Femminicidio

Femminicidio

22 Maggio Mag 2019 1045 22 maggio 2019

Il cold case del Mostro di Udine diventa una docu-serie in tv

Dal 1971 al 1989 nelle campagne della città vennero uccise 13 donne, la maggior parte delle quali prostitute. Il colpevole non fu mai trovato. Dal 22 maggio Crime+Investigation racconta questo mistero dimenticato.

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Il Mostro Di Udine Sky

Donne sole, bisognose, vulnerabili. Sono quelle uccise da un serial killer ancora senza volto dopo decenni di misteri. Una storia raccontata per la prima volta in tv dalla serie in quattro puntate Il mostro di Udine, la nuova produzione originale di Crime+Investigation (canale 119 di Sky) che debutta il 22 maggio. Un caso irrisolto, un vero cold case. E poco conosciuto: se il mostro di Firenze e quello di Foligno, per fare un paio di esempi, ce li ricordiamo bene, attorno al mostro di Udine non si è mai creato un vero caso mediatico. Forse, è brutto dirlo ma verosimile, per via della marginalità delle vittime, tutte dimenticate dalla società: erano donne in difficoltà, in maggioranza prostitute. O donne alcolizzate, con problemi di droga o psichici. E i loro omicidi sono passati colpevolmente sotto traccia dopo l'inevitabile scalpore dei primi giorni.

L'articolo di giornale sull'omicidio di Marina Lepre, strangolata nel 1989.

Dal 1971 al 1989 nelle campagne di Udine vennero uccise 13 donne (la più giovane aveva 18 anni). Quattro di loro sicuramente dallo stesso killer, perché ammazzate nella stessa modalità quasi rituale (strangolamento, sgozzamento, e una incisione sull’addome a forma di S). E ad accomunarle c'era anche la stessa tipologia di vittime. La docu-serie ricostruisce la fine di queste donne: Maria Luisa Bernardo (morta il 21 settembre del ’76), Maria Carla Bellone (16 febbraio ’80), Marina Lepre (26 febbraio ’89), Luana Giamporcaro (24 gennaio ’83), Aurelia Januschewitz (3 marzo ’85), Irene Belletti (21 settembre ’71), Jacqueline Brechbuhler (29 settembre ’79), Maria Bucovaz (22 maggio ’84) e Stojanka Joksimovic (29 dicembre ’84). Durante le settimane delle riprese della docu-serie l’avvocata Federica Tosel, rappresentante dei parenti di due delle vittime, ha chiesto la riapertura delle indagini presso la procura di Udine per via di reperti emersi proprio durante le riprese e mai considerati in passato in assenza dei adeguate tecnologie per esaminarli.

LA STORIA DI MARINA LEPRE

La figlia di Marina Lepre aveva nove anni quando la sera del 26 febbraio 1989 si trovava a casa dei nonni. Sua madre, 40 anni, maestra elementare, era separata e viveva con il suo nuovo compagno. Fu vista da qualcuno salire su un auto e venne ritrovata alla periferia della città, accoltellata a morte, la mattina seguente. Solo otto anni dopo, nel 1997, sua figlia Fedra scoprì la verità: sua madre non era stata vittima di un incidente stradale come le era stato detto dai nonni, ma era stata uccisa. Per lei iniziò un periodo molto doloroso ma decise di non arrendersi e cercare la verità per l'assassinio dimenticato di sua madre. Ha sempre detto e ripetuto che sua madre non era una prostituta. «Hanno scritto di tutto ma era solo una persona debole con problemi di depressione dopo la separazione da mio papà… Io ricordo che, nonostante le cattive condizioni di salute, mi faceva sempre stare bene», ha raccontato nel 2018 al Corriere. Nel 2012, Fedra, tornata in possesso dello scialle indossato da sua madre sempre quando fu uccisa, dette un nuovo impulso all’indagine. Ma le analisi dei Ris non diedero risposte. «La sto cercando da molti anni, perché penso di sapere chi è l’assassino ma finché non ho certezze non posso fare nulla e tantomeno dire il suo nome», disse sempre al Corriere. La sua caccia alla verità non si è mai fermata, e per trovarla ha preso parte alle riprese della docu-serie. Il sospettato numero uno di questo caso era medico locale, deceduto nel 2006, che era sorpreso vicino al luogo del delitto con fare sospetto ma uscito dall’indagine per mancanza di prove.

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