22 Marzo Mar 2019 2130 22 marzo 2019 Aggiornato il 13 giugno 2019

Le giapponesi si ribellano alla schiavitù dei tacchi sul lavoro

L'attrice e scrittrice Yumi Ishikawa ha lanciato e presentato al governo una petizione che ha già raccolto 20 mila firme. Ma per il ministro del Lavoro si tratta di una «pratica necessaria».

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Donne Giapponesi Contro Tacchi Lavoro

Da qualche mese le donne giapponesi si stanno ribellando alla schiavitù dei tacchi alti sul posto di lavoro. E con l'hashtag #KuToo (il termine kutsu significa scarpe, mentre kutsuu traduce la parola dolore) stanno cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica del Paese asiatico. In Giappone, infatti, gli uomini che lavorano sono tenuti a indossare l’abito e a portare la cravatta. Dalle donne, invece, ci si aspetta che indossino i tacchi, perché la scarpa bassa è considerata troppo casual. E così quando si lavora, o peggio ancora quando si cerca lavoro, le donne sono costrette a camminare con i tacchi. Da qui la protesta: la scarpa non è comoda, i chilometri sono tanti e l’effetto sui piedi è doloroso e cruento. Mentre gli uomini possono portare dei comodi mocassini.

LA PETIZIONE DA 20 MILA FIRME PRESENTATA AL GOVERNO

Una protesta che continua a crescere dopo la petizione presentata al governo contro la dolorosa prassi: l'iniziativa è stata avviata dalla attrice e scrittrice freelance Yumi Ishikawa ed ha già raccolto quasi 20 mila firme, diventando virale sui social media nello spazio di pochi giorni. Ishikawa si era resa conto da subito di aver generato fermento sulla rete tramite un tweet, quando ha raccontato la sua esperienza personale, dopo essere stata costretta a indossare tacchi alti durante un lavoro part-time in una casa di pompe funebri. Nel documento appena presentato al ministero del Lavoro si parla apertamente di discriminazione di genere, citando la recente campagna del 'Cool biz' adottata dall'esecutivo nei mesi estivi, che concede agli austeri 'salary man' - l'archetipo dell'impiegato d'ufficio giapponese, di non dover indossare la cravatta. Vengono descritte inoltre le sofferenze provate dalle donne nel dover calzare scarpe con i tacchi alti, tra le quali le infiammazioni dell'alluce e le vesciche. I primi commenti dei membri dell'esecutivo, tuttavia, non sono stati benevoli.

IL MINISTRO DEL LAVORO NON CEDE: «PRATICA NECESSARIA»

Il ministro del Lavoro, Takumi Nemoto, rispondendo a una domanda dell'opposizione nel corso di un'interrogazione parlamentare, ha infatti detto che «è generalmente accettato dalla società che le donne debbano indossare le scarpe con i tacchi alti, ed è una pratica considerata necessaria e appropriata nei posti di lavoro». Nemoto ha inoltre precisato che obbligare le donne a seguire un codice di abbigliamento costituirebbe un abuso di potere solo quando la dipendente ha un ferita o un piede dolorante, ed è costretta dal datore dei lavoro a mettere i tacchi alti. Dal canto suo la creatrice della protesta Ishikawa ha ribadito che lo scopo della campagna è quello di cambiare la percezione della collettività, convincere le persone a non considerare come una mancanza di educazione la scelta di una donna di indossare scarpe comode, al pari dei colleghi uomini.

Il 70% DELLE GIAPPONESI DEVE INDOSSARLI ALMENO UNA VOLTA A SETTIMANA

Del resto, le aziende giapponesi hanno una vera e propria fissazione per i tacchi alti. Tant’è che una rivista locale, dopo un sondaggio, ha rilevato che il 70% delle donne che lavorano a Tokyo sono costrette a indossarli almeno una volta alla settimana. Elizabeth LaCouture, direttrice del programma di studi di genere presso l'Università di Hong Kong, ha dichiarato al South China Morning Post: «Anche se l'uso a lungo termine dei tacchi comporta rischi per la salute come danni muscolari, in tutto il mondo sono ancora percepiti come un simbolo di femminilità. Fanno parte dell’uniforme femminile. Anche gli uomini sono legati a una sorta di uniforme da ufficio, ma le loro scarpe sono decisamente più comode». Altri commentatori hanno notato che in molti uffici sono presenti armadietti appositi per cambiare le scarpe. Le donne arrivano indossando le sneaker, ma poi lavorano con i tacchi. La ribellione è appena cominciata.

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