18 Settembre Set 2019 1642 18 settembre 2019

Come il cinema di Quentin Tarantino ha raccontato le donne

L'uscita di C'era una volta... ad Hollywood ha riacceso le polemiche sulla rappresentazione che il regista ha riservato ai personaggi femminili. 

  • ...
quentin tarantino donne

Come ogni pellicola di Quentin Tarantino che si rispetti, anche C'era una volta... ad Hollywood non è stata immune alle polemiche che, da anni, circondano la figura del controverso regista e la sua produzione cinematografica. Il film, nelle sale italiane dal 18 settembre, ha riportato in auge il dibattito sulla supposta misoginia di Tarantino e ha alimentato il confronto tra chi ne celebra la rappresentazione data alle donne, proposte come eroine indipendenti, lontane da tutti gli stereotipi di genere e in grado di dominare qualsiasi situazione senza aver bisogno dell’aiuto di un uomo, e chi, invece, non riesce proprio a soffrirne l’abitudine a marginalizzarle o a sottometterle alla violenza dei protagonisti maschili.

SHARON TATE, PROTAGONISTA AI MARGINI

A riaccendere la contesa sul sessismo di Tarantino è stata un’osservazione di Farah Nayeri, giornalista del New York Times. La reporter, nel corso della conferenza stampa per la prima di C'era una volta... ad Hollywood al Festival di Cannes, ha sottolineato quanto ingiustamente ridotto fosse il 'minutaggio' di Sharon Tate rispetto a quello degli altri personaggi. E ha implicitamente accusato il regista di aver scelto consapevolmente di dare al personaggio così poche battute, nonostante avesse a disposizione un talento così eclettico e versatile come quello di Margot Robbie. Lo scambio tra i due è diventato virale e la scelta di Tarantino di non controbattere agli appunti della giornalista, passando alla domanda successiva, ha alimentato l’accusa di maschilismo con cui, da anni, si trova a fare i conti.

FEMMINISTA O SESSISTA?

E se, da una parte, c’è chi lo ha accusato ripetutamente di aver mostrato ben poca empatia nei confronti delle donne dei suoi film, spettacolarizzando brutalmente la violenza nei loro confronti o condannandole a sopportare in silenzio il mansplaining di chi le reputa inferiori, molti lo hanno difeso a gran voce per aver lasciato indietro gli slogan e aver dimostrato coi fatti il suo femminismo. Soprattutto attraverso ruoli e contesti che hanno saputo restituire ai personaggi femminili una rappresentazione che li mette al centro della narrazione senza imprigionarli nei ruoli di moglie, amante o figura di contorno di uno scenario a maggioranza maschile. Come dimostrerebbe, secondo alcuni, la celebre scena del ballo in Pulp Fiction: John Travolta e Uma Thurman si divertono tra loro, in una condizione che sembrerebbe essere del tutto paritaria e che non accenna ad alcun tentativo di ridurre la donna a un oggetto sessuale.

TRA EROINE E DAMIGELLE

Se ci si limita ad analizzare i personaggi, si nota ancor più come la posizione di Tarantino non si chiarisca mai del tutto e continui a rimanere parecchio borderline. Alimentando, in un circolo senza fine, il dibattito che lo vede al centro. Donne come Beatrix Kiddo, eroina di Kill Bill, o Jackie Brown, protagonista del film eponimo, danno effettivamente prova dell’attenzione che il regista riserva alle 'sue' donne, esaltandone la forza e la capacità di rispondere alla violenza senza scomporsi. In un contesto ad alto tasso di testosterone, disseminato di ostacoli apparentemente insormontabili, queste eroine riescono a spuntarla senza lasciarsi intimidire e, spesso, trasformandosi anche nelle villain della storia. E come dimenticare la Shosanna Dreyfus interpretata da Mélanie Laurent in Bastardi senza gloria? D’altra parte, però, tutto questo girl power sembra perdersi completamente in personaggi come quelli di Broomhilda (Kerry Washington) in Django Unchained e Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh) in The Hateful Eight. La prima, 'principessa' di cui l’eroe Django è innamorato, è costretta in una dinamica immobile, in cui Tarantino la riduce a essere solo l’oggetto del desiderio del protagonista, una damigella fragile in attesa di un principe che la salvi. La seconda, invece, viene proposta come un personaggio del tutto passivo, una pedina che viene maltrattata ma che non ha la forza di reagire, se non con un monologo che non ottiene l’effetto sperato e che la condanna a un epilogo ben poco felice. In ogni modo, neppure le creature di Tarantino aiutano a sciogliere il dilemma. Perché, forse, la soluzione sta tutta e solo nell'interpretazione che ciascuno spettatore si riserva di dare alla singola scena o all'intera pellicola.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso