Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

4 Aprile Apr 2019 1655 04 aprile 2019 Aggiornato il 05 aprile 2019

Il presunto stupro della Circumvesuviana resta impunito

Scarcerato anche il terzo giovane accusato di aver abusato di una ragazza nell'ascensore della stazione a Napoli. Le immagini non documentano violenze. Così i magistrati pensano che la vittima abbia mentito.

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E così il presunto stupro della Circumvesuviana è rimasto impunito. Il tribunale del Riesame di Napoli ha disposto la scarcerazione anche di Raffaele Borrelli, il terzo dei giovani coinvolti nella vicenda. La 24enne di Portici aveva spiegato di aver subito abusi sessuali nel vano ascensore della stazione di San Giorgio a Cremano: erano finiti sotto accusa pure Alessandro Sbrescia e Antonio Cozzolino, anche loro però già fatti uscire di prigione dal Riesame. Dopo la liberazione del secondo ragazzo, la vittima ha scritto una lettera dicendo di essere diventata uno scarto: «Il mio corpo è stato calpestato». Poi ha raccontato: «Non sono riuscita a urlare. Ero come paralizzata».

RICOSTRUZIONE DEI FATTI «POCO CIRCOSTANZIATA»

Il problema è che i giudici non hanno creduto alla ragazza. La fase della violenza non è documentata dai video: è, secondo quanto si è appreso, uno degli elementi alla base della decisione di annullare la misura cautelare degli arresti in carcere emessa dal gip. Il tribunale ha ritenuto «poco circostanziata» la ricostruzione dei fatti fornita dalla giovane donna, e nelle motivazioni è stata ricordato che i video presentati dagli inquirenti riguardano le fasi antecedenti e subito successive alle presunte violenze.

PER I GIUDICI LA RAGAZZA HA MENTITO

Dalle motivazioni depositate, secondo quanto ha riportato la Repubblica, i giudici fanno intendere che la ragazza non ha detto la verità, ma anzi ha mentito. Un comportamento che sarebbe dovuto anche alle patologie di cui soffre. Uno dei passaggi chiave è riferito al resoconto che fanno i magistrati dopo aver visionato le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza della Circumvesuviana. In particolare pare che quando i tre sono ricomparsi, una volta fuori dell'ascensore, uscivano «insieme con la ragazza perfettamente ricomposta nel vestiario, con il cellulare in mano e la borsa a tracolla in condizioni di apparente tranquillità».

I DUBBI DEL RIESAME

Ad alimentare i dubbi del Riesame sono infatti soprattutto due elementi. Anzitutto la condizione psicologica della ragazza, in cura da tempo in un centro di salute mentale per combattere una forma di anoressia che l'aveva portata a pesare 28 chili; poi le immagini riprese dalla telecamera di sorveglianza puntata sull'ascensore, nel pomeriggio del 5 marzo. La giovane ha sostenuto di essere stata spinta nel vano, e qui di essere stata violentata dai tre, a turno, senza riuscire a reagire. Dall'esame delle immagini i giudici non hanno trovato riscontro a queste dichiarazioni: sembra infatti che i video mostrino i tre giovani e la 24enne in atteggiamenti amichevoli, o comunque non conflittuali, sia all'ingresso che all'uscita dall'ascensore.

GLI ESITI DELLE PERIZIE

Di contro, la Procura rimarca gli esiti della perizia medica e di quella psicologica cui è stata sottoposta la donna dopo la denuncia. La prima ha evidenziato lesioni intime che avallerebbero l'ipotesi dello stupro, la seconda non ha fatto emergere profili di inattendibilità. Ma, ha commentato l'avvocato Massimo Natale, legale di Raffaele Borrelli, il giovane scarcerato il 4 aprile «emergono enormi discordanze rispetto alla visione della videoregistrazione della telecamera di sorveglianza. La ragazza, in sostanza, non è risultata credibile». Un giudizio che ha accomunato tutti e tre i collegi del Riesame chiamati a pronunciarsi sui ricorsi presentati in date diverse dai legali degli indagati: nei giorni scorsi erano infatti già tornati liberi Alessandro Sbrescia e Antonio Cozzolino. «Ora ho paura, temo una vendetta, loro sanno dove abito», ripeteva la sera prima dell'ultima scarcerazione, volto e voce protetti, a Porta a Porta. Rabbia, frustrazione sono state le sue reazioni alle decisioni dei giudici: «Mi sono quasi pentita di aver denunciato, di aver iniziato questo percorso tortuoso».

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