Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

8 Aprile Apr 2019 1146 08 aprile 2019

Perché Maestà sofferente non piace alle femministe

Il movimento Non una di meno ha stroncato la poltrona di Gaetano Pesce che simboleggia la violenza sulle donne. L'istallazione, che si trova in piazza Duomo a Milano, è tra le attrazioni della Design Week. 

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Poltrona Gaetano Pesce Maestà Sofferente Milano

In occasione della Design week è stata inaugurata in piazza Duomo a Milano l'installazione Maestà soffrente di Gaetano Pesce, un'enorme poltrona a forma di corpo di donna, trafitta da frecce, attaccata da teste di belve e legata con una catena a una grossa palla, per simboleggiare la violenza sulle donne. L'opera, un omaggio alla poltrona Up5&6 che l'artista ideò nel 1969, ha però scatenato polemiche. «Una rappresentazione della violenza che è ulteriore violenza sulle donne perché reifica ciò che vorrebbe criticare», così, tramite un post su Facebook, il movimento Non una di meno ha stroncato l'installazione: «Non bastava l'utilizzo del corpo femminile reso oggetto ai fini del design», hanno aggiunto riferendosi alla creazione del 1969. «Adesso la donna per l'ennesima volta è rappresentata come corpo inerme e vittima, senza mai chiamare in causa l'attore della violenza. E tutto questo senza passare dalla forma umana: alla poltrona e al puntaspilli mancano infatti testa, mani e tutto ciò che esprime umanità in un soggetto. Ma cosa potevamo aspettarci? L'opera è prodotta da un uomo e all'inaugurazione ne hanno parlato soltanto uomini: quel sesso che storicamente così poco si è interrogato sul proprio essere autore di violenza e sull'immaginario cui attinge quando 'crea' opere sul 'femminile», conclude il post.

A Milano succede che per il salone del mobile è stata installata ieri in Duomo l'opera di Gaetano Pesce, intitolata: "...

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Il movimento femminista ha poi organizzato un flash mob di protesta con lo slogan Ceci n’est pas une femme. «Se l’arte serve ad accendere i riflettori su una tematica sociale importante, ci auguriamo che il dibattito generato riconosca la strutturalità e sistemacità del problema della violenza di genere, e ci auguriamo altresì che artiste femministe e LGBTQIA+ non siano più invisibilizzate soprattutto quando il tema le riguarda in prima persona», si legge nella didascalia del video pubblicato sulla pagina Facebook del collettivo.

Si è appena conclusa l’inaugurazione di Non Una Di Meno - Milano dell’opera “Ceci n’est pas une femme” in presenza del...

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LA RISPOSTA DELL'ARTISTA

All'evento di presentazione dell'istallazione Pesce ha voluto però rispondere alle polemiche: «L'arte fa discutere e fa crescere il nostro cervello. Secondo me Maestà sofferente è una festa, anche se triste perché si ricorda che le donne sono vittime di violenza, ma è meglio ricordarlo che negarlo. È un'occasione per discutere del tema e direi che ci siamo riusciti. Oggi è il tempo delle donne, anche in politica». Al taglio del nastro c'era anche l'assessore alla Moda e Design del Comune di Milano, Cristina Tajani che ha definito «un dato positvo» il dibattito che si è aperto sull'opera. «Vorremmo che la Design week sia anche un momento di riflessione e non solo di aperitivi e feste. Gli abusi di genere, spesso consumati in famiglia, sono un problema di cui si discute in tutto il mondo ed è giusto testimoniare questo aspetto».

VITTORIO SGARBI: «L'UNICA VERA CENSURA È IL SILENZIO»

Dalla parte di Pesce si è schierato anche Vittorio Sgarbi che ha spiegato come un'opera che non fa scandalo «non è un'opera e l'unica vera censura è il silenzio». Presente all'inaugurazione il critico d'arte ha aggiunto: «Secondo me queste polemiche sono finte. Maestà sofferente, bella o brutta che sia, è transitoria quindi non può essere peggio di quelle palme (il riferimento è alla piante che ornano piazza Duomo, ndr)».

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