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9 Aprile Apr 2019 1242 09 aprile 2019

La protesta in bianco delle donne di Microsoft contro le molestie

Tutto è partito dalla mail di una dipendente che si è vista rifiutare una promozione, da cui è partito un effetto domino. La contestazione durante una riunione di lavoro con il ceo Satya Nadella.

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Le donne di Microsoft vestite di bianco per protestare contro le disparità e l'accesso alla carriera in azienda ma anche contro i casi di molestie sessuali. Il bianco è il colore delle suffragette, lo stesso scelto dalle parlamentari democratiche, a febbraio, durante il discorso di Trump sullo stato dell'Unione. La contestazione è stata messa in scena nei giorni scorsi durante una riunione di lavoro con l'amministratore delegato Satya Nadella, al gruppo di un centinaio di dipendenti donne si è unito anche qualche collega uomo.

LA MAIL DA CUI È PARTITO TUTTO

La protesta in Microsoft è montata nelle ultime settimane sui forum aziendali ed è stata scatenata da una e-mail inviata ad una lista tutta al femminile. Era stata scritta da una dipendente che si era vista rifiutare una promozione nonostante il supporto del suo diretto manager. «Il club degli uomini ha vinto su tutti i fronti», era scritto nel messaggio che la testata americana Wired, insieme a tutta la discussione, ha potuto visionare. Questo messaggio ha provocato una sorta di effetto domino, con centinaia di risposte di donne che descrivevano le loro storie di discriminazioni, molestie sessuali, offese e addirittura minacce di morte all'interno di Microsoft. C'è chi ha raccontato di essere stata chiamata a sedersi sulle gambe di un collega durante una riunione di lavoro. In risposta alle proteste e ai racconti, Satya Nadella ha espresso delusione e tristezza e con il capo del personale Kathleen Hogan ha promesso ai dipendenti maggiore trasparenza soprattutto sugli avanzamenti di carriera.

IL CASO GOOGLE

Le molestie sessuali hanno interessato un altro colosso della tecnologia come Google. A novembre i dipendenti di tutto il mondo hanno protestato dopo alcuni casi raccontati da una inchiesta del New York Times e confermati dal Ceo della società Sundar Pichai. Pichai ha ammesso che negli ultimi due anni ha licenziato o fatto dimettere 48 persone accusate di molestie sessuali e di condotta inappropriata mentre lavoravano per la società. Tra loro c'erano 13 alti dirigenti, tra cui Andy Rubin, considerato il padre del sistema operativo Android.

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