31 Luglio Lug 2019 1818 31 luglio 2019

#MeToo fa chiudere il Fashion Show di Victoria’s Secret

La tradizionale sfilata del brand di intimo era uno degli eventi più attesi dell'anno. Lo ha rivelato Shanina Shaik, una degli 'angeli' del marchio, che aveva detto no alle modelle curvy.

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Victoria Secret Metoo Fashion Show

L’onda lunga del #MeToo ha trascinato via anche il tradizionale Fashion Show di Victoria's Secret. Dopo 23 edizioni, il celebre marchio di intimo avrebbe infatti annullato la sua sfilata più attesa, con protagoniste le modelle più pagate del mondo. Lo ha rivelato Shanina Shaik, supermodella australiana (di origini lituane da parte di madre e pakistane da parte di padre): «Sfortunatamente quest'anno non ci sarà uno show. Sono un po' delusa perché non è qualcosa a cui sono abituata. Di solito durante questo periodo faccio le prove come 'angelo’». La 28enne Shaik, nel ‘team’ dal 2011, ha ipotizzato che alla base dell’annullamento di una delle sfilate più attese dell'anno, peraltro non ancora confermato da Victoria's Secret, ci possa essere la volontà del brand di ridefinire la propria immagine.

STORIA DI UN'INVOLUZIONE

In effetti Victoria's Secret è da qualche tempo nell’occhio del ciclone: non sono certo piaciuti i no alle modelle transessuali e curvy e, al tempo stesso, il marchio è finito sotto accusa perché nelle campagne pubblicitarie usa modelle troppo magre, mandando messaggi sbagliati al pubblico. Con conseguente calo di popolarità e chiusura di 53 punti vendita. Ironia della sorte, c’è stata un’epoca in cui gli ‘angeli’ erano considerate così ‘tante’ da essere ‘troppo’ per l’alta moda, dove dominavano modelle-grissino. E un’altra ancora in cui furono proprio alcune di loro (Laetitia Casta, Adriana Lima, Tyra Banks, Heidi Klum, solo per citare quale nome) a incoraggiare un rinnovamento nel mondo delle sfilate. Insomma, sulle passerelle di tutto il mondo si vedono modelle sempre meno bianche, giovani e magre. Il brand Victoria's Secret, duole dirlo, non è stato capace di stare al passo di quella rivoluzione nel nome della diversity che, in un certo modo, aveva avviato.

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