Attivisti Contro Congresso Mondiale Delle Famiglie Verona 2019

Congresso mondiale delle famiglie 2019

29 Marzo Mar 2019 1730 29 marzo 2019

Il Congresso mondiale delle famiglie secondo Chiara Saraceno

Abbiamo provato ad analizzare il contestato evento in programma a Verona dal 29 al 31 marzo con la sociologa e filosofa: «A terrorizzare è anche il mutamento dei ruoli femminili».

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Congresso Famiglia Verona Chiara Saraceno

Il vento freddo del regresso soffia su Verona. Dal 29 al 31 marzo 2019 il comune scaligero ospita la XIII edizione del World Congress of Families, organizzato dall’Organizzazione mondiale delle famiglie, con tanto di una serie di patrocini istituzionali prima annunciati e poi ritirati. La struttura del sito dell’evento, pulita e dai colori pastello, ricorda quella delle pagine a difesa dei diritti umani. Con la differenza che, in questo caso, dietro agli slogan edulcorati, si riconoscono gruppi omofobi e antiabortisti provenienti da tutto il mondo, vicini alle posizioni cristiane integraliste e alle visioni delle destre radicali. Eppure, secondo la sociologa e filosofa Chiara Saraceno, il bambino-aviatore che campeggia sulla home del sito nasconderebbe, in realtà, un senso di paura nei confronti di quella rivoluzione che le dinamiche familiari hanno conosciuto negli ultimi decenni. E che appare inarrestabile. «A terrorizzare non è solo l’omosessualità e la possibilità di contrarre matrimoni fra persone dello stesso sesso, ma anche il mutamento dei ruoli femminili e maschili. Il venire meno di confini netti rende insicuri. Per questo ci si aggrappa a un archetipo. Si guarda a un passato dove le certezze, però, erano basate su meri rapporti di potere», ha spiegato a LetteraDonna. Niente di più rassicurante, dunque, che cullarsi nel ricordo di una presunta età dell’oro, in cui la donna e l’uomo recitavano parti ben precise. Senza possibilità di sfumature o sovrapposizione fra le rispettive funzioni all’interno della sfera familiare.

«A terrorizzare è anche il mutamento dei ruoli femminili e maschili. Il venire meno di confini netti rende insicuri. Per questo ci si aggrappa a un archetipo».

Ma, secondo Saraceno, parlare di ‘famiglia naturale’, intesa come l’unione tra un uomo e una donna suggellata dal vincolo del matrimonio, costituisce una contraddizione in termini. «Si tratta di un vero e proprio ossimoro. La natura non può basarsi su un’istituzione giuridica. I modi di fare famiglia sono differenti perché diverse sono le forme di regolamentazione che stanno alla sua base: dalla distribuzione dei diritti e dei doveri a che cosa voglia dire essere genitore dal punto di vista sociale. Ce lo insegna la storia». Non solo. Tra i punti affrontati dalla conferenza ed elencati nel sito traspare «un’idea ottocentesca del ruolo femminile», incapace di trovare un punto di incontro tra famiglia e lavoro. «Non è un caso che si usi il termine ‘donna’ al singolare, come se fosse un’entità omogenea, mentre si parla di ‘bambini’ al plurale. Per i sostenitori del Congresso, difendere i diritti delle donne significa difendere il loro diritto a stare a casa con i figli. Ma di fatto non esistono impedimenti a una scelta di questo tipo. Le donne lavoratrici sono invece dipinte come egoiste e perciò inadatte a ricoprire il ruolo di madri. Eppure tutte le ricerche dimostrano il contrario. Anzi, avendo meno tempo a disposizione, sembrano essere più stimolate a prendersi cura dei propri bambini rispetto alle casalinghe».

Chiara Saraceno.

MOVIMENTI INTEGRALISTI IN CERCA DI LEGITTIMAZIONE

L'evento di Verona rappresenta l’opportunità dei gruppi italiani affiliati alla destra radicale e all’integralismo cristiano di legittimarsi agli occhi del mondo. «Vogliono dimostrare di far parte di un movimento più ampio», osserva Saraceno. Ma nonostante la presenza del ministro degli Interni Matteo Salvini, del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e del senatore Simone Pillon, in Italia non c’è stata una piena adesione alle politiche promosse dal Wcf da parte del governo. Al contrario di quanto accaduto in altri Paesi, tra cui l’Ungheria, che in passato hanno ospitato il forum. «Il desiderio di questi gruppi di voler ottenere un riconoscimento sia livello nazionale che internazionale può essere comprensibile. Ma a patto di non dimenticarsi che il Congresso internazionale delle famiglie non è un convegno di studiosi ma una conferenza di natura politica. E che certe idee non possono essere imposte a chi la pensa diversamente». Idee che, secondo la sociologa, affondano le proprie radici nei movimenti religiosi fondamentalisti statunitensi, anche se i comitati e le associazioni italiane guardano principalmente all’oltranzismo cattolico di stampo francese di Manif pour tous. «Famiglia e sessualità femminile rappresentano i temi più caldi perché maggiormente coinvolgenti sotto il profilo emotivo. All’interno di questi gruppi è esplicito il riferimento al cattolicesimo e al contrasto dei matrimoni fra persone omosessuali. Lo stesso papa Francesco, durante un congresso in Georgia, ha parlato del rischio di una “colonizzazione della teoria gender” e di “una guerra mondiale per distruggere il matrimonio”. Un’operazione tremenda dal punto di vista culturale. Ma è anche a queste parole che i movimenti italiani sostenitori delle politiche del Wcf si ispirano».

I CROCIATI DEL CONGRESSO

L’edulcorata risposta del governo ha smascherato la faglia in tema di politiche per la famiglia che attraversa la maggioranza gialloverde. E se il tardivo ritiro del patrocinio della presidenza del Consiglio dei Ministri aveva fatto sperare in una netta presa di posizione contro l'evento, la precisazione pubblicata su Facebook da parte del premier Giuseppe Conte sull’impegno a tutela della «famiglia fondata sul matrimonio» ha di fatto legittimato il raduno organizzato dalla lobby cristiana statunitense. Senza contare che, nonostante la dichiarazione di Palazzo Chigi, il logo dell'istituzione è rimasto sui manifesta dell'evento.

Nei giorni scorsi sono sorte polemiche in merito al patrocinio concesso al World Congress of Families, che si terrà a...

Geplaatst door Giuseppe Conte op Donderdag 21 maart 2019

Dal Vaticano è arrivata, invece, la dichiarazione del segretario di Stato Pietro Parolin che ha annunciato: «Siamo d’accordo sulla sostanza, c’è qualche differenza sulla modalità». Alberto Zelger, consigliere comunale di Verona, ha tentato, invece, di riscattare il convegno dalle accuse di misoginia. «Questo Congresso vuole riconoscere nella famiglia l’unico vero antidoto alla società liquida contemporanea», ha detto. Posizione condivisa anche dal leader del Family Day Massimo Gandolfini. «Il forum deve mostrare la bellezza e la naturalità della famiglia. L’unione feconda tra uomo e donna resta il nucleo fondante di ogni società umana, per questo vogliamo che la famiglia venga aiutata e difesa sia in termini culturali, sia in termini economici».

SINISTRA E FEMMINISTE CONTRO

Fortunatamente il World Congress of Families di Verona ha suscitato più di un qualche semplice mal di pancia. Beatrice Brignone, segretaria di Possibile, ha parlato di un disegno violento e regressivo. «Siamo pronte alla mobilitazione. Metteremo in campo il nostro DNA femminista. Oltre all’appuntamento oscurantista di Verona c’è un patto di governo allarmante», ha fatto sapere. «Il Movimento 5 Stelle ha firmato il ddl Pillon. È quindi chiaro il progetto di avvallare la proposta leghista. Le proteste di Di Maio e Spadafora sono solo di facciata». Per i senatori dem Monica Cirinnà e Andrea Marcucci «l’Italia non ha bisogno di alimentare modelli bislacchi ed estremisti, ma piuttosto di attivare serie politiche di contrasto all’omotransfobia, con strumenti culturali e specificamente giuridici». Anche il vicepremier pentastellato si è espresso duramente nei confronti dell’iniziativa. «Al Congresso di Verona non ci andrà nessuno del Movimento. È lontano anni luce dal noi, ci vede divisi dalla Lega. Non andiamo a festeggiare il Medioevo come purtroppo fa una parte di questo governo». Un veto che però non è stato rispettato dalla senatrice Tiziana Drago che ha commentato: «Ho ricevuto l'invito tempo fa e ci ho pensato. Auspico che su questi temi ci sia un dialogo. Non è stato facile venire qui e voglio dire che è stata una scelta personale. Il M5s non è una realtà politica legata solo alle dichiarazioni di questi giorni, ci sono anche senatori e deputati che hanno apertura verso la famiglia tradizionale. Bisogna tutelare i diritti di tutti, e quelli dei bambini vanno al primo posto». Voci contro il Wcf si sono levate anche dall’Università della città scaligera, che ha bollato come prive di fondamento scientifico alcune delle tesi presentate dai relatori della conferenza a sostegno della famiglia tradizionale. E intanto Non Una di Meno ha indetto tre giorni di mobilitazione, dichiarando Verona ‘città transfemminista’, mentre le famiglie arcobaleno hanno in programma un corteo per il 30 marzo.

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