13 Settembre Set 2019 1727 13 settembre 2019

Le vittime di Essure protestano a Roma

Il 15 settembre si tiene nella Capitale una protesta pacifica nei confronti di Bayer, produttrice del dispositivo: «Non siamo cavie» è lo slogan dell'evento. 

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Essure Bayer Roma

LetteraDonna ha già parlato di Essure, procedura mini-invasiva di sterilizzazione femminile che ha portato gravi effetti collaterali a migliaia di consumatrici, e in passato ha anche raccolto alcune (pesantissime) testimonianze di donne che, dopo averlo impiantato, hanno vissuto un vero e proprio inferno. Il dispositivo della Bayer non ha mietuto vittime solo in Italia, ma in tutto il mondo: per domenica 15 settembre è stata programmata una manifestazione pacifica di protesta contro il colosso farmaceutico tedesco, che si terrà a Roma con lo scopo di sensibilizzare il Ministero della Salute e l’intera classe politica.

EFFETTI COLLATERALI

Bayer, lo ricordiamo, ha ritirato Essure dal mercato italiano il 28 settembre 2017, ufficialmente per le scarse vendite. In realtà, quasi due mesi prima il dispositivo era stato privato dall’ente certificatore irlandese Nsai del marchio CE, indispensabile per la sua circolazione nell’Unione Europea. Non ci sono dati certi, ma si stima che in Italia siamo 7 mila le donne che lo hanno sperimentato, spesso con disastrosi effetti collaterali: dolore cronico, perdite di sangue, spossatezza, emicranie, giramenti di testa, infezioni urinarie, aumento di peso, etc. E c’è persino chi è rimasta incinta, nonostante l’impianto.

TUTTE IN GIALLO

Tra le principali promotrici della manifestazione romana, che ha come punto di ritrovo Piazza dell’Esquilino (ore 11), c’è Annabel Cavalida, fondatrice e portavoce del gruppo Facebook ‘Essure-Problemi in Italia’, che è stata capace di coinvolgere donne provenienti anche da Inghilterra, Francia e Spagna, pronte a gridare all’unisono, rivolgendosi alla Bayer: «Non siamo cavie». È questo infatti lo slogan della manifestazione, che sarà caratterizzata dal colore giallo, quello di magliette e cappellini delle partecipanti, unite dallo stesso incubo.

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