27 Marzo Mar 2019 2123 27 marzo 2019

Per il M5s la legge 194 sull'aborto non è in discussione

La ministra della Salute Giulia Grillo sulla proposta leghista di permettere l'adozione del bambino durante la gestazione: «Le strade per aiutare la maternità sono altre».

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«Non credo che sia assolutamente in discussione cambiare la legge 194. Esistono già leggi che tutelano la possibilità di una donna di partorire in anonimato e poi affidare il bimbo», ha detto il ministro della Salute Giulia Grillo commentando la proposta leghista di permettere l'adozione del bambino durante la gestazione per disincentivare l'aborto. «Se vogliamo aiutare la maternità, sappiamo benissimo che le strade sono altre», ha aggiunto a margine del XXXVI Congresso Nazionale della Fmsi, all'Hotel Rome Cavalieri, «bisogna aiutare la donna, il mondo del lavoro della donna e le occasioni di tenere i bimbi dopo il parto: queste sono le strade da percorrere che io da neo mamma posso ben capire».

«LA 194 È FUORI DISCUSSIONE»

«La 194 è una delle conquiste della nostra storia democratica e non va minata né nella struttura normativa, né tantomeno nei principi che l'hanno ispirata. Qualunque proposta di legge che rischi di intaccarne le fondamenta, direttamente o indirettamente, è assolutamente fuori discussione», ha dichiarato la senatrice M5s e capogruppo in commissione Sanità Maria Domenica Castellone. «Sono d'accordo»,ha aggiunto, «con il ministro Bonafede quando sostiene che mettere mano, in qualunque modo, alla legge sull'aborto rischia di sprofondare il nostro Paese nel Medioevo. Il dibattito su un tema così complesso va spostato su altri livelli, a cominciare dall'istituzione di una vera e propria rete di consultori pubblici. Senza dimenticare il ruolo della scuola, con percorsi didattici di educazione alla sessualità».

LA LEGGE SUL PARTO IN ANONIMATO

«Serve», prosegue Castellone, «dar vita a una campagna di comunicazione per rilanciare le misure già previste dal nostro ordinamento. A partire dalla legge sul parto in anonimato, che garantisce massima riservatezza alla donna che non può o non vuole riconoscere il neonato, così da lasciarlo nell'ospedale dove è nato affinché sia assicurata l'assistenza e anche la sua tutela giuridica».

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