14 Maggio Mag 2019 1954 14 maggio 2019

Nessuno è perfetto, ma Alain Delon sta esagerando

Violento con le donne. Contro le adozioni gay. Vicino all'estrema destra di Le Pen. Così l'attore francese è finito nel mirino delle femministe a Cannes. Anche se dalla kermesse lo difendono.

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Accuse Alain Delon Cannes Contestazione Femministe

Nessuno è perfetto, ma Alain Delon ce la sta mettendo tutta (troppa) per confermarlo. Ha ammesso di aver usato la violenza con le donne (come confermò suo figlio definendolo «anaffettivo»). Si è espresso contro l'adozione da parte di genitori gay. Ed è notoriamente vicino alla destra e alle posizioni del Front National di Marine Le Pen. Ecco perché le femministe lo hanno messo nel mirino. Lanciando una petizione per boicottare la Palma d'oro onoraria al mito del cinema francese. Una contestazione che ha surriscaldato il clima intorno alla 72esima edizione del Festival di Cannes al via il 14 maggio 2019.

LA DIFESA: «È LA PALMA D'ORO ALLA CARRIERA, NON IL NOBEL DELLA PACE»

Il delegato generale della kermesse, Thierry Fremaux, ha provato a difenderlo di fronte alla stampa internazionale: «Lo premiamo con la Palma d'oro alla carriera, non con il Nobel per la pace». E poi appunto il classico luogo comune del «nessuno è perfetto», perché «ci sono contraddizioni nella storia di ciascuno. Posso non essere d'accordo con quello che ha detto in passato, ma dobbiamo anche contestualizzarlo: Delon appartiene a un'altra generazione e a ben dire il Front di Le Pen rappresenta il 20% dei francesi. Noi qui premiamo l'attore, l'artista che ha incantato Visconti e ci ha fatto sognare al cinema». Ma il movimento guidato da avvocatesse in prima fila per i diritti delle donne come Melissa Silverstein, fondatrice di Women and Hollywood, non si è bevuto la giustificazione.

E A CANNES RESTA IL PROBLEMA DEL GENDER GAP

Come se non bastasse, Cannes sta facendo discutere per la questione del gender gap: già nel 2018 la disuguaglianza negli alti incarichi dell'organizzazione del festival e nella selezione è stata presa di mira con clamore dal gruppo 50/50 2020 che auspica la parità entro il 2020. Fremaux ha ricordato «l'impegno firmato un anno fa» e la strada senza ritorno imboccata per avere più donne nei centri di potere del festival. Con appena quattro film in competizione diretti da registe donne? «Sono 15, anzi 20 se contiamo i cortometraggi. Del resto la sottorappresentazione delle donne registe dell'industria cinematografica è un problema più ampio che non dovrebbe essere discusso solo una volta all'anno durante il festival. Siamo in cammino, non siamo arrivati, ma nonostante ciò posso dire che stiamo migliorando. È un inizio di cambiamento, siamo lo specchio di quanto accade nella società. Stiamo provando a essere perfetti». Per adesso non lo sono. Proprio come Delon.

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