4 Aprile Apr 2019 1257 04 aprile 2019

Se costringere la moglie a fare sesso diventa un diritto

In Gb è bufera su un giudice che ha stabilito che per un marito è un «diritto umano fondamentale» avere rapporti con la coniuge. La battaglia di una deputata laburista.

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È bufera su un giudice inglese dopo la sua affermazione in un tribunale secondo cui costituisce un «diritto umano fondamentale» di un marito fare sesso con la propria moglie. Le parole del magistrato, Anthony Hayden, sono state pronunciate nell'udienza preliminare di un delicato caso riguardante un ordine di restrizione per vietare a un uomo di avere rapporti sessuali con la moglie che per problemi mentali non può più essere considerata consenziente. Erano stati gli assistenti sociali i primi a segnalare che la donna con difficoltà di apprendimento non avrebbe più la capacità di decidere liberamente ed era stata quindi chiamata in causa la Court of Protection di Londra, tribunale che interviene in queste situazioni. Hayden ha affermato di voler prendere in esame la vicenda in dettaglio e ascoltare le argomentazioni di tutte le parti, prima di arrivare a una decisione finale. Intanto il giudice è stato duramente attaccato dalla deputata laburista Thangam Debbonaire, che in un tweet ha parlato di «legittimazione alla misoginia e all'odio per le donne» e ricordato che quando non c'è consenso si tratta sempre di stupro.

Sul sessismo in magistratura in Italia si è soffermata di recente la Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere, istituita nel 2017 dal Senato sotto il governo a maggioranza PD-Nuovo Centro Destra. La Relazione finale, firmata dalla senatrice Francesca Puglisi, condensa un anno di lavori, con 67 audizioni e indagini svolte tra diverse fonti per la raccolta dati. Un lavoro importante, quello della Commissione, che si è concluso con indicazioni operative che l’attuale governo ha fino ad oggi lasciato cadere. Secondo il documento le Procure sono più preparate dei Tribunali a gestire la violenza di genere. Tradotto: il percorso che si apre per una donna vittima grazie alla capacità di polizia, carabinieri e pubblici ministeri, rischia di chiudersi, e male, durante la fase del processo penale (ricordiamo il caso recente della sentenza n. 863 del 15.2.2017 del Tribunale Torino con cui la giudice ha assolto l’imputato dall’accusa di violenza sessuale perché la donna che lo ha denunciato non avrebbe urlato). Senza formazione adeguata su come relazionarsi a soggetti traumatizzati, entrano in moto gli schemi mentali o procedurali che pure i giudici, come tutti gli esseri umani, hanno.

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