Attivisti Contro Congresso Mondiale Delle Famiglie Verona 2019

Congresso mondiale delle famiglie 2019

1 Aprile Apr 2019 1239 01 aprile 2019

Dentro al corteo di Non una di meno a Verona

Il 30 marzo il movimento è sceso in piazza contro il Congresso mondiale delle famiglie 2019. Tanti anche i volti di noti come Monica Cirinnà e Vladimir Luxuria. Il nostro reportage video. 

  • ...
Corteo Non Una Di Meno Verona

Sui numeri c'è stato il consueto 'balletto', tra il massimo degli organizzatori, che hanno annunciato 100 mila presenza, e le forze dell'ordine, che sono arrivate a una stima massima di 40 mila. Ma il corteo transfemminista che a Verona è stato il clou delle iniziative contro il Congresso mondiale della famiglie (World Congress of Families), ha riscosso un successo al di sopra di ogni aspettativa. Una fiumana con prevalente colore rosa ha attraversato nel pomeriggio del 30 marzo la città scaligera, dal piazzale della stazione di Porta Nuova allo scalo ferroviario di Porta Vescovo, per un totale di tre chilometri e mezzo, esaurendosi solo a sera. A lanciare l'iniziativa è stato il collettivo femminista locale aderente alla rete Non una di meno, già fattosi notare per una clamorosa protesta quando in Consiglio comunale si votò un ordine del giorno contro la legge 194.

C'ERANO ANCHE TURCO, BOLDRINI E CIRINNÀ

Il preludio in mattinata con un dibattito con voci della sinistra, tra cui Livia Turco, Laura Boldrini e Monica Cirinnà. La prima, ex ministra del welfare, ha ringraziato le donne di Verona «per ribadire la volontà di libertà femminile che non è libero arbitrio, è la rivendicazione della differenza dei nostri corpi», riconoscendo «la fatica di un percorso che tante donne hanno fatto. Troppe volte la politica non ce lo ha riconosciuto». L'ex presidente della Camera ha posto l'accento su «un'altra idea di società, e per noi tutti devono essere rispettati, non devono esistere discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale e di genere». Cirinnà ha infine invitato a «resistere per esistere. Con questo governo si tenta di cancellare ogni diritto e i diritti sono l'esistenza delle persone, siano donne, eterosessuali, trans, persone di tutti i tipi e tutti gli orientamenti sessuali». Poi si è formato un corteo che si è recato al vicino ponte di Castelvecchio, dove è stato messo in scena un 'flash mob' sulle note della canzone Viva la libertà di Jovanotti, mentre le donne alzavano le mani protette da guanti gialli da cucina.

Per il corteo pomeridiano - che ha visto la partecipazione del segretario Cgil Maurizio Landini, di Susanna Camusso, e di Ivana Veronese della Uil, oltre che di esponenti del Pd come Emanuele Fiano e di Leu come Nicola Fratoianni - le forze dell'ordine avevano predisposto un piano di sicurezza "blindando" l'area di piazza Bra e palazzo della Gran Guardia. E il punto di maggiore tensione è avvenuto quando il corteo ha 'sfiorato' piazza Bra, con vista sulla sede del Congresso. Da lì sono partiti cori e slogan in particolare contro il vicepremier Matteo Salvini, in arrivo proprio in quei momenti. Dietro il cordone di sicurezza, qualcuno ha anche indirizzato un saluto fascista ai manifestanti, venendo però dissuaso dalla polizia. È stato l'unico momento di tensione in una kermesse che ha invaso letteralmente la città scaligera in modo pacifico e rumoroso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso