23 Settembre Set 2019 1807 23 settembre 2019

È nato il primo il comitato delle madri vittime di violenza istituzionale

Riunisce le mamme che in Italia sono state separate dai propri figli a causa della sindrome di alienazione parentale. Gli obiettivi dell'associazione. 

  • ...
Comitato Madri Unite Violenza Istituzionale

Si è costituito a Roma il primo comitato nazionale composto da madri vittime di violenza istituzionale, madri che vengono separate dai propri figli affidati a case famiglia o ancor peggio a dei padri inadeguati o abusanti. Sono infatti moltissimi i procedimenti giudiziari che, a causa di CTU che avallano la teoria dell’alienazione parentale, infliggono ai bambini il distacco dalla madre, dalla propria casa, stravolgendo la loro vita. Secondo questa teoria (disconosiuta dall’organizzazione mondiale della sanità) nota anche come Pas, quando un bambino esprime il rifiuto di un genitore (generalmente il padre), non si tratterebbe di un minore che si sottrae a un rapporto inadeguato o violento, bensì di un bambino plagiato da una madre manipolatrice. Il disegno di legge Pillon voleva normalizzare tutto questo, ma il cambio di governo ha soltanto posticipato un problema che è già presente, e che lo sarà sempre di più poiché gli intenti di quel disegno non sono stati archiviati ma verranno ridiscussi all’interno di nuove proposte legislative. Nonostante i magistrati con maggiore esperienza di violenza maschile contro le donne si esprimano chiaramente contro tutto ciò, la mancanza di formazione degli specialisti chiamati in causa fa si che siano centinaia i bambini e le bambine coinvolte poiché questa subdola teoria diventa l’alibi perfetto per gli uomini che agiscono violenza domestica che possono così screditare le loro vittime e poter continuare a frequentare i propri figli, anche in caso di abusi sessuali. Un'aberrazione, una contraddizione che sembra impossibile esistere in un Paese che celebra pubblicamente la figura della madre e poi nella realtà del quotidiano la discrimina violentemente, considerando oltretutto i bambini proprietà dei genitori anziché piccole persone capaci di esprimere sentimenti e pensieri. Il concetto di bigenitorialità a tutti i costi, anche in presenza di violenza e abusi, mette a rischio sia le donne che i bambini e ci riporta a un’idea di famiglia patriarcale con il padre padrone che fa impunito ciò che vuole.

MADRI CORAGGIOSE

Sono tante le storie a cui ci si avvicina dapprima increduli, poi sgomenti, poi annichiliti da un silenzio istituzionale che annienta vite quotidianamente. Mentre alla cronaca arrivano i casi più eclatanti, in cui i bambini muoiono o in cui vengono alla luce gli abusi sessuali reiterati dai padri abusanti, tanti bambini e tante madri subiscono questa violenza in solitudine. Bambini e bambine subiscono il terribile trauma del distacco, si ritrovano a vivere in case famiglia, sono costretti a frequentare padri di cui hanno paura; le madri lottano, si sfiniscono di fronte al potere malevolo delle istituzionale, nel silenzio mediatico. Come Laura Massaro, che lancia da un anno appelli nel web, inascoltata. Suo figlio è ancora con lei ma vivono entrambi nella paura che dal Tribunale dei minori di Roma arrivi un provvedimento che distrugga la loro vita. Laura è tra le fondatrici del Comitato Madri Unite Contro La Violenza Istituzionale, la cui nascita amplifica la voce di ognuna, rende possibile una visibilità pubblica che consente al Paese di vedere ciò che in solitudine resta invisibile o circoscritto all’ambito delle associazioni antiviolenza. Per sostenere queste donne coraggiose è possibile aderire al comitato con una email, per condividere i contenuti che hanno espresso in questo comunicato stampa. Chiunque, persona singola o associazione, condivida i principi ispiratori e le finalità del Comitato può inviare una mail con i propri dati al seguente indirizzo: comitatomadriunite@libero.it.

Il comitato è composto da madri vittime di violenza istituzionale (già private o meno dei figli ma comunque minacciate di perderli, per essere condotti in case famiglia e/o affidati a padri violenti/abusanti/inadeguati/rifiutati dai figli) a seguito di procedimenti giudiziari in ambito civile/penale/minorile fuorviati completamente da risultanze di CTU basate sul costrutto ascientifico di Alienazione parentale e/o concetti affini ad esso strettamente collegati quando non sinonimi quali a titolo esemplificativo ma non esaustivo ‘conflitto di lealtà’, ‘madre malevola’, ‘madre ostativa o non collaborante’, ‘madre simbiotica’, ‘madre conflittuale’ ma anche a seguito di false relazioni o atti omissivi dei Servizi Sociali e si prefigge di promuovere nelle opportune sedi ogni utile iniziativa, per tutelare gli interessi dei figli e delle stesse madri. Il Comitato intende denunciare:

1. Con riferimento alla legge 54/2006 sull’affidamento condiviso, le conseguenze nefaste della sua applicazione che si è tradotta in un feroce sistema che condanna i bambini e le donne ad una sistematica ‘violenza istituzionale’ e dunque rivittimizzazione indegna di un paese che si definisca civile. L’ideologia della bigenitorialità obbligatoria sottesa a questa legge e il suo strumento di applicazione – ovvero il costrutto ascientifico della Pas o alienazione parentale - hanno costituito una macchina da guerra elevata a sistema su tutto il territorio nazionale, ripristinando, di fatto la violenza del principio patriarcale della Patria Potestà.

2. Che la possibilità che donne e bambini siano ritenuti degni di credibilità e riescano a dimostrare, dopo le denunce, le violenze patite ad opera di padri, o altri rappresentanti maschili, è pressoché nulla, come inefficaci e spesso anche ingiuste le misure di tutela poste a loro disposizione. Questi uomini vengono sistematicamente considerati nell’ambito delle separazioni ‘comunque padri’ anche quando violenti, inadeguati e rifiutati dai figli e quindi imposta la relazione con loro a bambini e madri quando non concesso loro perfino l’affidamento esclusivo dei figli;

3. Come la violenza domestica venga interpretata e ridefinita come mera 'conflittualità' di coppia (le cosiddette ‘separazioni conflittuali’) dagli operatori giuridici e sociali e tutto l’apparato istituzionale è a quel punto finalizzato al ripristino obbligatorio della relazione con questi padri violenti/inadeguati e spesso - e a ragione - rifiutati dai figli, la cui violenza nella stragrande maggioranza dei casi non viene minimamente riconosciuta e valutata.

4. La mancata applicazione della Convenzione di Istanbul (legge 77/2013);

5. Il fatto che i bambini, nelle more di questi annosi procedimenti giudiziari, siano costretti di fatto a percorsi psicoterapeutici /psichiatrici contro la loro volontà e senza che ve ne sia necessità;

6. Il fatto che l’applicazione della cosiddetta ‘bigenitorialità obbligatoria’ viene perseguita nei Tribunali attraverso un ormai sistematico ricorso alle cosiddette Consulenze Tecniche d’Ufficio (CTU) ad opera di psicologi giuridici o neuropsichiatri che minacciano madri e bambini di allontanamenti e perdita della responsabilità genitoriale, prassi ormai questa sempre più diffusa e conosciuta anche con il nome di ‘terapia della minaccia’ così cara ai sostenitori dell’alienazione parentale, usando cioè i bambini come ‘accessori di pena’ e la loro perdita come strumento di minaccia e coercizione verso le madri riportandole così in una condizione di violenza e prevaricazioni perfino peggiore di quella da cui avevano cercato con fatica di sottrarsi e di sottrarre i propri figli. Attraverso queste perizie, dal contenuto altamente discutibile quando non del tutto falso ma ritenute praticamente sempre valide dai Giudici che si affidano e fidano ciecamente di questi consulenti tecnici da loro incaricati, si mette in atto fin da subito una vera e propria vivisezione solo della madre e della famiglia materna (il padre e il suo contesto familiare scompaiono completamente dal procedimento e nessuna analisi/valutazione viene più fatta su di essi);

7. Il fatto che tali perizie si traducono di fatto automaticamente in provvedimenti e decreti dei tribunali (spesso provvisori per anni e dunque inappellabili) con cui si arriva a stravolgere radicalmente la vita dei bambini e dell’intero nucleo familiare materno, dichiarando una madre inadatta su basi completamente fasulle come quella della supposta presenza di 'alienazione genitoriale' o concetti affini/sinonimi, considerata inesistente e ascientifica, ma ancora e sempre più applicata e del tutto accolta nei tribunali;

8. Come la visione adultocentrica della legge 54/2006 è sostanzialmente patriarcale in quanto antepone a tutto il concetto di bigenitorialità a tutti costi così negando di fatto la centralità del legame materno come relazione primaria e fondamento di tutte le altre relazioni, anche quella paterna. La Legge 54/2006 di fatto nega la salvaguardia del 'primario interesse del minore', considerando i bambini come mero oggetto di spartizione tra adulti, e non un soggetto di diritto, che esige cura, rispetto, ed autonomia di emotiva e di giudizio.

9. Il fatto che le donne, accusate di essere madri inadeguate o addirittura malevole, si ritrovano rivittimizzate e giudicate pericolose alla crescita di figli che hanno partorito e adeguatamente cresciuto ed educato fino a quel momento con immensi sacrifici e in grande solitudine (sia affettiva che economica). Queste donne vengono punite con l’allontanamento forzoso dei bambini da loro a causa di queste perizie psicologiche e psichiatriche e/o da relazioni superficiali quando non false ed omissive dei Servizi Sociali.

10. Il fatto che il risultato di tutto quanto esposto nei punti precedenti (in maniera tuttavia non esaustiva) è anche l’inizio di un vero e proprio calvario giudiziario di anni e anni in cui la madre cercherà, nella quasi totalità dei casi invano, di difendersi dalle accuse ingiustamente mosse nei suoi confronti dagli operatori vari con la conseguente messa in atto anche di una feroce e conseguente violenza economica: più la madre cercherà di difendersi (e difendere i propri figli) e più sarà ritenuta dalle istituzioni conflittuale, alienante e ostativa innescando così un circolo vizioso e una ragnatela di eventi assurdi da cui non riuscirà più ad uscire con esiti nefasti per sé e per i figli.

Vi chiediamo massima adesione e condivisione.
Grazie.

COMITATO MADRI UNITE CONTRO LA VIOLENZA ISTITUZIONALE

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso