24 Agosto Ago 2019 1000 24 agosto 2019

Il paese di fianco ad Amatrice che resiste a tre anni dal terremoto

La frazione di Capricchia ha aumentato il numero di residenti e nessuno, nonostante le difficoltà e la paura di nuove scosse, vuole andare via. Il nostro reportage tra le donne che si impegnano per ricominciare.

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Terremoto Amatrice Capricchia 1

Capricchia è una piccola frazione di Amatrice a ridosso dei Monti della Laga, nel Parco nazionale del Gran Sasso. La sera fa freddo, anche d’estate, e gli abitanti indossano felpe e giacche a vento. Roma è a solo due ore di macchina ma sembra un altro mondo, e non solo per il clima: entrando in paese la prima cosa che si vede è la chiesa puntellata con le travi di legno, intorno ci sono case distrutte, cumuli di sassi e reti dei letti arrugginite. La notte del 24 agosto 2016 un terremoto di magnitudo 6.0 ha colpito il Centro Italia causando 299 morti. Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, Pescara del Tronto e le frazioni sono state distrutte. A Capricchia la scossa si è sentita - «sembrava non finire mai», racconta chi c’era - ma i danni, quella volta, sono stati pochi. Residenti e villeggianti sono riusciti a scappare di casa e hanno passato la notte in macchina lungo la strada. Il 25 agosto si sono ritrovati alla sede della Proloco, nel centro del paese, per mangiare insieme e farsi coraggio. Tutti erano d’accordo di non voler andare via.

LA SCOSSA DEL 30 OTTOBRE 2016 CHE HA DISTRUTTO IL PAESE

Il peggio, però, doveva ancora venire: il 30 ottobre un sisma ancora più forte ha distrutto, questa volta sì, quasi tutto. Per mesi la Proloco è diventata così l’unico luogo in cui dormire, mangiare, fare i compiti e guardare la tv, mentre fuori stava arrivando l’inverno. Eppure, a Capricchia, nessuno ha cambiato idea. E infatti dopo il terremoto i residenti sono aumentati. A quelli iniziali si sono aggiunte alcune persone delle frazioni vicine (ormai spopolate) e il paese è diventato un simbolo di resistenza al terremoto. Molti dei villeggianti romani che passavano qui le estati con la famiglia continuano a salire: la casa delle vacanze non c’è più ma vengono lo stesso, per stare insieme, dare una mano e provare a ricominciare. L’appuntamento, per tutti, è alla Proloco.

Le case distrutte di Capricchia, frazione di Amatrice. Tutta la zona è stata colpita dai terremoti del Centro Italia tra il 2016 e il 2017.

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CUCINARE PER NON PENSARE A QUELLO CHE ERA SUCCESSO

Qui in cucina, a preparare ogni giorno pranzo e cena per decine di persone, c’è Rosella Santarelli, 67 anni. Il 25 agosto, all’indomani del terremoto, Rosella è arrivata alla Proloco e si è messa ai fornelli. Cercava un rifugio in cui sentirsi utile e poter non pensare a quello che era appena successo. Tre anni dopo è ancora lì, inizia la mattina e finisce la sera tardi, ogni giorno un menù diverso: sabato sera si fa la pizza, domenica c'è il polpettone. Il 4 agosto 2019, in occasione del primo Festival delle valli reatine, ha insegnato a decine di persone come preparare il sugo all’amatriciana. «Uno di loro è venuto dopo un paio di settimane per rifarlo», racconta, «è stato bravo: ha sbagliato solo un passaggio».

«Stare tutti insieme all'inizio è stato fondamentale, ora bisognerebbe tornare alla normalità»

LE PRIME RUSPE PER TOGLIERE LE MACERIE

Rosella adesso ammette di essere, a volte, un po’ stanca: «All’inizio stare tutti insieme è stato fondamentale», dice mentre soffrigge pezzi di guanciale nella pentola di ferro, «ora bisognerebbe tornare alla normalità, ognuno nella propria casa con le sue cose». I residenti infatti vivono nelle strutture provvisorie e nei container. Le prime due ruspe per iniziare a togliere le macerie sono arrivate dopo tre anni e la Soprintendenza ai Beni culturali vorrebbe ricreare il paese com’era, ma chi abita qui non è d’accordo e chiede delle strutture in legno. Quello che appare chiaro a tutti è che la ricostruzione è ancora lontana.

Rosella Santarelli, cucina alla Proloco di Capricchia dal giorno dopo il terremoto di Amatrice.

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DOPO LE SCOSSE IL FREDDO E LA NEVE

Chi viene da fuori per stare vicino agli abitanti di Capricchia, invece, dorme nelle tende o in alcune casette in legno costruite dalla Proloco. Delle prenotazioni, gestione e pulizie si occupa Alessandra Santarelli, 55 anni. Il villaggio si chiama Vittoria in memoria della sorella di suo marito, morta con il figlio nel terremoto di Amatrice. A LetteraDonna racconta del primo inverno, quello del 2017 in cui un’ondata di freddo ha colpito le zone già terremotate e a Capricchia c’erano due metri di neve. «C’era un bagno solo per tutti e così con mia figlia Martina ci svegliavamo all’alba, venivamo insieme a farci la doccia, ripulivamo tutto e poi lei andava a scuola», ricorda. Dopo le scosse di agosto e ottobre, a gennaio ne arrivarono altre. In quel momento la convinzione di rimanere in paese avrebbe potuto vacillare: i disagi erano tanti e la sfortuna sembrava accanirsi. «Con mio marito eravamo andati in un paese vicino per alcuni giorni, poi ha chiamato mia figlia dicendoci: Io resto qui, voi che fate?, e siamo tornati». Perché lottare è difficile, ma disperdersi altrove significa sentirsi senza radici.

Marta Guerra vive a Roma ma il 24 agosto 2016 era a Capricchia e ha vissuto l'esperienza del terremoto del Centro Italia.

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SPIEGARE IL TERREMOTO È IMPOSSIBILE

Come Martina Santarelli anche Marta Guerra, 19 anni e lunghi capelli biondi, si è diplomata questa estate. È la figlia del presidente della Proloco di Capricchia e per questo, anche se durante l’anno vive a Roma, sale spesso in paese per dare una mano. La notte del 24 agosto 2016 era qui, così le chiedo se si sente più grande dei suoi coetanei dopo una simile esperienza: «In generale no. Però spiegare il terremoto a chi non l’ha mai provato è impossibile. In quello sì mi sento diversa, perché bisogna averlo vissuto per capire cosa significa», risponde. Da bambina vivere a Capricchia era il suo sogno, ora le necessità sono cambiate e le difficoltà di vivere in un paese terremotato pesano.

Anna Maria Clementi viene estate e inverno a Capricchia. Dopo il terremoto si è messa a dare una mano in cucina.

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TUTTI INSIEME PER AIUTARE IL PAESE A RISOLLEVARSI

Era invece tornata qui a godersi la pensione, dopo una vita a Roma, Sara Volponi. Fino a tre anni fa aveva una casa a Capricchia e una ad Amatrice in cui venivano i figli e i cinque nipoti, ma nessuna delle due si è salvata e ora vive in un’abitazione provvisoria. La incontro in cucina dove dà una mano a Rosella a preparare il pranzo. Insieme a loro c’è anche Annamaria Clementi, 62 anni, capricchiana di nascita ma cresciuta nella Capitale. «La mia famiglia si è trasferita in città a causa mia perché ero nata prematura e poi siamo rimasti là», ricorda. «Continuo a venire qui in estate e d’inverno e come tutti dò una mano», mentre mi chiede con un sorriso di scrivere che le donne sono il sesso forte. Vedendole affrontare le giornate con tanta forza non ho dubbi.

DA VILLEGGIANTE A BARISTA FREELANCE PER NON FAR MORIRE QUESTI LUOGHI

Difficile vedere ferma anche Egidia Rossi, per tutti «Edi», che a Capricchia viene da 28 anni a passare le estati. Prima con i figli, poi i ragazzi sono cresciuti e ha continuato a andarci con il marito. Il giorno dopo la prima scossa era già qui per dare una mano e sente il legame con Capricchia come «un cordone ombelicale». Anche se la notte non riesce più a dormire bene: la paura di nuove scosse resta sempre. A Roma ha organizzato un evento di beneficenza e raccolta fondi per sostenere la Proloco e quando è in paese lavora come volontaria - «e qui si lavora da mattina a sera», spiega. Si definisce 'barista freelance' perché è lei a preparare caffè e cappuccini a chi viene qui a fare colazione prima di partire per le escursioni in montagna. Dalla chiesa infatti partono tanti sentieri che salgono sui Monti della Laga e si inoltrano nel Parco nazionale del Gran Sasso e basta camminare poco per vedere la conca amatriciana martoriata dal sisma. Per il presidente della Proloco, Roberto Guerra, le risorse naturalistiche sono il punto da cui ripartire e il desiderio è di intercettare i giovani per evitare lo spopolamento della zona. Rimanere a vivere qui non è facile, perché il lavoro è poco e le necessità tante. Gli abitanti di Capricchia, però, non ci stanno ad abbandonare i loro luoghi e ogni giorno cercano e trovano la motivazione per andare avanti, tutti insieme.

Il sorriso di Egidia Rossi, detta Edi. Dopo il terremoto di Amatrice è venuta subito a Capricchia per dare una mano, oggi si occupa del bar della Proloco.

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