scacco».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso