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Diritto all'aborto

12 Aprile Apr 2019 1810 12 aprile 2019

In Corea del Sud il divieto di aborto è diventato incostituzionale

Una decisione storica, stabilita dalla Corte Costituzionale, e una vittoria per il movimento femminista. Il parlamento deve modificare la legge entro fine la fine del 2020.

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Corea Del Sud Aborto

Un passaggio fondamentale conquistato dalla Corea del Sud sul fronte dei diritti civili: con una decisione storica, la Corte costituzionale ha bocciato dopo 66 anni la controversa legge sul divieto di aborto, considerata «incompatibile» con lo spirito della Carta fondamentale. E non è tutto, perché la Corte si è spinta oltre: ha bacchettato l'inerzia della politica, incapace di adeguare la normativa ai cambiamenti della società, ha accolto la tesi «sul diritto delle donne alla libertà di scelta» e ha sollecitato il parlamento a modificare la legge entro fine la fine del 2020 in modo da allentare le maglie sull'interruzione della gravidanza nella sua fase iniziale. In caso di mancato rispetto, lo scenario già anticipato è l'abolizione totale della disciplina varata nel 1953, a partire da inizio 2021. Il verdetto è maturato con i 7 voti a favore e i 2 contrari espressi dai 9 giudici costituzionali sul caso sollevato nel 2017 da un ostetrico autore di interventi d'aborto: un responso netto che richiedeva la maggioranza dei due terzi per l'approvazione e che ha sanato la spaccatura del collegio di sette anni fa quando, sullo stesso tema, il risultato fu di parità (quattro a quattro).

LA PIAGA DELL'ABORTO CLANDESTINO

La legge incostituzionale vietava l'aborto in modo pieno anche con il carcere (fino a due anni per il medico e fino a uno per la donna), ad eccezione di rari casi introdotti nel 1973 tra cui violenza sessuale e stupro che, comunque, richiedevano di essere provati. Si stima che i casi d'interruzione della gravidanza ammontino a circa 30 mila all'anno: secondo i dati della procura generale sudcoreana, ci sono state solo 15 incriminazioni annue dal 2015, con sentenze corredate quasi tutte dalla sospensione della pena. In una società fortemente conservatrice, l'aborto, secondo le associazioni dei diritti civili, ha rafforzato il significato di marchio sociale indelebile «di colpa della donna». E le strutture abilitate a eseguire gli interventi potevano rifiutarsi dando il via a un lungo calvario che finiva nelle cliniche clandestine.

UNA VITTORIA PER IL MOVIMENTO FEMMINISTA SUDCOREANO

«L'attuale legge limita il diritto della donna a scegliere la gravidanza liberamente, contro il principio che le violazioni dei diritti di una persona devono essere tenute al minimo», hanno scritto i giudici nel dispositivo della sentenza. La Corte ha obiettato che è «ingiusto» dare più peso «alla protezione della vita del feto, quando sono violati i diritti della donna». In attesa del verdetto, fuori dal palazzo della Corte sono andate in scena le accese manifestazioni pro e contro l'aborto, un tema che resta comunque fortemente divisivo. Ma la sentenza della Corte costituzionale è una vittoria del movimento femminista sudcoreano, tra i più attivi in tutta l'Asia. «La decisione è stata presa perché innumerevoli donne hanno lottato incessantemente per i loro diritti per così tanti anni. Meritiamo l'attenzione del mondo e meritiamo il suo riconoscimento», hanno dichiarato le attiviste all'annuncio della sentenza, fuori dalla Corte.

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