16 Aprile Apr 2019 1138 16 aprile 2019

Morte di Desirée Mariottini: il nigeriano Chima incastrato dal dna

L'accusa a suo carico era stata annullata a novembre. Ora il gip di Roma ha disposto una nuova ordinanza in carcere, per l'accusa di omicidio volontario, che si aggiunge a quella di altri tre uomini.

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Desiree Mariottini Morte Dna

Non si fermano le indagini sulla morte di Desirée Mariottini. E un esame del dna sembra aver fornito elementi fondamentali per inchiodare - di nuovo - uno dei colpevoli. Il gip di Roma, su richiesta della Procura, ha infatti disposto una nuova ordinanza in carcere, per l'accusa di omicidio volontario, nei confronti di Alinno Chima, detenuto dall'autunno 2018 nsieme ad altre tre persone per la morte della ragazza di 16 anni trovata senza vita la notte tra il 18 e il 19 ottobre in un palazzo abbandonato nella zona di San Lorenzo a Roma. La richiesta di tornare a contestare l'omicidio, dopo che il Riesame a novembre l'aveva fatta cadere, è legata ai risultati del test del dna effettuato su una serie di reperti e sul corpo di Desirée. Il codice genetico del nigeriano di 47 anni, confermando anche quanto dichiarato da alcuni testimoni, è stato trovato anche sul flacone che conteneva il metadone e su una cannuccia, utilizzata anche dalla ragazza (morta per overdose), per assumere crack.

GLI ALTRI ACCUSATI

Oltre a Chima, sono già accusati di omicidio anche il 27enne Mamadou Gara (tracce biologiche sono state trovate sugli indumenti di Desiree e sotto le sue unghie), e il ghanese Yusef Salia (il suo dna è stato individuato sul flacone e sul materasso). Per i tre e per il quarto arrestato, il 43enne senegalese Brian Minthe, è contestata anche la violenza sessuale non di gruppo. Infine sempre ad Alinno e Minthe il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Stefano Pizza contestano anche lo spaccio di droga verso terzi in quanto è stato appurato che i due erano pusher abituali della zona.

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