Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

2 Aprile Apr 2019 1205 02 aprile 2019

Il racconto della vittima di stupro nella Circumvesuviana

La testimonianza agghiacciante della ragazza intervistata da Quarta Repubblica: «Non sono riuscita a urlare. Ero come paralizzata». E su uno degli aguzzini: «Sembrava arrabbiato con quel corpo».

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Un'intervista dolorosa, che fa venire i brividi, quella trasmessa la sera del primo aprile su Quarta Repubblica, talk show di politica ed economia condotto da Nicola Porro, su Rete 4, alla ragazza vittima dello stupro di gruppo sulla Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano (Napoli). A fine marzo la giovane aveva già parlato dello sconforto che l'ha travolta dopo che due su tre dei suoi aguzzini sono stati scarcerati e della sofferenza aggravata dal fatto di non essere creduta. La vittima, 24 anni, ha raccontato in lacrime di quando si aprirono le porte dell'ascensore della stazione, di quando uno dei suoi aggressori le abbassò i pantaloni e lei, durante quella terribile violenza, fosse come paralizzata, non riuscendo a urlare per ribellarsi. «Sembrava arrabbiato contro quel corpo». Quando a un certo punto l'ascensore si fermò, ha spiegato ancora, davanti a loro c'erano già «gli altri pronti».

VIVERE CON LA PAURA

Dopo la violenza di gruppo lei ricorda di averli salutati perché aveva paura «che potessero picchiarmi». I ragazzi, 18 e 19 anni, non andranno in carcere ma verranno processati. «Questo per lei cosa significa?», le viene chiesto: «Vivere costantemente nella paura. Ma la paura più grande è che così neanche le altre donne troveranno pace». Ed è anche per loro che ha deciso di non lasciare la città: vuole restare a San Giorgio a Cremano, dove vive, per aiutare altre donne incoraggiandole alla denuncia.

DENUNCIARE, SEMPRE

Nonostante la delusione per le due scarcerazioni, la ragazza ribadisce ancora una volta che trovare la forza di denunciare è necessario. «Continuano a dire che si tratta di rapporti consenzienti forse perché non sono riuscita a capire la gravità della cosa», dice con voce tremante quasi autocolpevolizzandosi. Ma sappiamo che la colpa non è mai delle vittime e che le reazioni a uno choc non sono mai giuste o sbagliate ma personali.

TEMERE UNA VENDETTA

Nei giorsi scorsi la ragazza aveva spiegato di temere la vendetta dei suoi aguzzini in libertà: «Adesso ho paura che vogliano vendicarsi. Non si aspettavano che li avrei denunciati. Anzi, era l'ultima cosa che pensavano. Per loro quello che è successo è stato uno scherzo, una cosa senza importanza. Pensavano fosse lo stesso anche per me».

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