13 Settembre Set 2019 0815 13 settembre 2019

La storia vera a cui è ispirata la serie tv Unbelievable

Vittima di stupratore seriale ma costretta a ritrattare la deposizione, ecco il racconto del caso di Marie Adler. Al centro del serial Netflix disponibile dal 13 settembre.

  • ...
unbelievable netflix storia vera

Accade spesso che le vittime di stupro debbano fare i conti, oltre che con il dolore e la sofferenza provocati dal proprio carnefice, anche con i dubbi di chi ne arriva a mettere in discussione la confessione, spingendole a ritrattarla e a colpevolizzarsi per quel che è accaduto. Una dinamica piuttosto frequente nella realtà che Netflix ha deciso di documentare attraverso la miniserie Unbelievable disponibile dal 13 settembre. Otto episodi in tutto che raccontano la storia dell'adolescente Marie Adler, già affrontata nell’inchiesta An unbelievable story of rape, curata dai giornalisti T. Christian Miller e Ken Armstrong (Premio Pulitzer nel 2016 nella categoria dedicata al giornalismo investigativo) per ProPublica e in uno degli episodi del podcast This American Life.

LA STORIA DI MARIE

Secondo quanto si legge nell’inchiesta, Marie Adler non aveva avuto una vita semplice, nonostante le poche primavere sulle spalle. Abbandonata dai genitori biologici, era stata spesso ospitata in orfanotrofi e centri d’accoglienza assieme ai fratelli e aveva vissuto sulla sua pelle il dolore provocato dalle speranze tradite da proposte d’adozione andate male. Fino all’incontro, nel 2008, con quelle che sarebbero diventate due delle persone più importanti della sua vita: la prima madre affidataria, l’agente immobiliare di Seattle Shannon McQuery, e la seconda, Peggy Cunnigham, subentrata nel momento in cui la McQuery si era trovata costretta a rinunciare a lei, non riuscendo a riservare la stessa cura e attenzione a tutti i ragazzi che, negli anni, aveva deciso di accogliere in famiglia. Nonostante qualche attrito iniziale, provocato anche dalla difficoltà di adattarsi a una nuova città, Lynwood, a una nuova scuola, a nuovi amici, Marie e Peggy erano riuscite a trovare un punto d’incontro da cui ripartire insieme. Un equilibrio delicatissimo che, di lì a poco, sarebbe stato mandato irrimediabilmente in frantumi. In una sera di agosto come tante, dopo aver finito i compiti e scambiato qualche chiacchiera con l’amico Jordan, Marie si era addormentata a fatica, preoccupata dalla strana sensazione che di lì a poco sarebbe successo qualcosa. Non si sbagliava. Nel cuore della notte, infatti, un uomo misterioso era riuscito a fare irruzione nella sua camera e, dopo averla legata, bendata e imbavagliata, l’aveva stuprata per quello che alla ragazza era sembrato un tempo interminabile. Secondo quanto riportato dalla vittima alla polizia, una volta andato via l’aggressore, la 18enne era riuscita a liberarsi dai lacci e dalle bende con cui l’aveva immobilizzata, grazie a un paio di forbici recuperate a fatica dalla scrivania e, subito dopo, a precipitarsi dai vicini di casa per chiamare il 911, non riuscendo a rintracciare né l’amico né la madre adottiva. Arrivata all’appartamento, la polizia si era accorta di come la porta sul retro fosse leggermente socchiusa e sul patio fosse ben visibile una fila di impronte. Ma non solo: sul letto e sulla scrivania della ragazza, erano rimasti frammenti delle stringhe con cui l’uomo l’aveva legata e il coltello con cui l’uomo sembrava averla minacciata. Dopo gli esami medici di routine, nei quali i dottori l’avevano trovata insolitamente vigile e presente a se stessa nonostante ematomi e lividi sui polsi, a rafforzare il sospetto che lo stupro potesse non essere reale si erano aggiunti anche i dubbi di Shannon e Peggy che, nell’atteggiamento di Marie, non avevano rintracciato segni tangibili di stress emotivo o preoccupazione e temevano potesse trattarsi soltanto di un modo, l’ennesimo, per attirare l’attenzione su di lei.

LA DEPOSIZIONE

Nella mattinata del 13 agosto, Marie era stata portata nella centrale di polizia di Lynnwood per raccontare cosa le fosse successo. Nel corso dell’interrogatorio, un particolare aveva richiamato l’attenzione del detective: a differenza di quanto riportato subito dopo lo stupro, la ragazza aveva raccontato come, una volta riuscita a recuperare il cellulare, fosse riuscita a parlare con la madre adottiva, invitandola a ritornare subito a casa. Confrontando le due deposizioni, la situazione sembrava chiara: troppi buchi nel racconto, fin troppe incongruenze. Sembrava ormai ovvio che Marie avesse inventato tutto. Convocata per l’ennesimo colloquio, i detective le avevano chiesto nuovamente se fosse sicura di aver detto la verità su quanto pareva le fosse accaduto e, spingendola ad ammettere di aver mentito e, pertanto, di aver commesso un crimine, l'avevano costretta a rilasciare una nuova confessione. Nella quale, messa sotto pressione da un insopportabile stress psicologico, era arrivata a capovolgere completamente tutto quello di cui si era mostrata sicura fino a quel momento, raccontando di come lo stupro, in realtà, era stato un’invenzione, pensata per attirare l’attenzione e avere qualcuno che si prendesse cura di lei e della sua solitudine. Ricevuto un avviso di garanzia, Marie era stata convocata in tribunale e accusata di falsa testimonianza. La stampa aveva iniziato a dipingerla come una bugiarda, in Rete circolavano siti internet in cui gli utenti tentavano in ogni modo di diffamarla e metterla alla gogna. Una situazione che, di lì a poco, l'avrebbe fatta crollare in una spirale di depressione e autodistruzione. Né Peggy né Shannon l’avevano abbandonata ma le cose non erano più come prima. Sottoposta a libertà vigilata, le fu imposto di rivolgersi a uno psicologo e di pagare oltre 500 dollari di cauzione, condannandola a perdere tutta l’indipendenza e la sicurezza che, fino a quel momento, era riuscita a fatica a conquistare.

IL SOSPETTO CHE POTESSE TRATTARSI DI UNO STUPRATORE SERIALE

Ma a centinaia di migliaia di chilometri di distanza da Lynnwood, tra Golden e Westminster, in Colorado, iniziava a muoversi qualcosa che avrebbe potuto avvalorare la versione di Marie e dimostrare il torto della polizia. Le detective Stacy Galbraith e Edna Hendershot, infatti, si erano rese conto dell’insolito ripetersi di aggressioni ai danni di vittime di sesso femminile, che sembravano essere contraddistinte da più di un elemento in comune. Tutte, infatti, avevano come protagoniste donne che raccontavano di essere state attaccate da un uomo mascherato che, entrato in casa di soppiatto, le aveva legate, imbavagliate, molestate e, in un secondo momento, poco prima di andare via, minacciate di diffondere foto compromettenti online. Cambiava la data, cambiava il luogo ma non cambiavano le coordinate degli stupri. Dopo lunghi mesi di collaborazione e controlli incrociati, le due riuscirono a venire a capo dell’indagine, mettendo insieme tutti i casi simili notificati a Denver nell’arco di due anni (dal 2009 al 2011). E, comparando le poche tracce di DNA che il presunto stupratore aveva distrattamente lasciato sulle diverse scene del crimine, arrivarono a ricostruirne l’identità. Si trattava di Marc O’Leary, 33enne originario di Lakewood, Colorado. Scoperta confermata dal ritrovamento di tutti gli strumenti con cui metteva in atto le aggressioni (dalle bende alla fotocamera, fino a un archivio di foto che comprendeva anche quelle di Marie) e dalla grossa voglia sul polpaccio che aveva fatto la sua comparsa in tutte le deposizioni delle sue vittime.

COME SI È CONCLUSO IL CASO

Mentre O’Leary è stato condannato all’ergastolo, nessuno del dipartimento di polizia di Lynnwood è stato minimamente punito per aver bullizzato e costretto la giovane Marie Adler a ritrattare la propria confessione, nonostante avesse giurato di non aver riportato altro che la verità. In un’intervista, Steven Rider, comandante in carica dell’unità di investigazione, ha ammesso l’errore commesso nell’aver trattato il caso con leggerezza: «Abbiamo sbagliato di grosso. Facciamo questo lavoro per aiutare le persone, non per fare loro del male». Quanto a Marie, nonostante superare il trauma subìto le sia costato anni di fatica e consulti medici, la vita le ha dato un’altra chance. Ora ha un lavoro, un compagno, una famiglia e il ricordo di quella notte è ormai lontano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso