10 Aprile Apr 2019 2025 10 aprile 2019

L'Italia ferma al 27° posto nel Weworld Index

Nel nostro Paese non migliora l'inclusione di donne, adolescenti, bambine e bambini. Facciamo peggio di Francia, Germania e Gran Bretagna, ma anche di alcuni Paesi dell'Est europeo e del Portogallo.

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Weworld Index 2019 Italia

Non migliora l'inclusione di donne, adolescenti e bambini/e in Italia, più a rischio di esclusione sociale e povertà rispetto ai maschi adulti: mancano infatti cambiamenti positivi sostanziali nell'ambito della violenza di genere e sui minori e resta limitata l'inclusione economica e sociale delle donne. Per il secondo anno consentivo l'Italia si attesta al 27 posto su 171 paesi con 57 punti, fa peggio delle principali democrazie europee (Francia 12°, Germania 14°, Gran Bretagna 16°), ma anche di Bulgaria (24°), Repubblica Ceca (19°) e Portogallo (20°), che negli anni passati erano più indietro in classifica.

ANCORA UNA VOLTA IN TESTA C'È LA NORVEGIA

È uno risultati dell'edizione 2019 di WeWorld Index, la ricerca annuale che misura il tasso di inclusione nel mondo, condotta da WeWorld-GVC Onlus, organizzazione italiana indipendente che lavora in 29 Paesi, compresa l'Italia, per promuovere progetti di Cooperazione allo Sviluppo e Aiuto Umanitario. La classifica finale è il risultato della valutazione del progresso di un Paese ottenuto osservando le condizioni di vita dei soggetti più a rischio esclusione, attraverso l'analisi di 17 dimensioni (abitazione, ambiente, lavoro, salute, etc.) e 34 indicatori, scelti tra i più significativi analizzati da banche dati internazionali (Oms, Unicef, Banca Mondiale, ecc) in una classifica finale, da quelli con miglior tasso di inclusione ai Paesi caratterizzati da gravissima esclusione. A guidare la classifica 2019 sono ancora i Paesi del Nord Europa, insieme a Canada, Nuova Zelanda e Australia: torna in testa la Norvegia con 105 punti (48 più dell'Italia), seguita da Islanda, Svezia, Danimarca, Svizzera e Finlandia.

IL NOSTRO PAESE SCIVOLA IN INCLUSIONE ECONOMICA

Se per salute e capitale umano ed economico l'Italia continua a beneficiare di una discreta rendita di posizione, non altrettanto si può dire per l'inclusione economica delle donne e l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. In 5 anni peggiorano gli indicatori sulla sicurezza ambientale e non migliorano gli indicatori relativi alla violenza di genere e sui bambini. «Solo puntando - afferma Marco Chiesara, presidente di WeWorld-GVC Onlus - sulla promozione di politiche sociali indirizzate a favorire l'inclusione economica e politica delle donne, il mantenimento nei percorsi di istruzione dei giovani studenti, l'abbassamento del tasso di disoccupazione e maggior attenzione alla sostenibilità ambientale, in particolar modo in zone periferiche e svantaggiate, l'Italia può sperare di tornare ai livelli delle principali democrazie europee».

IN ITALIA UN GRANDE PROBLEMA DI DISPERSIONE SCOLASTICA

È la dispersione scolastica uno degli aspetti che più grava sulla posizione dell'Italia, scivolata dal 2015 ad oggi dal 18° al 27° posto. Il 14% degli studenti lascia gli studi prima del diploma di scuola secondaria. «Ciò vuol dire - spiega uno dei curatori, Stefano Piziali - che più di un ragazzino o ragazzina su dieci abbandona la scuola prima di ottenere un titolo di studio spendibile nel mondo del lavoro». «Non dobbiamo stupirci - ha aggiunto - se poi si ha difficoltà a trovare lavoro. Chi è privo di un titolo superiore fa doppiamente fatica».

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