19 Settembre Set 2019 1233 19 settembre 2019

Giovanna Zizzo: «Mio marito uccise mia figlia, ma in paese mi guardano male»

La mamma di Lauretta, accoltellata a morte nel 2014, in una lettera al Corriere denuncia i pregiudizi della gente di San Giovanni La Punta: «In alcuni sguardi leggo atti d’accusa» e la mancata solidarietà delle istituzioni.

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Giovanna Zizzo Mamma Di Laura Lettera

Sono parole che fanno male quelle di Giovanna Zizzo, madre di una bimba uccisa nel 2014 dal padre, affidate in una lettera rivolta al Corriere della Sera per raccontare come la comunità in cui vive, San Giovanni La Punta (Catania) sia riuscita a guardarla strana, nonostante l'assassino di Lauretta fosse l'ex marito. Era il 22 agosto quando Roberto Russo, allora 47enne, accoltellò le due figlie di 14 e 12 anni per poi tentare di togliersi la vita. La più piccola, Laura, venne portata d'urgenza in ospedale, ma non ci fu nulla da fare. L'uomo aveva appena portato a termine la relazione con la moglie, Giovanna Zizzo, che veva deciso di chiudere definitivamente il rapporto con il padre dei suoi quattro figli dopo aver scoperto i tradimenti di lui. A luglio 2019 la Corte di Cassazione ha confermato l'ergastolo.

«MAI CHE QUALCUNO SIA VENUTO A DIRMI: COSA POSSIAMO FARE PER RICORDARE LAURETTA?»

«Adesso che il processo è chiuso, ora che anche la Cassazione ha pronunciato quella parola — ergastolo — so che la mia Lauretta avrà giustizia. Ma proprio adesso che dal punto di vista giudiziario tutto è compiuto, trovo la forza per fare qualche riflessione su altri temi che in questi anni ho taciuto», scrive Giovanna nella lettera. «Parlo delle istituzioni, dei miei concittadini, di tutto quello che sarebbe stato doveroso fare e non si è fatto per onorare la memoria di Lauretta e per essere dalla parte della mia famiglia. Per farci sentire meno soli, almeno». La mamma di Lauretta ha chiarito di non riferirsi a nulla di speciale, tantomeno a richieste economiche, ma semplicemente a un po' di rispetto in più: «Mi avrebbe fatto piacere sentire il calore umano della gente, del sindaco, degli assessori, della comunità religiosa. E invece ho vissuto questi cinque anni con la netta sensazione di essere una figura fastidiosa. Una alla quale magari concedono questo o quello, sì, ma solo se lo chiede. Mai che qualcuno sia venuto dirmi: cosa possiamo fare per ricordare Lauretta? Sento addosso la certezza che se me ne stessi in un angolo, in silenzio, in tanti tirerebbero un sospiro di sollievo».

«NEGLI SGUARDI LEGGEVO ATTI D'ACCUSA: HO DOVUTO SOPRAVVIVERE AL PREGIUDIZIO»

E qui Giovanna affronta il tema della colpa, che indirettamente sembra ricadere su di lei, lei che ha interrotto la relazione con quell'uomo: «Quel che è peggio è che in alcuni sguardi leggo atti d’accusa: sono stata io — mi dicono quegli sguardi — ad aver armato la mano del mio ex marito, io ad essermi allontanata dopo aver scoperto che aveva un’altra, io ad avere la colpa di non aver lasciato correre... All’inizio uscivo solo se avevo addosso gli occhiali da sole, era impossibile sostenere quegli sguardi, sopravvivere al pregiudizio è stata una delle tante prove che ho dovuto affrontare. Ma ora so che ho sbagliato a sentirmi sbagliata. Io sono la mamma di Laura, ho lei dalla mia parte e potete pensare quello che volete. Non mi nasconderò mai più dietro un paio di occhiali».

«SPERO CHE LA GENTE DI SAN GIOVANNI LA PUNTA NON TI PERDONI»

Giovanna crede non ci sia cattiveria dietro il comportamento dei suoi concittadini, forse quello che temono è di esporsi troppo, «ma noi siamo vittime, io e la mia famiglia siamo sopravvissuti... A questo mondo un po’ antico e un bel po’ lontano dalla nostra sofferenza vorrei chiedere di mettersi una mano sulla coscienza e di onorare la memoria di Lauretta, finalmente. L’uomo che decise di punire me uccidendo lei era mio marito, è vero, ma avrebbe potuto essere il marito di chiunque altra. Mi scrisse: 'Se tu mi avessi perdonato tutto questo non sarebbe successo'. Io non ti ho perdonato né ti perdono», conclude la mamma di Laura. «Spero che non ti perdoni né ti assolva la gente di San Giovanni La Punta».

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