2 Agosto Ago 2019 1850 02 agosto 2019

Perché le madri guadagnano meno dei padri

Le donne trascorrono più tempo in mansioni non pagate, come la cura dei figli. E, quando diventano mamme, subiscono il motherhood pay gap. L'analisi di questo fenomeno. 

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Mamme Gender Pay Gap

Il lavoro invisibile e non retribuito di cui le donne si fanno quotidianamente carico è una questione urgente di giustizia di genere. Secondo diverse ricerche infatti, le donne trascorrono ancora più tempo degli uomini, fino a 10 volte tanto, in mansioni non pagate come l'assistenza all'infanzia e, più in generale, le faccende domestiche: sia l’Organization for Economic Cooperation and Development (organizzazione intergovernativa con 36 paesi membri, tra cui l’Italia) che il Bureau of Labor Statistics hanno confermato nel corso degli anni questo trend, evidenziando come le madri sostengano ancora il 65% del lavoro di cura dei bambini all’interno di un nucleo famigliare. È doveroso farsi almeno due domande: perché? Con che conseguenze?

COSA DICE LA STORIA

Non molto tempo fa, la maggior parte delle donne, soprattutto bianche, non lavorava fuori casa, principalmente perché erano sempre meno istruite degli uomini: non finivano la scuola, o non ci andavano proprio. Dopo la guerra, i lavori più diffusi per il genere femminile erano quelli di assemblaggio in fabbrica o in ufficio come segretarie. L’aiuto che davano nella forza lavoro stava diventando poco per volta più chiaro, ma una carriera? È sempre stata una cosa da uomini. Per di più, anche la discriminazione era completamente legale, permettendo ai datori di lavoro di pubblicare annunci per soli uomini. È solo con il lento passare dei decenni che le cose sono cambiate. Movimenti di e per le donne hanno marciato per le strade di tutto il mondo, battendosi per nuovi diritti di uguaglianza. C’è stata dunque una crescita fino ad oggi, dove si è addirittura arrivati a un punto in cui le statistiche dimostrano che le donne hanno superato gli uomini all’università in termini di rendimento. Per la prima volta nella storia, sono anche in numero maggiore nel lavoro. Ma allora perché sono ancora così forti le questioni di genere?

UNA QUESTIONE SOCIALE

Il problema risale all’inizio dei giorni: alla base c’è l’idea condivisa riguardo al modo in cui consideriamo la famiglia, le madri e i padri. Quella che viene intesa oggi come società tradizionale prevede che siano le donne a prendersi cura del nucleo famigliare e di tutto ciò che la riguarda. mentre il ruolo degli uomini è quello di ‘capo’ che si estranea da qualsiasi faccenda domestica. Il rapporto di aprile 2019 'The State of the World’s Fathers' (rilasciato da Promundo, gruppo di patrocinio globale incentrato su questioni di parità di genere, e MenCare, campagna incentrata sul coinvolgimento maschile nella famiglia) evidenzia come la maggioranza di donne e uomini al mondo pensi che «cambiare i pannolini, fare bagni ai bambini e nutrirli dovrebbe essere responsabilità della madre». Gli intervistati (circa 12 mila) pare non abbiano dubbi su cosa sia meglio per i figli: l’84% afferma che avere una mamma che lavora a tempo pieno non è una situazione ideale per i bambini e il 42% che le madri che lavorano a part time sono l'ideale, mentre un terzo ritiene sia meglio per i figli piccoli se le loro madri non lavorano affatto fuori casa.

IL RUOLO DEI PADRI

Il modo in cui i genitori trascorrono il loro tempo è cambiato radicalmente nell'ultimo mezzo secolo. I papà stanno prendendo sempre più parte a lavori domestici e di assistenza all’infanzia, mentre le mamme stanno conquistando più ore di lavoro fuori casa. Ma è anche vero che nessuno dei due ha superato l'altro nei loro regni ‘tradizionali’. Il report del Pew Research Center, dal titolo 'Parents’ Time with Kids More Rewarding Than Paid Work - and More Exhausting' evidenzia le persistenti differenze di genere: mentre una percentuale quasi uguale di madri e padri (85%) afferma di desiderare di poter passare più tempo a casa con i propri figli piuttosto che lavorare, la maggior parte dei papà comunque conferma di voler lavorare a tempo pieno, anche a discapito della famiglia. A riprova: nel rapporto 'The State of the World’s Fathers' gli uomini intervistati hanno detto che l’assistenza finanziaria (cioè guadagnare abbastanza denaro per pagare le spese per crescere un bambino) dovrebbe essere una responsabilità primaria dei padri rispetto alle madri.

IL CONGEDO DI PATERNITÀ

L’85% dei padri intervistati per il rapporto afferma di voler essere molto coinvolto nei primi mesi di cura del figlio. Ma cosa li trattiene successivamente? Nella maggior parte dei Paesi al mondo, le politiche sociali ed economiche continuano a riflettere e rafforzare un'ingiusta divisione di genere del lavoro e delle cure della casa e dei figli. Nonostante la legge europea di gennaio 2019 ('Parliament and Council agree on measures to reconcile career and private life') rimane una grossa mancanza di regolamentazione per il congedo di paternità, garantito in meno della metà dei Paesi del mondo (48%). E spesso questo ha valenza di meno di tre settimane, in alcuni casi solo pochi giorni. Come se poi non bastasse, anche quando esiste il congedo di paternità, sono pochissimi i padri che ne fanno uso.

IL MOTHERHOOD PAY GAP

La natura di genere del caregiving è situata in una cultura economica che limita, se non addirittura penalizza, le madri, che si ritrovano costrette a lasciare totalmente o parzialmente il lavoro, oppure a optare per impegni freelance, che danno loro flessibilità per destreggiarsi tra lavoro e assistenza all’infanzia. Una volta diventate madri, le donne infatti fanno scelte professionali che favoriscono le amenità familiari rispetto a quelle pecuniarie. La rilevanza di tali effetti è stata tanto discussa, e ci sono molte prove trasversali che dimostrano che le donne con bambini lavorano in occupazioni e industrie diverse rispetto a quelle senza figli o agli uomini. Questa è la storia che gli studi sul tema ci raccontano: nell’ambito delle child penalties, si riscontrano chiari impatti dinamici sull'occupazione, le promozioni, e il salario. Una ricerca danese, 'Childern and Gender Inequality, Evidence From Denmark', ha fatto un ottimo lavoro mostrando come le nascite influenzino i guadagni di uomini e donne, analizzando le differenze anche tra gli stipendi di quelle con e senza figli. Usando i dati amministrativi della popolazione lavorativa dal 1980 al 2013, viene evidenziato come la maggior parte della disparità di genere residua nelle paghe sia dovuta alla presenza o meno di figli: l’arrivo di bambini crea un divario in termini di guadagni di circa il 20% nel lungo periodo. Insomma, il tanto discusso gender pay gap non sembra essere solo una questione di genere, ma anche di genitorialità.

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